Fisco: quando scatta la segnalazione del conto corrente
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Fisco: quando scatta la segnalazione del conto corrente

Redazione

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La segnalazione di operazione sospetta (SOS) deve essere effettuata dal professionista ogni qual volta abbia motivi per sospettare operazioni illecite o di riciclaggio da parte di un suo cliente. Nel caso di una banca, è sufficiente che ci sia un’evidente sproporzione tra le operazioni finanziare del correntista e la sua effettiva attività professionale. Lo conferma la seconda sezione civile della Corte di Cassazione, che con sentenza depositata lunedì condanna un famoso istituto bancario e un suo impiegato alla sanzione amministrativa di 350mila euro.

 

Condannata la banca che non segnala l’anomalia

La sede di Milano di una famosa banca nazionale e un suo dipendente sono quindi stati condannati in via definitiva dalla Cassazione, dopo che già avevano perso il ricorso in Appello, per omessa segnalazione di operazioni finanziarie sospette da parte di un loro cliente. Questo in ottemperanza alle attuali norme sull’antiriciclaggio.

Il correntista, indagato per usura, aveva compiuto con il beneplacito della banca diverse operazioni finanziare irregolari e comunque del tutto incompatibili, anche per la quantità di denaro coinvolto, con la sua professione. La semplice sproporzione tra le operazioni del cliente e la sua attività dichiarata costituiscono un indice di anomalia che avrebbe dovuto far scattare subito la segnalazione.

 

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Quando il conto corrente è sospetto

Va detto che le attività compiute sul conto corrente in questione erano state molto sospette. Come si legge nella sentenza della Cassazione, il cliente della banca aveva potuto porre all’incasso diversi assegni postdatati e cambiali relative a operazioni del tutto estranee alla sua attività commerciale. Ancora più grave: alcuni dei titoli depositati sul conto erano stati emessi da vittime del reato di usura.

Ma non solo: anche molte delle transazioni che formalmente erano ricondotte alla società a nome del correntista non trovavano riscontro nella documentazione contabile della stessa. Infine, dal conto corrente erano state prelevate ingenti somme di denaro contante mentre comparivano nelle casse della società versamenti da parte di “persone” poi rivelatesi inesistenti. Insomma, una serie di attività criminali relative all’usura e al riciclaggio del denaro.

Segnalazione: basta il ragionevole sospetto

La Cassazione ha quindi ribadito che, anche nel caso di banca che amministra il conto corrente di un cittadino, basta che ci siano ragionevoli motivi per sospettare un’anomalia per far scattare l’obbligo della segnalazione al Fisco e all’Unità di Informazione Finanziaria. Non è necessario avere la certezza assoluta.

Per questo i ricorrenti sono stati condannati anche se la banca aveva effettivamente inoltrato una prima segnalazione nel 2003, prima che l’affare diventasse più grande e l’anomalia dei movimenti di denaro si facesse (molto) più evidente. La segnalazione, nel caso di specie, era stata rivolta all’Ufficio italiano dei cambi (Uic), ma era rimasta isolata. E a nulla vale il fatto che l’Uic non avesse risposto, all’epoca, alla comunicazione della banca: l’istituto era comunque tenuto ad avvisare il Fisco nei mesi successivi, anche perché il silenzio dell’Uic era determinato dal fatto che fosse in corso contro il correntista un’indagine penale.

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