Azione di disconoscimento della paternità: modalità e procedure

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia
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Un figlio può essere disconosciuto esclusivamente dal presunto padre.

Per questo si parla di “disconoscimento della paternità” e mai della “maternità”.

Per la madre a parte il rapporto fisico che la lega al neonato, è impossibile sostenere che lo stesso non sia proprio figlio.

Le è concesso non riconoscerlo, vale a dire abbandonarlo alle cure altrui, restando anonima, un’alternativa all’aborto che la legge le consente proprio per tutelare la vita del nascituro.

Per l’uomo le cose vanno in modo diverso.

Al marito viene data la possibilità di sostenere che il bambino nato dalla moglie non è il proprio. Ma questo diritto deve essere esercitato entro termini prefissati dalla legge e con apposite modalità. In questo articolo vedremo nel dettaglio come si fa a disconoscere un figlio.

Indice:

  1. In che cosa consiste il disconoscimento della paternità?
  2. A che cosa serve il disconoscimento della paternità?
  3. In quali casi si può disconoscere il figlio
  4. In quanto tempo si può disconoscere la paternità?
  5. È possibile che la madre disconosca il padre?
  6. Il figlio può disconoscere il padre?
  7. Il disconoscimento del figlio in caso di mancata convivenza
  8. Il disconoscimento del figlio in caso di impotenza del marito
  9. Come disconoscere il figlio in caso di tradimento della moglie
  10. In che modo dimostrare che il figlio non è proprio?
  11. In che modo si procede a disconoscere il figlio? 

1. In che cosa consiste il disconoscimento della paternità?

L’azione di disconoscimento della paternità è un procedimento che si svolge in Tribunale ed è rivolto a fare accertare al giudice, attraverso indagini sul Dna, che il presunto figlio è stato concepito da persona diversa dal marito della madre.

Questa azione viene riconosciuta al marito.

In seguito al matrimonio, il bambino nato dalla coppia, , per legge, si presume, essere figlio dei due coniugi.

Non è necessario, come accade per le coppie di fatto, il “riconoscimento” da parte del padre. Possiamo dire che il riconoscimento è “automatico”, avviene per legge.

Secondo alcuni autori, l’azione può essere esercitata anche prima della nascita del figlio, a condizione che la nascita avvenga prima dell’emissione della sentenza, che altrimenti non avrebbe valore.

2. A che cosa serve il disconoscimento della paternità?

L’azione di disconoscimento della paternità serve all’eliminazione dello stato di figlio attribuito dalla presunzione di paternità dello stesso nato con una donna sposata.

In seguito a questa azione, il bambino non si considera più figlio di colui che lo ha disconosciuto, il che non si considererà più tenuto a mantenerlo o a lasciargli i beni della propria eredità.

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3. In quali casi si può disconoscere il figlio

L’azione di disconoscimento della paternità è consentita in tre casi:

  • Mancata coabitazione dei coniugi nel periodo presunto del concepimento.
  • Impotenza del marito nel periodo di presunto concepimento.
  • Adulterio della moglie o celamento della gravidanza e della nascita.

4. In quanto tempo si può disconoscere la paternità?

L’azione di disconoscimento della paternità deve essere esercitata massimo entro un anno.

Questo termine decorre in modo diverso a seconda della causa del disconoscimento:

  • Se il padre si trova nel luogo della nascita del figlio al momento nel quale la stessa avviene, un anno dal giorno della nascita.
  • Se era lontano al momento del parto, un anno dal giorno del suo ritorno nel luogo della nascita del figlio o da quello in nel quale ritorna nella residenza familiare, il termine decorre dal ritorno anche se ha avuto conoscenza della nascita in un momento precedente.
  • Se prova di non avere avuto notizia della nascita nel giorno del ritorno, un anno dal giorno nel quale ha avuto notizia della nascita.
  • Se prova di avere ignorato l’adulterio della moglie al tempo del concepimento o la propria impotenza di generare al momento del concepimento, un anno dal giorno nel quale è venuto a conoscenza dell’adulterio.

In questi casi l’azione di disconoscimento non si può più esercitare decorsi 5 anni dalla nascita del figlio, che vine considerato un termine massimo inderogabile, a tutela del rapporto che si è formato con il bambino, allo scopo di non ledere gli affetti dello stesso.

5. È possibile che la madre disconosca il padre?

Anche la madre ha il diritto di esercitare l’azione di disconoscimento della paternità.

In questo caso i termini sono più brevi.

L’azione va proposta entro 6 mesi che decorrono dalla nascita del figlio.

