Cassa integrazione e stipendio: come cambia la busta paga?

Redazione 08/07/20
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L’Osservatorio del Lavoro calcola che su uno stipendio medio netto di 1.324 euro al mese, il lavoratore prende in media in busta paga con la cassa integrazione 851 euro, vale a dire 472 euro in meno. Sulla base delle disposizioni della circolare INPS n.20 del 10 febbraio che definisce i massimali 2020 della cassa integrazione, il 39% di chi è in cassa integrazione perderà il 20% dello stipendio, mentre per gli altri la perdita sarà maggiore:

  • per il 22% la riduzione sarà di fatto tra il 21% e 30%;
  • per il 18% tra il 31 e 40%;
  • per il 21% addirittura superiore al 40%.

Secondo l’Osservatorio le professioni che subiranno con la cassa integrazione una maggiore perdita sono quelle maggiormente qualificate e a elevata specializzazione con una riduzione del 45% che rispetto allo stipendio si quantifica in 764 euro netti in meno.

Il 41% in meno, 646 euro, invece riguarda le professioni tecniche. A seguire quelle intermedie che con uno stipendio medio netto mensile di 1.300 euro perderanno in busta paga 428 euro, il 33% per le professioni esecutive del lavoro d’ufficio e 431 euro per artigiani e operai specializzati.

Ancora più penalizzati invece sono gli operai, conduttori impianti e macchine, con uno stipendio ridotto del 35%, passando dai 1.383 euro mensili ai 902 euro di cassa integrazione.

Per le professioni non qualificate anche il taglio sarà generoso se si pensa che chi ha uno stipendio medio mensile di 940 euro ne perderà in busta paga 239 con l’integrazione salariale.

Che si tratti di addetti alle vendite che subiscono una riduzione minore con la cassa integrazione rispetto allo

Quanto si avrà in busta paga con il congedo parentale?

Vediamo secondo invece uno studio del sindacato UIL quanto si prende in busta paga con il congedo parentale.

Tra le misure a sostegno delle famiglie nel DL Cura Italia vi è il congedo parentale COVID-19 che può essere fruito per 15 giorni anche non continuativi da uno o entrambi i genitori alternativamente con figli fino a 12 anni. L’indennità è pari al 50% della retribuzione.

Anche il genitore con figli tra i 12 e i 16 anni può usufruire del congedo che però non è retribuito. Sempre prendendo come parametro gli stipendi medi annuali che abbiamo sopra considerato, la Uil ha calcolato che con il congedo parentale si perdono in busta paga 412 euro con uno stipendio netto finale che sarà così di 904 euro.

A questo, per i restanti 15 giorni, si aggiungono i 38 euro mensili dei 100 euro come bonus presenza. Di conseguenza lo stipendio medio sarà di 942 euro. Si perdono a questo punto 374 euro.

Se però il genitore, calcola la Uil, decide di prendere il congedo anche per i 15 giorni successivi non retribuiti, quindi per l’intero mese, lo stipendio sarebbe di soli 412 euro.

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Decreti “Cura Italia”, “Liquidità” e “Rilancio”, questi i nomi con cui sono stati battezzati i tre provvedimenti principali, tralasciando i vari Dpcm, assunti dal Governo, nel periodo dell’emergenza epidemiologica Covid-19.In realtà, nonostante le diverse terminologie, tutti i tre decreti contengono misure dirette a fronteggiare l’emergenza, con disposizioni per il sostegno di imprese, lavoratori e famiglie, ma giudicate insufficienti a contrastare gli effetti economici, non solo immediati, dell’epidemia;  l’appunto viene rivolto soprattutto, in una visione strutturale e strategica, al decreto Rilancio. I decreti sono inoltre accomunati:- dall’incertezza del percorso di conversione in legge: fin dai giorni successivi alla loro pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, si è prodotto un flusso di emendamenti che ha dato un senso di provvisorietà alle disposizioni appena emanate. Alla data di stampa del presente ebook è in corso di conversione il decreto di Rilancio con previsione di rilevati modifiche;- dall’inefficacia di molte misure in assenza dei relativi provvedimenti attuativi. Sono 165 i decreti attuativi previsti e ad oggi ne risultano emanati circa il 20%;- dalla tecnica redazionale che rende la lettura un percorso ad ostacoli tra incroci, rimandi, eccezioni, esclusioni, richiami a catena a normative nazionali ed europee, con termini non sempre coerenti e provvedimenti che si sovrappongono; – dal moltiplicarsi di circolari, comunicati e messaggi di Agenzia entrate, Inps e associazioni di riferimento (ABI, Confindustria, ecc.), spesso necessarie, ma che hanno richiesto un’incessante attenzione.In questo contesto, studio verna ha ritenuto utile produrre delle tabelle di sintesi che potessero essere d’ausilio per avere un quadro d’insieme, semplificare la comprensione delle diverse misure ed individuare, da parte dei vari operatori, i provvedimenti di specifico interesse, pur essendo il percorso legislativo, attuativo ed interpretativo, ancora ancora tutt’altro che concluso.In questa seconda edizione, sono evidenziate in rosso le modifiche intervenute per effetto principalmente della legge 17 luglio 2020, n. 77, di conversione del decreto Rilancio, nonché dei diversi provvedimenti attuativi e della prassi ufficiale.Studio Verna Società ProfessionaleLo Studio Verna Società Professionale, costituitasi nel 1973, è la più antica società semplice professionale ed offre consulenza ed assistenza economico-giuridica a Milano, con studi anche a Roma e Busto Arsizio. Persegue una politica di qualità fondata su etica, competenza e specializzazione. I suoi soci hanno pubblicato oltre un centinaio di libri ed articoli in materia contabile, societaria, concorsuale e tributaria, oltre un manuale di gestione della qualità per studi professionali.

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