Giustizia: l’Anai condivide solo in parte il documento dei saggi e propone un nuovo piano per la giustizia

di Redazione

Anna Costagliola

Dopo aver esaminato il documento redatto dai dieci saggi nominati dal Presidente della Repubblica per tentare di superare l’impasse politica venutasi a determinare dopo le recenti elezioni mediante la formulazione di proposte programmatiche in materia istituzionale e in materia economico-sociale ed europea al fine di avviare una stagione di riforme nel nostro Paese, l’Associazione nazionale avvocati italiani (Anai) ha ritenuto gli interventi proposti in materia di giustizia condivisibili solo in parte. Secondo l’Anai, infatti, con riguardo al settore giustizia, non occorrono nuove leggi ma una più trasparente ed efficace gestione delle risorse destinate alla giustizia e una puntuale organizzazione degli uffici e del lavoro dei giudici.

Il presidente dell’Associazione, Maurizio De Tilla, stigmatizza come il riassetto dell’organizzazione possa realizzarsi anzitutto con la creazione dell’ufficio del giudice, l’applicazione di prassi virtuose e l’informatizzazione diffusa e totale degli uffici giudiziari.

In particolare, secondo l’Anai, nel settore civile la razionalizzazione del lavoro dei giudici impone un ufficio efficiente, lo studio del processo, un tentativo di conciliazione nella prima udienza (con l’apporto decisivo degli avvocati), la concentrazione delle udienze istruttorie, una decisione anche immediata.

L’Anai indica tre direttive da seguire per riformare strutturalmente la macchina giudiziaria:

a) organizzazione del lavoro dei giudici;

b) organizzazione degli uffici amministrativi;

c) utilizzo delle nuove tecnologie come leva per il cambiamento e il supporto all’organizzazione.

L’attuazione delle direttive indicate va agevolata, secondo quanto riportato dal Presidente De Tilla, mediante l’applicazione di un sistema di controllo di gestione, un intervento formativo per i responsabili di progetti, un piano di formazione del personale di cancelleria, l’attivazione via intranet di servizi per cancellieri e magistrati, lo sviluppo di una policy e di iniziative di comunicazione e coinvolgimento di tutti i magistrati.

Nella medesima direzione, si ritiene che debbano essere promosse significative iniziative, come la razionalizzare dell’impiego dei magistrati, con periodiche verifiche della loro produttività e del rispetto dei termini, la razionalizzare dell’impiego del personale amministra­tivo e riqualificazione dello stesso, l’avvio di un serio e generale processo di in­formatizzazione degli uffici giudiziari e il rilancio del processo te­lematico, la previsione di efficaci strumenti per l’effettiva esecuzione dei provvedimenti giudiziari.

Un ulteriore intervento necessario riguarda i giudici onorari, o meglio i giudici di pace e i diversi giudici laici, i quali andrebbero inquadrati legislativamente, con la previsione di un’adeguata retribuzione, di una selezione nell’accesso, con la fissazione di incompatibilità assolute e con la introduzione di regole deontologiche di rigore.

L’Anai ribadisce, infine, la netta contrarietà a interventi sulla giustizia civile che limitino l’accesso alla giustizia, comprimano i diritti dei cittadini, violino la Costituzione. Si è osservato, in proposito, come, a partire dall’introduzione della mediaconciliazione obbligatoria, ormai dichiarata incostituzionale, i provvedimenti varati dai diversi Governi che si sono succeduti siano stati tutti improntati ad una filosofia diretta alla riduzione dei diritti dei cittadini ed alla compromissione del diritto di difesa, con evidenti profili di incostituzionalità.

 

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