In caso di divorzio a chi viene affidato il cane?

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

Quando un matrimonio finisce ci sono sempre diverse situazioni impegnative da gestire. Anche quando i due coniugi sono d’accordo sul fatto che sia meglio che le loro strade si debbano  separare, devono essere presi in considerazione molti aspetti di carattere affettivo. Affidamento dei figli, se ce ne sono, e diverse questioni economiche.
Se marito e moglie non riescono a mettersi d’accordo su questi aspetti dovrà decidere un giudice secondo quello che prevede la legge.

Al momento non è espressamente stabilito niente in relazione agli animali domestici, che sono degli autentici componenti della famiglia.
A questo proposito ci si chiede a chi andrebbe il cane in caso di divorzio?

Una simile domanda è molto frequente tra le coppie che hanno deciso di mettere fine al loro matrimonio, perché il rapporto con il cane coinvolge in modo profondo i sentimenti sia dei proprietari sia dell’animale.
Ci sono proposte di legge sulla questione, che però ancora non hanno avuto seguito e in caso di disaccordo tra i coniugi, la decisione spetta al giudice.

In che cosa consiste il trattamento giuridico del cane

La legge italiana considera gli animali come cose sulle quali l’uomo esercita il suo diritto di proprietà od eventuali altri diritti che l’ordinamento giuridico prevede.

Una concezione superata dalla sensibilità sociale che risale al diritto romano, secondo la quale gli animali, ma anche alcuni esseri umani, come gli schiavi, venissero considerati “res”, che tradotto significa “cose”.

Quest’idea è stata corretta da diverse  modifiche da parte del legislatore, che considerano il fatto che gli animali, e molto di più quelli di affezione come il cane, sono esseri senzienti, vale a dire sensibili ai sentimenti.

In relazione a questa considerazione, è stata stabilita l’impignorabilità di quelli da compagnia e sono state emanate nel tempo norme che puniscono chi commette atti di crudeltà verso gli stessi.

Nonostante questo, sono eventi molto frammentari sia a livello italiano sia a livello europeo.

In relazione alla separazione e al divorzio, da anni è ferma in Parlamento una proposta di modifica del codice civile, che stabilisce nel dettaglio i metodi secondo i quali gli animali domestici debbano essere affidati a uno dei due coniugi, in modo molto simile a quello che accade con i figli.

La proposta in questione, però, almeno al momento, sembra essere stata dimenticata.

In mancanza di una previsione di legge di carattere esplicito, devono essere i giudici a fissare le linee necessarie atte a risolvere la questione.

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Divorzio consensuale e affidamento del cane

Il divorzio è consensuale quando gli ex coniugi hanno raggiunto un accordo sulle diverse questioni che derivano dallo scioglimento del matrimonio, come ad esempio, l’affidamento dei figli, l’abitazione della casa coniugale, l’eventuale corresponsione di un assegno mensile a carico di uno dei due in favore dell’altro.

La procedura per divorziare in modo consensuale si può svolgere in tribunale, in Comune oppure attraverso la negoziazione assistita, vale a dire, con l’assistenza degli avvocati di fiducia degli ex coniugi.

Il divorzio in Comune non è consentito quando la coppia ha figli minori o disabili, oppure quando viene concordato il trasferimento di diritti su beni immobili.

In caso di divorzio consensuale, dovranno essere gli stessi ex coniugi a stabilire a chi resta il cane e lo possono fare sia inserendo nell’accordo di divorzio quello che attiene all’animale, sia con un documento separato.

Alcuni giudici hanno affermato che gli accordi relativi il cane della coppia debbano essere tenuti fuori dalla procedura di separazione, formano l’oggetto di una scrittura privata tra gli ex coniugi (Trib. Como, ord. 3/02/2016).

L’orientamento che risulta prevalere, è quello di consentire che simili accordi siano contenuti nel verbale di separazione e poi omologati, vale a dire, convalidati da parte del tribunale.

La giurisprudenza , da parte sua, ritiene che, quando il verbale di divorzio consensuale contiene precisi accordi sull’affido del cane e il suo mantenimento, il tribunale lo debba omologare

(Trib. Modena, decreto 8/01/2018).

Divorzio giudiziale e affidamento del cane

Si parla di divorzio giudiziale quando gli ex coniugi non riescono ad essere d’accordo sulle varie questioni che derivano dallo scioglimento del loro matrimonio.

In simili casi deciderà il giudice e gli interessati si rivolgeranno al tribunale cercando, attraverso i loro avvocati, di fare valere, spesso senza essere molto teneri, le loro ragioni.

Uno dei motivi di contrasto tra gli ex coniugi, può essere l’affidamento degli animali domestici della famiglia.

In caso di divorzio giudiziale, il tribunale può essere chiamato a stabilire a chi resta il cane.

In passato una parte della giurisprudenza ha ritenuto che i giudici non si dovessero occupare di questa questione, neanche su richiesta delle parti in causa (Trib. Milano, ord. 2/03/2011).

In anni più recenti, i giudici hanno cominciato a conformarsi alla sensibilità che accomuna gran parte delle persone, secondo le quali il cane è un componente della famiglia.

L’affidamento dell’animale diventa una questione molto delicata se ci dovessero essere dei bambini, che potrebbero risentire molto di una separazione dal loro amico a quattro zampe.

Si è ritenuto che l’affetto nei confronti degli animali domestici costituisca un valore che debba essere tutelato e che anche il loro benessere debba essere salvaguardato

(Trib. Sciacca, decreto 19/01/2019).

Per questo il tribunale, in sede di divorzio giudiziale, può prendere i provvedimenti ritenuti più adatti in relazione all’affido del cane a uno dei due ex coniugi, indipendentemente dall’intestazione del microchip.

In alcuni casi, si può disporre l’affido congiunto, che comporta una relazione frequente dell’animale con entrambi gli ex coniugi.

Il mantenimento del cane dopo il divorzio

Ci si chiede chi, degli ex coniugi, debba provvedere  mantenimento del cane.

Se sia quello che, in base al microchip, è registrato come suo proprietario, oppure quello con il quale abita l’animale.

La risposta è diversa caso per caso.

Se il divorzio è consensuale, dovranno essere gli ex coniugi a cercare un accordo sul mantenimento del cane, mentre se la procedura è giudiziale e le parti chiedono al tribunale di pronunciarsi sull’affidamento, la decisione sul mantenimento diventerà di competenza dei giudici.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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