Il danno da deprivazione genitoriale e l’illiceità del disinteresse prolungato

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

I genitori quando mettono al mondo dei figli si assumono la responsabilità di mantenerli, istruirli ed educarli, ottemperando a precisi doveri che la Costituzione della Repubblica sancisce.

I bravi genitori lo sanno e garantiscono ai loro bambini e ragazzi il pieno e costante sostegno materiale e affettivo per l’intera vita, anche quando diventano adulti.

Non sempre, però, i genitori sono così attenti alle esigenze dei loro figli.

Ci sono padri, e a volte anche madri, che li trascurano, disinteressandosi dei loro bisogni e della loro crescita.

Nei casi più gravi, questo distacco assume la forma di un autentico abbandono, un deliberato rifiuto  di vedere e sentire i figli, che si verifica più spesso quando i genitori sono separati o divorziati.

A questo proposito, ci si chiede se un figlio abbandonato da un genitore abbia diritto al risarcimento dei danni.

Di sicuro la risposta è affermativa e di diversa specie.

Per un figlio è molto doloroso accorgersi che uno oppure entrambi i genitori lo rifiutano.

Questa sofferenza può fare comparire ferite profonde e durature nella psiche che si mantengono aperte anche quando il giovane è diventato adulto.

A parte al danno da carenza affettiva, che tecnicamente si chiama “danno da deprivazione genitoriale”, ci possono essere delle ripercussioni economiche negative, e dei danni che devono essere risarciti sotto il profilo patrimoniale.

Questo si verifica di più quando il genitore ha privato il figlio del necessario sostegno materiale, ad esempio compromettendo la sua possibilità di studiare all’università o di frequentare altri corsi di formazione, incidendo in modo negativo sulla possibilità di trovare un lavoro proficuo.

Indice

  1. Gli obblighi dei genitori nei confronti dei figli
  2. In che cosa consiste il danno da deprivazione genitoriale
  3. Il danno da illecito endofamiliare e la prescrizione

1. Gli obblighi dei genitori nei confronti dei figli

I figli vantano un autentico diritto ad essere mantenuti, educati, istruiti e assistiti, anche moralmente dai loro genitori.

Lo sancisce l’articolo 315 bis del codice civile, che impone un corrispondente obbligo di prestare queste forme di assistenza a carico del padre e della madre, anche quando sono genitori naturali e non sono sposati.

L’argomento in questione supera il formale riconoscimento del figlio naturale, perché è relativo agli obblighi che incombono sui genitori in relazione al rapporto di filiazione.

La violazione di questi obblighi è un fatto illecito, e come tale costituisce una fonte di responsabilità di risarcimento per il danno procurato ai figli che hanno subito il rifiuto, la trascuratezza materiale o la carenza affettiva da parte dei loro genitori.

Ognuna di queste forme di disinteresse e di distacco intenzionale protratto nel tempo provocano un danno permanente.

Il figlio trascurato a lungo, per anni o per decenni,  ha diritto al risarcimento.

2. In che cosa consiste il danno da deprivazione genitoriale

Il pregiudizio sofferto con la violazione degli obblighi dei genitori verso i figli può comprendere diverse voci, e nel suo complesso prende il nome di “danno da deprivazione genitoriale

(Cass. sent. n. 11097/2020) vale a dire, danno a causa della protratta e forzata mancanza della figura di un genitore che il figlio deve subire per il deliberato allontanamento e rifiuto da parte dello stesso.

Un simile comportamento illecito lo priva di un fondamentale punto di appoggio di carattere affettivo e psicologico e di un sostegno materiale, negli anni della sua crescita.

 

Il pregiudizio può essere sia materiale sia morale e dipende dal tipo di abbandono, dalla sua durata e dalle conseguenze che la violazione dei doveri genitoriali ha comportato.

Il danno non patrimoniale è relativo alla sofferenza morale del figlio che è stato privato delle attenzioni e dell’affetto del genitore, e l’aspetto esistenziale per il pregiudizio alla sua vita di relazione presente e futura.

Il danno patrimoniale consiste nella perdita di opportunità che deriva da una mancanza dei mezzi economici necessari per raggiungere un livello di istruzione adeguata alle sue capacità, con conseguente pregiudizio per la formazione spendibile nel mondo del lavoro (Cass. sent. n. 14382/2019).

3. Il danno da illecito endofamiliare e la prescrizione

I comportamenti di abbandono materiale o morale di un genitore nei confronti dei suoi figli possono durare per anni o per decenni.

In molti casi, si instaurano dal giorno della loro nascita e si protraggono sino a quando raggiungono l’età adulta.

A questo proposito si pone la questione dell’esercizio dell’azione di risarcimento anche in relazione alla possibile prescrizione del diritto.

Una sentenza della Suprema Corte di Cassazione (Cass. Ord. 16/12/2021 n. 40335) si è occupata della prescrizione del danno da illecito endofamiliare che consiste nella deprivazione genitoriale, e ha affermato che la stessa non decorre dal momento del raggiungimento della maggiore età del figlio abbandonato, ma da quello nel quale lo stesso raggiunge l’indipendenza economica e psicologica.

Secondo la Suprema Corte, il figlio non diventa psicologicamente autonomo dai genitori sino a quando non ha conseguito la piena autonomia dal lato economico.

Il padre, chiamato a risarcire i danni, aveva sostenuto che la decorrenza della prescrizione dovesse coincidere con il compimento della maggiore età, che segna il momento nel quale si acquista la capacità di agire per tutelare i propri diritti, ma i Supremi Giudici hanno respinto questa tesi.

Il termine di prescrizione per il risarcimento dei danni materiali e morali che derivano dal fatto illecito è, a norma dell’articolo 2947 del codice civile, di cinque anni, ma, nel caso dell’abbandono materiale o affettivo del figlio da parte di un genitore, in base all’impostazione che ha fornito la  Cassazione è spostato di molto in avanti.

Inizia a decorrere dal momento di cessazione del comportamento illecito e, se lo stesso permane, il conteggio scatta da quando il figlio ha raggiunto la completa maturità psicologica e materiale. I

Nel caso in questione, la Suprema Corte ha riconosciuto il risarcimento dei danni da deprivazione genitoriale per un periodo di 25 anni, a partire dal momento della nascita del figlio, e li ha liquidati in 61.500 euro, in considerazione “del lungo lasso di tempo del comportamento omissivo” tenuto dal genitore riconosciuto colpevole di abbandono.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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