Danni punitivi, via libera al risarcimento anche in Italia

Danni punitivi, via libera al risarcimento anche in Italia

Redazione

Qui la sentenza: Corte di Cassazione - sez. unite civili - sentenza n. 16601 del 5-7-2017

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Danni punitivi

I danni punitivi sono risarcibili anche in Italia, almeno nei casi di esecuzione di sentenze straniere. È questo quanto stabilito dalla rivoluzionaria sentenza a Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 16601 del 5 luglio 2017. I “punitive damages” di stampo americano sbarcano quindi in Italia: nel farlo costringono anche la Suprema Corte a ridefinire la nozione di ordine pubblico.

Vediamo allora nel dettaglio cosa cambia con la storica sentenza della Cassazione e in quali casi i danni punitivi potranno essere riconosciuti in Italia.

 

I danni punitivi non sono incompatibili con la legge italiana

Le Sezioni Unite della Suprema Corte erano state chiamate a decidere se i danni punitivi riconosciuti negli Stati Uniti fossero compatibili con l’ordinamento italiano, e se quindi il risarcimento dei “punitive damages” fosse applicabile anche nel nostro Paese.

Ebbene, la sentenza n. 16601 del 5 luglio ha ribaltato i precedenti orientamenti dando il via libera all’esecuzione di tre sentenze americane del 2008, 2009 e 2010 con le quali i giudici della Florida riconoscevano i danni punitivi a un motociclista che aveva subito un incidente per colpa di un difetto del casco indossato. I danni erano stati in un primo momento pagati al motociclista dalla società venditrice del casco; questa ha poi però chiesto e ottenuto dai giudici statunitensi che la somma fosse risarcita alla società dall’azienda produttrice del casco, con sede in Italia.

L’azienda italiana, dopo la condanna in Corte d’Appello, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che fosse impossibile in Italia il riconoscimento dei danni punitivi. Le Sezioni Unite, però, sono state di diverso avviso. La Suprema Corte ha infatti dichiarato che l’art. 363 c.p.c. non attribuisce alla responsabilità civile il solo compito di “restaurare la sfera patrimoniale” del soggetto che subito il danno: sono anzi interne al sistema la funzione di deterrenza e quella sanzionatoria del responsabile. Non è, di conseguenza, incompatibile con l’ordinamento italiano l’istituto del risarcimento dei danni punitivi.

 

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Come funzionano i danni punitivi?

Ma che cosa sono, esattamente, i danni punitivi e perché il loro riconoscimento è così importante?

I danni punitivi sono un istituto giuridico tipico dei paesi anglosassoni, e in particolare degli Stati Uniti, che consistono nella possibilità per il danneggiato, in determinati casi e ad alcune condizioni, di chiedere il risarcimento di una somma superiore a quella necessaria a compensare il danno. Solitamente la condizione necessaria principale per l’ottenimento dei punitive damages è che chi ha commesso il danno lo abbia fatto con dolo o colpa grave. Si tratta, dunque, di una “punizione” nei confronti del colpevole, che in questi casi non può limitarsi a ricompensare la vittima dell’effettivo pregiudizio subito.

La nuova definizione di ordine pubblico

Il riconoscimento di un istituto di tale portata potrebbe ovviamente avere conseguenze enormi nei processi civili in Italia, ma la rivoluzione delle Sezioni Unite della Cassazione non si limita a questo. Per riconoscere le sentenze dei tribunali statunitensi, infatti, la Suprema Corte ha dovuto elaborare una nuova definizione della nozione stessa di ordine pubblico.

Gli Ermellini hanno infatti sentenziato che l’ordine pubblico, al giorno d’oggi, non può più essere considerato unicamente il complesso dei principi fondamentali che caratterizzano “la struttura etico sociale della comunità nazionale” e dei principi inderogabili “immanenti nei più importanti istituti giuridici”. L’ordine pubblico è invece ormai diventato “il distillato del sistema di tutele appropriate a livello sovraordinato rispetto a quello della legislazione primaria”, e dunque occorre far riferimento in particolare alla Costituzione e ai diritti fondamentali garantiti dalla Carta di Nizza.

Insomma, il diritto internazionale inizia a farsi largo nella legislazione italiana per trovare un punto di equilibrio, che deve essere stabilito di volta in volta, tra sentenza straniera e tradizionale ordinamento giuridico italiano.

Quando possono essere riconosciute le sentenze straniere?

Questo non vuol dire, ovviamente, che ogni sentenza straniera potrà essere riconosciuta nel nostro Paese, senza limitazioni di sorta.

La Cassazione precisa infatti nella sentenza a Sezioni Unite che il riconoscimento della sentenza è subordinato al fatto che la stessa sia stata resa, nell’ordinamento dello Stato di origine, su basi normative che ne garantiscano la tipicità, la prevedibilità della condanna e precisi limiti quantitativi. In sede di deliberazione, comunque, deve aversi riguardo unicamente agli effetti dell’atto straniero e alla loro compatibilità con l’ordine pubblico.

Proprio in considerazione di questi parametri, e dopo aver constatato che le tre sentenze della Florida non entrano in contrasto con la Costituzione e con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, la Cassazione ha quindi disposto nel caso di specie per il riconoscimento dei danni punitivi.

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