Se il marito è affetto da impotenza a generare al tempo del concepimento, l’azione deve essere proposta entro 6 mesi dal momento nel quale la madre è venuta a conoscenza della condizione di impotenza.

L’azione non è mai ammissibile se sono decorsi più di 5 anni dal giorno della nascita.

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6. Il figlio può disconoscere il padre?

Anche il figlio può disconoscere il padre.

Lo può fare in qualsiasi momento, senza limiti di tempo.

7. Il disconoscimento del figlio in caso di mancata convivenza

La non coabitazione dei coniugi è una delle tre ipotesi nelle quali il padre può disconoscere il figlio.

Si deve dimostrare la mancanza di rapporti sessuali tra i genitori nel periodo del presunto concepimento.

Non basta dimostrare che i coniugi abitavano in luoghi diversi, ma che le loro vite si svolgevano in modo da escludere gli incontri.

La Suprema Corte di Cassazione ha precisato che spetta al marito provare la mancata coabitazione con la moglie durante il periodo legale del concepimento, mentre spetta alla moglie dimostrare il ripristino anche temporaneo della coabitazione oppure che si sia verificato un incontro occasionale che abbia potuto costituire occasione per una relazione idonea al concepimento.

8. Il disconoscimento del figlio in caso di impotenza del marito

La seconda ipotesi di disconoscimento della paternità è l’impotenza del marito.

Si può trattare sia di impotentia coeundi, vale a dire incapacità di avere il rapporto fisico, sia di impotentia generandi vale a dire sterilità.

In questo caso, incombe sul preteso padre che agisce fornire la prova che la stessa si è protratta per il periodo che corrisponde a quello del concepimento.

9. In che modo disconoscere il figlio in caso di tradimento della moglie

Se nei due casi precedenti di disconoscimento la prova dei fatti può essere sufficiente ad escludere il rapporto di paternità, in caso di adulterio o celamento della gravidanza o della nascita, la dimostrazione del tradimento non è mai sufficiente per il disconoscimento, che resta subordinata alla dimostrazione di altri fatti inconciliabili con la paternità, come le caratteristiche genetiche o ematologiche.

In questo caso, a differenza dei precedenti, è necessario il test del Dna.

Il celamento della gravidanza è un fatto volontario.

La comunicazione della gravidanza è un dovere della moglie nei confronti del marito, il celamento va valutato in modo obiettivo, in relazione al tempo dell’avvenuto concepimento e alla sicurezza, nella moglie, dello stato di gravidanza.

10. In che modo dimostrare che il figlio non è proprio?

La prova può essere data con ogni mezzo.

Nella prassi, è sempre più frequente l’utilizzo delle prove genetiche o ematologiche, che costituiscono le uniche prove dirette e non presuntive della paternità, perché dimostrano con certezza che il figlio ha caratteristiche genetiche o gruppo sanguigno incompatibili con il presunto padre, anche in mancanza della dimostrazione dell’adulterio o dell’impotenza.

Per svolgere un accertamento ematologico o genetico è sempre necessario il consenso preventivo del padre. Il suo mancato consenso può essere inteso dal giudice come prova della paternità.

È ammessa, come prova, anche la testimonianza del preteso padre naturale, mentre la dichiarazione della madre, che afferma che il marito non è il padre del figlio nato durante il matrimonio, non bast  ad escludere la paternità e a fondare l’accoglimento dell’azione di disconoscimento.

La dichiarazione, anche non avendo efficacia di prova piena, può essere valutata dal giudice come elemento di prova tra le altre risultanze processuali.

11. In che modo si procede a disconoscere il figlio?

Per effettuare l’azione di disconoscimento della paternità si deve procedere a fare una causa contro la madre e il figlio che devono essere citati in giudizio.

Il presunto padre deve chiedere l’assistenza di un avvocato, che dovrà predisporre un ricorso da depositare presso il Tribunale ordinario del luogo di residenza della madre e del figlio.

Essendo necessaria la partecipazione al giudizio della madre, del presunto padre e del figlio, basta adire il Tribunale del luogo di residenza di uno di loro.

La sentenza di accoglimento dell’azione di disconoscimento di paternità ha effetto retroattivo, toglie al marito la qualità giuridica di padre e priva il figlio dello status legittimo.

L’indicazione del nome del marito deve essere eliminata dall’atto di nascita, che perderà anche la sua efficacia di titolo di stato.

La pronuncia della sentenza di accoglimento dell’azione di disconoscimento di paternità comporta l’acquisto automatico dello status di figlio naturale della madre e il figlio potrà essere riconosciuto dal padre naturale.

La sentenza di disconoscimento deve essere annotata a margine dell’atto di nascita.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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