Geografia giudiziaria: per l’OUA il taglio degli uffici del Giudice di pace risponde ad un progetto irrazionale, inadeguato e incostituzionale

di Redazione

Anna Costagliola

L’Organismo Unitario dell’Avvocatura (OUA) si è rivolto alle forze politiche chiedendo di contrastare gli interventi di attuazione relativi alla revisione della geografia giudiziaria. L’OUA, fortemente critico nei confronti della proposta di revisione della pianta organica dei giudici, ha contestato anche l’ultima nota redatta dal Ministro della Giustizia (sul proprio sito) in cui si preannuncia la pubblicazione nel Bollettino Ufficiale del 28 febbraio prossimo dell’elenco dei Giudici di pace soppressi. Da questa data (e in virtù delle norme di cui al D.Lgs. 156/2012), sottolinea l’OUA, scatteranno i 60 giorni in cui i Comuni interessati dovranno fare espressa richiesta per il mantenimento dell’Ufficio, assumendone in proprio tutti i costi, con esclusione dei soli stipendi per i giudici, in un periodo peraltro di programmati tagli agli enti locali. Nello stesso comunicato il Ministero ha precisato altresì che non saranno ritenute valide le istanze già presentate fino ad oggi da molte amministrazioni e che queste ultime dovranno rinnovare la richiesta sempre nei 60 giorni indicati. Secondo il presidente OUA, questa decisione, oltre ad «azzerare» la giustizia di prossimità, appare inadeguata anche sotto un profilo di opportunità, come dimostrano le numerose questioni di legittimità sollevate in diverse sedi giudiziali.

Non ha senso, quindi, per l’OUA avviare un processo di questo tipo, proseguendo, sulla base di una normativa dai chiari profili di incostituzionalità, a tappe forzate nel solco di quanto fatto già con la revisione della pianta organica dei giudici, altra decisione evidentemente inadeguata come dimostrano le proteste in zone ad alta densità di lotta alla criminalità come la Sicilia, dove sono stati tagliati 81 magistrati. La proposta è, piuttosto, quella di un’immediata sospensione del provvedimento, anche in considerazione della opportunità di attendere la decisione della Corte Costituzionale prima di avviare il procedimento di revisione dei Giudici di pace, che è il più devastante e radicale di tutti, interessando in Italia ben 675 Uffici.

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