Con la delibera n. 207/25/CONS, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha concluso il procedimento avviato con consultazione pubblica sulle CDN, stabilendo che anche queste infrastrutture rientrano tra le reti di comunicazione elettronica soggette al regime autorizzatorio generale previsto dal Codice delle comunicazioni elettroniche. Per approfondire questi temi abbiamo organizzato il corso di formazione Master in Cybersecurity e compliance integrata
Indice
1. Le CDN come reti di comunicazione elettronica
Nella riunione del 30 luglio 2025, il Consiglio dell’Agcom ha approvato gli esiti della consultazione pubblica relativa alla ricognizione delle condizioni di applicabilità del regime di autorizzazione generale previsto dal Codice delle comunicazioni elettroniche (CCE) alle Content Delivery Network (CDN), fondamentali per la distribuzione di contenuti digitali, in particolare via Internet.
La consultazione, alla quale hanno partecipato 27 stakeholder tra operatori, fornitori di servizi e associazioni di categoria, ha confermato l’orientamento dell’Autorità: le CDN rientrano nella definizione di “rete di comunicazione elettronica” di cui all’art. 2 del Codice, e pertanto devono essere assoggettate al regime di autorizzazione generale, come previsto per altri operatori del settore. Si tratta di un chiarimento normativo cruciale, destinato ad avere effetti pratici sia sul piano regolatorio sia su quello operativo per i provider di contenuti e infrastrutture digitali.
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2. Origine del procedimento: il caso del live streaming calcistico
La questione non è nuova nell’ambito delle attività dell’Agcom. L’interesse dell’Autorità per il ruolo delle CDN è infatti emerso già nel 2021, con l’approvazione della delibera n. 206/21/CONS, con cui venne adottato un atto di indirizzo sul corretto dimensionamento e dislocazione geografica delle reti utilizzate per la trasmissione in streaming delle partite di calcio della Serie A (stagioni 2021-2024).
Il monitoraggio svolto durante quelle stagioni ha evidenziato l’importanza strategica delle CDN nel garantire qualità del servizio, continuità di trasmissione e gestione del traffico dati, soprattutto in occasioni ad alta concentrazione di accessi simultanei. Proprio l’esperienza maturata nella vigilanza su tali eventi ha spinto l’Agcom ad avviare un confronto strutturato con il mercato, culminato nella consultazione appena conclusa.
3. I contenuti della delibera n. 207/25/CONS
La delibera approvata – con il solo voto contrario della Commissaria Elisa Giomi – ricostruisce in modo sistematico il quadro normativo e tecnologico attuale, soffermandosi sulla struttura tecnica delle CDN e sulle modalità di interazione con gli altri attori della filiera digitale.
Le CDN vengono descritte come infrastrutture composte da nodi di caching e instradamento dei dati, che consentono di ottimizzare la distribuzione dei contenuti digitali, riducendo la latenza e alleggerendo il carico sulle reti centrali. In tale sistema, si individuano tre principali soggetti coinvolti:
- i Content and Application Provider (CAP), ossia i fornitori di contenuti e applicazioni;
- i CDN provider, che mettono a disposizione l’infrastruttura tecnica per la distribuzione;
- gli operatori di comunicazione elettronica, che forniscono la connettività agli utenti finali.
L’Autorità ha evidenziato che tali relazioni, sebbene di natura commerciale e contrattuale, hanno un implicito impatto sul funzionamento e la qualità delle reti, soprattutto quando si tratta di servizi che generano picchi di traffico, come il live streaming, il gaming online o gli eventi in diretta.
4. Le conseguenze regolatorie e i prossimi passi
L’inquadramento delle CDN nel perimetro delle reti di comunicazione elettronica comporta, in concreto, l’applicazione del regime di autorizzazione generale previsto dal Titolo II del Codice. Ciò significa che i soggetti che gestiscono tali infrastrutture dovranno presentare una dichiarazione di inizio attività e saranno soggetti agli obblighi informativi, contributivi e di trasparenza già previsti per altri operatori di rete.
La decisione, sottolinea l’Agcom, ha l’obiettivo di garantire una maggiore uniformità e certezza del diritto, oltre che di rafforzare la trasparenza nei rapporti tra operatori e nei confronti dell’utenza.
Il provvedimento è stato trasmesso al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), cui spetta ora il compito di valutare eventuali interventi o aggiornamenti regolamentari di competenza governativa.
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