Crisi d’impresa e d’insolvenza: approvato in CdM il decreto legislativo

di Redazione
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Il Consiglio dei Ministri di ieri, 17 marzo 2022, ha approvato un decreto legislativo che modifica il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, in attuazione della direttiva (UE) 2019/1023.
Le modifiche sono frutto delle proposte avanzate dalla Commissione per l’elaborazione di interventi sul Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, istituita con decreto del 22 aprile 2021 dalla Ministra Cartabia e prorogata con successivo decreto del 22 settembre 2021.

La Direttiva UE 2019/2023, detta “Insolvency”, ha come fine quello di armonizzare le normative degli Stati membri sulla crisi d’impresa per garantire un miglior funzionamento del mercato interno e realizzare una maggiore tutela della libertà di circolazione all’interno dell’Unione.

Lo schema di decreto modifica principalmente quattro punti: le misure di allerta precoce e accesso alle informazioni; i quadri di ristrutturazione preventiva; le procedure di esdebitazione e le interdizioni; l’efficacia delle procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione.

Misure di allerta

L’articolo 3 della direttiva 2019/2023 riguardo alle misure di allerta fa riferimento all’esistente composizione negoziata e agli istituti di segnalazione all’imprenditore in difficoltà da parte dei creditori pubblici qualificati – Agenzia delle entrate, INPS, INAIL e Agente della riscossione – e alla piattaforma telematica della composizione negoziata. Nella nuova formulazione del Titolo II non sono più previsti gli indicatori della crisi né l’intervento del Pubblico ministero.

Quadri di ristrutturazione

Rispetto ai quadri di ristrutturazione, come si legge in un comunicato del Ministero della giustizia, il decreto cerca di implementare le procedure che consentono di preservare il valore aziendale e i livelli occupazionali.

Il principale intervento riguarda la normativa sul concordato preventivo in continuità aziendale, mentre risultano solo marginali i ritocchi al concordato meramente liquidatorio e a quello con assuntore.

In generale si può affermare che le modifiche ambiscono a garantire maggiore libertà di azione dell’imprenditore, a valorizzare il consenso dei creditori e a ridurre, in un’ottica di efficienza e rapidità del processo di ristrutturazione, il ruolo del tribunale. Tra le altre cose, sono state modificate le regole di maggioranza e le regole di distribuzione dell’attivo concordatario, affiancando alla regola della priorità assoluta quella della priorità relativa.

Esdebitazione e interdizioni

La disciplina su esdebitazione e interdizioni presente nel Codice della crisi d’impresa era già ampiamente conforme alla direttiva Insolvency. Per consentire all’imprenditore la ripresa delle attività economiche, è stato unicamente necessario collegare all’esdebitazione anche il venir meno delle cause di ineleggibilità derivanti dalla procedura di liquidazione giudiziale, di cui all’articolo 22 par. 1 della direttiva.

Insolvenza ed esdebitazione

In ultimo, in tema di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione, si è intervenuti per aumentare l’efficienza e la rapidità delle procedure e così dare attuazione agli artt. 26 e 27 della direttiva.

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