Figlio non riconosciuto e mantenimento

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

Una coppia mette al mondo un figlio che il padre non ha mai voluto vedere, ed è sparito nel momento nel quale la sua partner gli aveva detto di essere incinta.

La donna non ha remore, e neanche rimpianti, si pente di niente, nonostante a volte sia difficile arrivare a fine mese con un lavoro precario e le bollette da pagare.

 

In questa sede scriveremo del figlio non riconosciuto.

In modo più preciso, se in simili situazioni il mantenimento sia obbligatorio.

La prassi “maschile”di abbandonare le donne una volta appresa la notizia della loro gravidanza, risulta sempre molto frequente.

Secondo la legge, però, il dovere di mantenere, educare e istruire la prole spetta ad entrambi i genitori.

Anche se un padre non si voglia assumere le sue responsabilità, è possibile rivolgersi ad un Tribunale per chiedere e ottenere una sentenza che dichiari lo stato di filiazione e obblighi il genitore a contribuire al mantenimento del figlio.

Nei paragrafi che seguono cercheremo di approfondire la questione.

Riconoscimento dei figli

Il riconoscimento dei figli nati fuori del matrimonio è una dichiarazione unilaterale di scienza con la quale una persona dichiara di essere padre o madre di un’altra persona.

Sulla base di questo atto irrevocabile si forma l’atto di nascita.

Nel caso nel quale sia presente un riconoscimento, occorrerà prima fare cadere la legittimità, con un’azione di contestazione della legittimità e poi fare il riconoscimento.

Il riconoscimento di figli incestuosi è ammesso previa autorizzazione del tribunale, considerato che per il riconoscimento dei figli incestuosi minorenni è competente il tribunale per i minorenni.

 

Il figlio incestuoso può agire per ottenere il mantenimento, l’istruzione o l’educazione e, se maggiorenne, e in stato di bisogno, gli alimenti.

Per riconoscere un figlio nato fuori del matrimonio sono necessari 16 anni di età, salvo che il giudice li autorizzi, valutate le circostanze e avuto riguardo all’interesse del figlio (art. 250, ultimo comma c.c.).

Prima di quel periodo il figlio verrà affidato ad altre persone.

Da quando la Corte Costituzionale con la sentenza n. 50/2006 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 274 del Codice Civile, il riconoscimento non è più un atto discrezionale del genitore naturale, ma è possibile costituire un rapporto giuridico di filiazione anche contro la volontà del genitore naturale che non riconosce il figlio.

Volume consigliato

L’assegno di mantenimento per i figli

L’assegno di mantenimento per i figli

Manuela Rinaldi, 2017, Maggioli Editore

Aggiornato con la sentenza della Corte di Cassazione n. 11504 del 10 maggio 2017, con la quale si è superato il precedente consolidato orientamento, che collegava la misura dell’assegno al parametro del tenore di vita matrimoniale, indicando come parametro di spettanza dell’assegno...



Il diritto del figlio ad essere mantenuto

Sin dal momento nel quale nasce, il figlio ha il diritto ad essere mantenuto, educato e istruito dai genitori sino a quando non raggiunga una sua indipendenza economica.

Se, Ad esempio, il figlio, una volta cresciuto si diploma, si scrive all’università e va via da casa, i genitori lo devono mantenere.

Se, però, il figlio dovesse riuscire a trovare un lavoro che gli consenta di provvedere alle sue esigenze di vita, non potrebbe pretendere che i genitori provvedano a lui dal lato economico.

L’obbligo di mantenimento del figlio non viene meno neanche se la coppia di genitori si dovesse separare o dovesse divorziare.

In questa ipotesi, il genitore che non abita con la prole dovrà pagare all’altro un periodico contributo economico, il quale importo viene calcolato, in modo particolare, in relazione alle esigenze del figlio e del suo tenore di vita del quale godeva prima della separazione.

La somma, copre esclusivamente le spese ordinarie, vale a dire, quelle di ogni giorno, come l’abbigliamento, l’alimentazione, e simili.

