Il mutamento interpretativo nella teoria delle catastrofi

di Sabetta Sergio Benedetto, Dott.
         Secondo una lettura semantica (Morris e Carnap), il discorso interpretativo e gli enunciati che lo compongono possono essere veri o falsi secondo la lettura dei fatti (norme) ed eventi (accaduti) che è stata fornita dal termine di paragone superiore comunemente accettato ( corti superiori). Wittgenstain a sua volta distingue tra proposizioni semplici ( atomiche ) e complesse ( molecolari ) ed afferma che quelle complesse dipendono per la loro verità dalla verità o falsità delle componenti atomiche più le regole semantiche usate per le operazioni di composizione (seconda tesi estensionale delle proposizioni), lo stesso può dirsi per qualsiasi discorso interpretativo il quale risulta scomponibile sempre in proposizioni semplici.
Se quanto finora esposto porta a considerare in termini lineari la logica interpretativa, secondo le modalità di una prevedibilità causale, si pongono gli eventi probabilistici in termini di una diversa sintesi delle proposizioni semplici tali da invertire il concetto di vero o falso a seguito del mutare degli eventi esterni al sistema semiotico adottato. Si tratta di passare da un sistema ragionativo quantitativo tradizionale ad uno qualitativo discontinuo secondo il modello della teoria delle catastrofi (Thom).
Ogni interpretazione che rompe uno schema interpretativo di fatto lo si può leggere come un micro-trauma del discorso logico sopra espresso, rottura che crea il nuovo, quindi l’evoluzione e l’adattamento delle relazioni umane alle forze e ai valori in essere.
Se in un processo naturale giuridico, intorno ad ogni punto-norma ogni punto-evento collegato deve assume la stessa apparenza qualitativa del punto-norma, allora il punto-norma si dirà punto regolare del processo e il sistema sarà aperto.
In realtà può esservi un insieme chiuso di punti catastrofici che influendo sul punto-norma lo modificano dando ad esso una nuova essenza qualitativa, si crea una discontinuità nel sistema, una variazione di forma, una morfogenesi. Perché avvenga questo processo con la definizione di un nuovo campo vettoriale dovrà esservi un evento traumatico esterno ed un nuovo rischio assunto all’interno del sistema.
Per quanto riguarda il rischio e il livello della sua accettazione possono intervenire molte componenti ad influenzare la decisione, la quale avviene spesso con un insieme di informazioni incomplete che possono arrivare all’incertezza (teoria delle decisioni e teoria economica dell’incertezza).
La volontà di forzare il sistema per ottenere una decisione favorevole è tanto più deflagrante quanto è più alto il rischio accettato, la conseguenza è una modifica del sistema.
Si può quindi concludere che la forzatura del sistema è uno degli elementi di adattabilità del sistema al divenire sociale, ma quanto detto in termini di interpretazione normativa può essere traslato in termini organizzativi, questo comporta la necessità nel controllo del sistema di valutare gli eventi traumatici come adattamenti a realtà esterne o interne di cui ci sia sfuggito l’evolversi e di cui il trauma ne è una manifestazione di discontinuità che non deve sconvolgere ma solo allertare. Dobbiamo considerare che la discontinuità dell’evento è stata senz’altro preceduta da ricorrenti segnali deboli di cui tuttavia non siamo stati in grado di coglierne le tracce.  
 
 
Bibliografia
 
 
·        Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus e Quaderni 1914-1916, UTET, 1968 trad. di A. G: Conte;
·        N. Abbagnano, Storia della filosofia, UTET, 1974.

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Sabetta Sergio Benedetto

Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza Università degli Studi di Genova, nonché l'abilitazione all’insegnamento per le discipline giuridiche ed economiche – classe XXV. Direttore di Cancelleria Ministero Grazia e Giustizia e Coordinatore nella Sez. Controllo e SAUR della Corte dei Conti – Genova (controllo Università, Regione,OO.PP.,Prefetture,Enti locali).


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