Frode nel processo penale e depistaggio

di Redazione
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La novella ha apportato significative modifiche al Titolo III, relativo ai delitti contro l’amministrazione della giustizia.

La novità di maggior rilievo consiste indubbiamente nello stravolgimento dell’art. 375 c.p. che disciplinava le aggravanti dei delitti di falsità processuale (articoli 371bis, 371ter, 372, 373 e 374 c.p.) e ora descrive il nuovo delitto di “Frode in processo penale e depistaggio”.

Frode in processo penale e depistaggio

Dal confronto con altre norme contenute nel medesimo titolo, quali quelle di frode processuale, false informazioni al p.m. o alla p.g., emerge l’identità nella descrizione della tipicità delle condotte: quelle descritte nella lettera a) rispetto a quanto indicato all’art. 374 c.p. e quelle descritte nella lettera b) rispetto a quanto riportato dagli artt. 371bis e 372 c.p.

Per distinguere la nuova previsione dell’art. 375 c.p. dalle ipotesi sopra richiamate, occorre pertanto fare riferimento ai seguenti elementi specializzanti:

1) Il dolo specifico previsto dal solo art. 375 c.p., consistente nel fine di impedire, ostacolare o sviare un’indagine o un processo penale;

2) La qualifica soggettiva di p.u. o i.p.s. dell’agente da cui discende la natura di reato proprio dell’art. 375 c.p. (a differenza dei reati comuni previsti dagli artt. 374, 371bis e 372 c.p.). La qualifica soggettiva richiesta dalla norma deve preesistere alle indagini (non è pertanto applicabile al testimone) e deve essere in rapporto di connessione funzionale con l’accertamento che si assume inquinato.

L’art. 375 c.p. prevede due aggravanti ad effetto speciale; in virtù del comma 5 dell’art. 375 c.p. le eventuali attenuanti concorrenti, eccezion fatta per quelle di cui agli articoli 98 e 114 c.p., saranno sempre destinate a soccombere nel giudizio di bilanciamento con le aggravanti sopra menzionate.

I profili problematici

Ai sensi dell’art. 375, co. 8, «la punibilità è esclusa se si tratta di reato per cui non si può procedere che in seguito a querela, richiesta o istanza, e questa non è stata presentata».

La disposizione, analoga a quella di cui all’art. 374, co. 2, c.p., evidenzia come il reato in esame abbia come presupposto sostanziale non solo l’esistenza del reato oggetto dell’indagine o del processo in relazione ai quali si verifica la condotta di inquinamento processuale, ma anche la procedibilità originaria del reato stesso, mentre non rileva l’improcedibilità sopravvenuta.

Stante la riferibilità dell’indicato presupposto sostanziale a tutte le fattispecie tipizzate dall’art. 375 c.p., esso finisce per introdurre un significativo elemento di differenziazione tra il depistaggio dichiarativo e le corrispondenti fattispecie di cui agli artt. 371 bis e 372 c.p., perché queste ultime prescindono da tale presupposto.

Diverso è invece il caso del favoreggiamento dichiarativo che trae origine dall’utilizzo dell’art. 378 c.p. per incriminare condotte di aiuto ad eludere le investigazioni, realizzato mediante dichiarazioni false o reticenti alla polizia giudiziaria: l’art. 378 c.p. richiede infatti la sussistenza del reato presupposto. Il nuovo reato di depistaggio partecipa in parte del sottosistema relativo ai reati di falso dichiarativo, nell’ambito dei reati contro l’amministrazione della giustizia, attraverso l’applicabilità allo stesso della ritrattazione: la l. n. 133/2016 ha infatti modificato l’art. 376, co. 1, inserendo tra i reati ai quali la norma è applicabile anche il reato di depistaggio di cui all’art. 375, co. 1, lett. b).

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Valerio de Gioia
Conseguita la laurea con lode all’età di 22 anni, ha superato gli orali dell’esame di avvocato e del concorso in magistratura poco dopo aver compiuto i 25 anni. Giudice penale del Tribunale di Roma, già giudice civile, dell’esecuzione e del lavoro e referente distrettuale per la formazione decentrata - Scuola Superiore della Magistratura, attualmente è coordinatore dei Corsi per la preparazione al concorso in Magistratura e all’esame di Avvocato presso l’Istituto Regionale di Studi Giuridici del Lazio “Arturo Carlo Jemolo”. Autore di oltre 200 pubblicazioni - tra monografie, opere collettanee e articoli su riviste scientifiche - è il curatore di numerose collane. Ha partecipato, nella qualità di relatore, a convegni nazionali e internazionali.
Paolo Emilio De Simone
Magistrato dal 1998, dal 2006 è in servizio presso la prima sezione penale del Tribunale di Roma; in precedenza ha svolto le sue funzioni presso il Tribunale di Castrovillari, presso la Corte di Appello di Catanzaro, nonché presso il Tribunale del Riesame di Roma. Nel biennio 2007/2008 è stato anche componente del Collegio per i reati ministeriali presso il Tribunale di Roma previsto dalla legge costituzionale n. 1/1989. Dal 2016 è inserito nell’albo dei docenti della Scuola Superiore della Magistratura, ed è stato nominato componente titolare della Commissione per gli Esami di Avvocato presso la Corte di Appello di Roma per le sessioni 2009 e 2016. È autore di numerose pubblicazioni, sia in materia penale che civile, per diverse case editrici.

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Paolo Emilio De Simone, Valerio de Gioia, 2019, Maggioli Editore
46.00 € 43.70 €

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