Avvocati ed equo compenso: come resteremo “indifesi” secondo Orlando
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Avvocati ed equo compenso: come resteremo “indifesi” secondo Orlando

Redazione

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Legge sull’equo compenso: è necessario un argine contro lo strapotere di banche e assicurazioni a tutela dei professionisti. È questo il fine perseguito dal Ministro della Giustizia Orlando, preoccupato della situazione di debolezza economica in cui riversano gli avvocati oggi, e in futuro, visto che la stessa può solo peggiorare. A meno che, appunto, non si decida di introdurre tutele specifiche per il settore. «Se gli avvocati diventano poveri, chi tutela i diritti rischia di non riuscire più a farlo».

 

Scarica qui il disegno di legge sull’equo compenso degli avvocati.

 

Ddl Orlando sull’Equo Compenso: prossimamente alla Camera

Si definisce equo compenso la “corresponsione di un compenso proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, al contenuto, alle caratteristiche della prestazione legale, anche tenuto conto dei compensi previsti dal decreto del Ministro della giustizia adottato ai sensi dell’articolo 13, comma 6, della legge 31 dicembre 2012, n. 247”. In una delle prossime riunioni del Consiglio dei Ministri, verrà varato anche il ddl proposto da Orlando. Secondo il Ministro, il punto focale del provvedimento è appunto il rapporto dei professionisti con i grandi committenti: questi, infatti, spesso impongono l’accettazione di clausole vessatorie e compensi irrisori agli avvocati, soprattutto ai giovani. Il ddl sull’equo compenso inserirebbe, in particolare, la possibilità di pretendere un compenso adeguato, senza tuttavia perdere la commessa. Infatti,  è affidato al giudice il compito di accertare la nullità di qualsiasi patto teso a garantire un compenso non equo all’avvocato e di determinare giudizialmente il compenso corretto, tenendo conto dei parametri fissati dal ministero della giustizia.

 L’impulso normativo è stato scaturito dagli scandali relativi alle famose convenzioni capestro di Equitalia, e ai recenti bandi “al ribasso” promossi da alcuni comuni, poi rigorosamente bloccati dai giudici amministrativi.

 

Clausole vessatorie e squilibrio contrattuale: quali saranno

Il contenuto del ddl è il risultato del tavolo di lavoro avviato tra il Ministero e il Consiglio nazionale Forense, sulle considerazioni del quale il testo attuale si è basato. In particolare, saranno ritenute vessatorie ex art. 2, nonché nulle, anche su eccezione rilevabile dal giudice, le seguenti categorie di clausole:

– la riserva al committente della facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto;

– l’attribuzione al committente della facoltà di recedere dal contratto senza congruo preavviso;

– l’attribuzione al committente della facoltà di rifiutare la stipulazione in forma scritta degli elementi essenziali del contratto;

– l’attribuzione al committente della facoltà di pretendere prestazioni aggiuntive che l’avvocato deve prestare a titolo esclusivamente gratuito;

– l’anticipazione delle spese della controversia a carico dell’avvocato;

– la pattuizione di clausole che impongano all’avvocato la rinuncia al rimborso delle spese;

– la pattuizione di termini di pagamento superiori ai 60 giorni dalla data di ricevimento da parte del committente della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente;

– la pattuizione che, “in ipotesi di liquidazione delle spese di lite in favore del committente, preveda che al legale sia riconosciuto solo il minore importo previsto in convenzione, anche nel caso che le spese liquidate siano state in tutto o in parte corrisposte o recuperate dalla parte”;

– la pattuizione che, in ipotesi di nuova convenzione sostitutiva di altra precedentemente stipulata con lo stesso committente, preveda che la nuova disciplina sui compensi si applichi, se inferiore a quella prevista nella precedente convenzione, anche agli incarichi pendenti o in ogni caso non definiti e fatturati.

 

Secondo il ministro della Giustizia, poi, anche un’altra categoria intellettuale è esposta a condizioni di lavoro e retributive spesso indegne, ossia quella dei giornalisti. In particolare, il problema che evidenza è legato all’impossibilità di garantire un’informazione libera se le notizie sono scritte sotto ricatto economico degli autori. Il trattamento dei giornalisti ricade così sui lettori, come quello degli avvocati ricade sui cittadini assistiti.

Effettivamente, nonostante il preconcetto antico e letterario che vede gli avvocati come professionisti avidi, attenti più al soldo che alla storia della cliente assistito, si dà il caso che codesti azzeccagarbugli siano invece i soggetti che tutelano le situazione soggettive di ciascuno di noi, ed è grazie alla loro preparazione e arte che i nostri diritti si materializzano in benefici concreti, quale ad esempio il risarcimento del danno. E ciò anche senza troppe soddisfazioni economiche, perlomeno non così scontate.

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