Commissione europea: presentato un pacchetto di misure per la revisione della normativa europea in materia di abuso di informazioni privilegiate e di manipolazione del mercato

Commissione europea: presentato un pacchetto di misure per la revisione della normativa europea in materia di abuso di informazioni privilegiate e di manipolazione del mercato

Redazione

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di Anna Costagliola

La Commissione europea ha proposto l’introduzione di sanzioni penali per l’abuso d’informazioni privilegiate e la manipolazione del mercato (cd. market abuse) per ottenere una maggiore deterrenza e migliorare l’integrità dei mercati.

L’abuso d’informazioni privilegiate ricorre quando una persona in possesso di informazioni sensibili sotto il profilo dei prezzi negozia negli strumenti finanziari collegati. Sussiste, invece, un’ipotesi di manipolazione del mercato quando una persona «manipola» artificialmente i prezzi degli strumenti finanziari, ad esempio diffondendo informazioni false o fuorvianti e negoziando negli strumenti collegati per trarne vantaggio. L’insieme di queste pratiche è noto come abuso di mercato.

Negli ultimi anni i mercati finanziari hanno assunto una dimensione mondiale, dando origine a nuove piattaforme e tecnologie di negoziazione. Tale evoluzione ha purtroppo condotto a nuove possibilità di manipolazione. Come sottolineato dalla Commissione, attualmente gli investitori che, in ambito europeo, negoziano su informazioni privilegiate o manipolano i mercati diffondendo informazioni false o fuorvianti riescono a evitare le sanzioni grazie alle differenze legislative esistenti tra i 27 Stati membri dell’Unione europea. In alcuni paesi le autorità non dispongono di poteri sanzionatori efficaci, in altri non sono previste specifiche sanzioni penali per determinati reati di abuso d’informazioni privilegiate e di manipolazione del mercato. Per questo motivo la Commissione europea propone oggi norme a livello dell’Ue per garantire sanzioni penali minime per i reati di abuso di informazioni privilegiate e manipolazione del mercato, nonché per quelli di istigazione, favoreggiamento, concorso e tentativo di commetterli. Solo così, infatti, può sperarsi di ottenere un forte effetto deterrente, rafforzando l’integrità dei mercati finanziari dell’Unione europea e promuovendo, al contempo, la fiducia degli investitori e la parità di condizioni del mercato interno.

Il pacchetto di misure presentato si compone di una proposta di regolamento e di una proposta di direttiva.

La proposta di regolamento intende sostituire l’attuale direttiva 2003/6/CE relativa all’abuso di informazioni privilegiate e alla manipolazione del mercato, resa obsoleta dalla crescita di nuove piattaforme di negoziazione, delle negoziazioni fuori borsa (cd. over the counter, OTC) e delle nuove tecnologie come le negoziazioni ad alta frequenza. La proposta intende adattare le norme dell’UE alla nuova realtà dei mercati, in particolare estendendone il campo d’applicazione agli strumenti finanziari negoziati solo su piattaforme nuove e fuori borsa non previste dalla normativa attualmente in vigore e adeguando le disposizioni alle nuove tecnologie. Il campo d’applicazione della normativa dell’Ue in vigore viene esteso agli strumenti finanziari negoziati solo su sistemi di negoziazione multilaterali, su altri sistemi di negoziazione organizzati e OTC, in modo che le negoziazioni su tutte le piattaforme e di tutti gli strumenti finanziari che possono avere un impatto su di esse siano disciplinate dalla normativa sugli abusi di mercato. La proposta specifica inoltre quali strategie di negoziazione ad alta frequenza costituiscono una manipolazione del mercato vietata, come ad esempio piazzare ordini senza intenzione di negoziare, ma semplicemente allo scopo di perturbare un sistema di negoziazione (cd. ordini civetta). La proposta di regolamento afferma esplicitamente il divieto di abuso di mercato sui mercati delle merci e degli strumenti derivati collegati, e rafforza la collaborazione tra le autorità di regolamentazione dei mercati finanziari e delle merci. Essa comprende altresì una serie di misure volte a garantire che le autorità di regolamentazione abbiano accesso alle informazioni di cui hanno bisogno per individuare e sanzionare tali abusi. Trattandosi di un regolamento, una volta adottato, esso sarà direttamente applicabile in tutti gli Stati membri senza bisogno di misure di implementazione nazionali.

La proposta di direttiva, che pure fa parte del pacchetto, riguarda invece le sanzioni penali per l’abuso di informazioni privilegiate e per la manipolazione del mercato. La direttiva, in particolare, impone agli Stati membri di adottare le misure necessarie per punire con sanzioni penali l’abuso di informazioni privilegiate e la manipolazione del mercato, ed anche l’istigazione, il favoreggiamento, il concorso e il tentativo di commettere tali reati. La proposta di direttiva, inoltre, prevede che la responsabilità penale sia estesa anche alle persone giuridiche.

Gli Stati membri dovranno provvedere affinché le sanzioni penali comminate siano effettive, proporzionate e dissuasive. La proposta contiene una clausola di revisione che impone alla Commissione di riferire al Parlamento e al Consiglio in merito all’applicazione della direttiva entro quattro anni dalla sua entrata in vigore e, nel caso, sulla necessità di una revisione, in particolare per quanto riguarda l’opportunità di introdurre norme minime comuni sui tipi e livelli di sanzioni penali.

Si tratta della prima proposta legislativa basata sul nuovo art. 83, paragrafo 2, del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea, che prevede l’adozione di norme minime comuni di diritto penale ove ciò si rivelasse indispensabile per garantire l’effettiva attuazione di una politica dell’Ue armonizzata. La proposta in oggetto si inserisce, pertanto, in un percorso tendente ad una politica penale dell’Unione europea, volta a garantire l’effettiva attuazione delle politiche dell’Unione attraverso il diritto penale.

La proposta della Commissione è stata trasmessa al Parlamento europeo e al Consiglio per essere discussa e adottata; una volta adottata, gli Stati membri disporranno di due anni per recepire la direttiva nel diritto interno.

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