Le altre spese imprevedibili ed eccezionali che si dovessero rendere necessarie, come un apparecchio ai denti, le lezioni private e simili, dovranno essere divise a metà dai genitori.

Il figlio non riconosciuto e il mantenimento

Se la coppia che mette al mondo un figlio è sposata, il bambino si presume concepito da entrambi i genitori in costanza di matrimonio.

Se la coppia convive, deve effettuare il riconoscimento.

In altri termini, la madre e il padre, congiuntamente o disgiuntamente, devono dichiarare di essere i genitori del bambino.

Per effettuare il riconoscimento è necessario avere compiuto almeno sedici anni, non essere costretti con violenza, non essere interdetti.

Se il figlio dovesse essere riconosciuto esclusivamente da sua madre,                                                                         il mantenimento dovrà essere a carico della donna che, potrà ricorrere in Tribunale per ottenere la dichiarazione giudiziale di paternità.

Come scritto più volte, le coppie che non sono unite in matrimonio devono riconoscere il figlio nell’atto di nascita, attraverso una dichiarazione resa davanti all’ufficiale di Stato civile, in un atto pubblico oppure in un testamento.

in quest’ultimo caso, gli effetti si producono dopo la morte del testatore).

In difetto di uno spontaneo riconoscimento, la paternità e la maternità potranno essere anche accertati dal giudice. In questa ipotesi, l’azione può essere promossa: dal figlio maggiorenne: in qualsiasi momento perché è imprescrittibile. Se il figlio muore prima di aver promosso l’azione, questa può essere anche attivata o proseguita, entro due anni, dai suoi eredi; dal genitore o dal tutore che agiscono nell’interesse del minore.

Ma come si dimostra la paternità o la maternità? Ebbene, la legge non pone preclusioni in quanto la prova può essere fornita con ogni mezzo. Tuttavia, per quanto riguarda la paternità, non è sufficiente la sola dichiarazione della madre oppure la sola esistenza – all’epoca del concepimento – dei rapporti con il presunto padre. Occorrono, infatti, prove ulteriori come, ad esempio, una testimonianza che confermi il legame sentimentale tra i due genitori.

In ogni caso, la prova regina è costituita dal Dna che, attraverso il prelievo di sangue, è in grado di confermare o meno la parentela tra il bambino e il presunto genitore.

In caso di rifiuto ingiustificato dell’uomo di sottoporsi all’esame in questione, il giudice, nell’interesse del minore, potrebbe valutare tale condotta come tacito riconoscimento, ossia come un’implicita ammissione di paternità.

Quali sono gli effetti della dichiarazione di paternità?

Il procedimento che ti ho descritto poc’anzi si conclude con la sentenza che dichiara il rapporto di filiazione e produce i medesimi effetti del riconoscimento.

Pertanto, colui che viene dichiarato genitore ha l’obbligo di provvedere al mantenimento del figlio e, per tornare all’esempio precedente, la madre potrà agire giudizialmente per ottenere il rimborso pro quota delle spese sostenute per il piccolo fin dal momento della sua nascita. Naturalmente, occorre allegare la prova che tali esborsi siano stati effettuati nell’interesse del minore. Qualora, il genitore, anche a seguito del riconoscimento, si rifiuti di provvedere al mantenimento rischia una condanna per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare punito dal Codice penale con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 euro a 1032 euro.Figlio non riconosciuto e mantenimento

Volume consigliato

L’assegno di mantenimento per i figli

L’assegno di mantenimento per i figli

Manuela Rinaldi, 2017, Maggioli Editore

Aggiornato con la sentenza della Corte di Cassazione n. 11504 del 10 maggio 2017, con la quale si è superato il precedente consolidato orientamento, che collegava la misura dell’assegno al parametro del tenore di vita matrimoniale, indicando come parametro di spettanza dell’assegno...



 

Diventa autore di Diritto.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

concas-alessandra

Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it  |  www.maggioliadv.it

Gruppo Maggioli
www.maggioli.it

Ricevi tutte le novità di Diritto.it attraverso le nostre newsletter. 

Non abbandonare Diritto.it
senza iscriverti alle newsletter!