Costa Concordia, condanna definitiva a 16 anni per Schettino
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Costa Concordia, condanna definitiva a 16 anni per Schettino

Redazione

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Il comandante Francesco Schettino è stato condannato definitivamente a 16 anni di reclusione per il naufragio della nave da crociera Costa Concordia. Con sentenza n. 35585 del 19 luglio 2017, la Corte di Cassazione ha dunque confermato senza attenuanti la condanna inflitta in Appello, stabilendo che Schettino è stato spericolato e negligente sia nella manovra che ha portato all’impatto della nave con gli scogli sia nelle successive operazioni di soccorso.

Vediamo allora nel dettaglio cosa ha stabilito la Cassazione e quali sono state le colpe del comandante Schettino.

 

Cassazione: di Schettino la responsabilità del naufragio

La Cassazione ha dunque confermato la condanna già inflitta dalla Corte d’Appello di Firenze per il naufragio della notte del 13 gennaio 2012, quando persero la vita 32 persone. È Schettino, secondo le motivazioni della Suprema Corte, il principale responsabile della sciagura.

Nella sentenza si legge come il comandante abbia dato ordine di procedere verso l’Isola del Giglio per il famoso “inchino” con l’utilizzo “di una manovra spericolata”, tenendo “una rotta e una velocità del tutto inadeguate”. Una manovra già di principio tenuta in violazione di numerose e precise regole di navigazione. Schettino avrebbe potuto e dovuto ripristinare la rotta programmata, anche in funzione del suo grado di comandante a bordo.

Gli errori attribuiti al timoniere ci sono sì stati, ma furono in larga parte indotti dallo stesso Schettino, che nel corso della manovra impartì sei ordini contrastanti nell’arco di appena 32 secondi. Gli errori degli altri membri dell’equipaggio, in ogni caso, non furono determinanti nell’impatto e nel naufragio.

 

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La mancata segnalazione dell’allarme

Ma non solo. Forse ancor più grave della manovra stessa che ha portato all’impatto della Costa Concordia con gli scogli è stata la mancata segnalazione dell’allarme di emergenza generale. Schettino si è macchiato di negligenze gravissime quando ha omesso di segnalare “alle 21.50 o al più tardi alle 22.00” la falla nel fianco della nave, l’allagamento dei compartimenti e la compromissione di tutti i motori elettrici.

Ritardando l’allarme, e dunque non ordinando l’ammaino delle scialuppe e l’abbandono della nave per un’altra ora, Schettino ha impedito la tempestiva messa in atto delle misure di emergenza che avrebbero potuto evitare la morte delle 32 vittime. Tanto più che, come rileva la Cassazione, l’inclinazione della nave che rese molto più difficile i soccorsi non fu immediata.

L’abbandono della nave

Infine, Schettino è stato ritenuto definitivamente colpevole per l’abbandono della nave prima dell’evacuazione di tutti i passeggeri a bordo. Il comandante aveva la piena consapevolezza, secondo gli Ermellini, che sulla Costa Concordia erano ancora presenti centinaia di persone. Nonostante le sollecitazioni del comandante del capitano di fregata Gregorio De Falco, al momento dell’abbandono della nave Schettino non aveva alcuna intenzione di risalire a bordo.

La Cassazione precisa comunque che il comandante non ha l’obbligo incondizionato di affondare sempre e comunque insieme alla sua nave, ma deve certamente mantenere il comando dello stato di pericolo fino a quando possa “con concreta utilità” aiutare le persone a bordo.

Escluso l’aggravante della colpa cosciente

Pur confermando senza attenuanti la condanna inflitta in Appello, la Cassazione ha escluso per Schettino l’aggravante della colpa cosciente per il reato di omicidio e lesioni colpose plurime. Tale aggravante, il cui riconoscimento era stato chiesto dall’accusa, avrebbe determinato una pena detentiva maggiore. La Suprema Corte ha invece ritenuto che Schettino non aveva previsto coscientemente la possibilità che la manovra effettuata avrebbe potuto provocare la morte dei passeggeri. La colpa cosciente è stata comunque riconosciuta in relazione al reato di naufragio.

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