Antitrust: intese restrittive della concorrenza da parte dei Consigli Notarili di Milano, Bari e Verona

Antitrust: intese restrittive della concorrenza da parte dei Consigli Notarili di Milano, Bari e Verona

Redazione

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Anna Costagliola

Con comunicato stampa del 13 giugno 2013, l’Antitrust ha reso noto di aver sanzionato i Consigli Notarili di Milano, Bari e Verona, avendo questi posto in essere tre distinte intese restrittive della concorrenza finalizzate a reintrodurre le tariffe abrogate dalla legge quale parametro di riferimento per la determinazione dei compensi dei professionisti, minacciando il ricorso allo strumento dei provvedimenti disciplinari nei confronti di coloro che non si fossero adeguati.

Al termine di tre distinte istruttorie, dalle quali è emerso che i suddetti Consigli Notarili hanno assunto delibere finalizzate a limitare l’autonomia nella determinazione dei compensi da parte dei singoli notai, l’Antitrust li ha diffidati dal porre in essere analoghi comportamenti e li ha sanzionati con multe calcolate sulla base dei contributi associativi dovuti dai notai dei distretti di riferimento.

Le deliberazioni approvate dai Consigli notarili coinvolti sono apparse limitative della libertà dei notai di determinare autonomamente i corrispettivi per le prestazioni professionali effettuate, introducendo una sostanziale continuità con il passato nella modalità di determinazione delle tariffe notarili, nonostante il D.L. 1/2012 (conv. in L. 27/2012) abbia abrogato le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico e, di conseguenza, tutte le previsioni della Legge Notarile e deontologiche che fanno riferimento alle tariffe.

Secondo l’Antitrust i tre Consigli, sia pur con modalità differenziate, hanno in sostanza cercato di vanificare l’intervento liberalizzatore voluto dal legislatore con il decreto legge cd. «Cresci Italia»: attraverso il principio dell’adeguatezza del compenso alla prestazione professionale veniva nella sostanza richiesto di ancorare le tariffe praticate alla clientela a quelle ministeriali abrogate dal legislatore. Per garantire comportamenti omogenei, in termini di prezzo, da parte di tutti i professionisti del distretto, i Consigli ricorrevano poi alla minaccia di azioni disciplinari, qualificando come «concorrenza illecita» la condotta di quei notai che si fossero discostati dai parametri tariffari, richiedendo compensi inferiori a quelli percepiti dai colleghi.

Osserva l’Antitrust che sarebbe in aperta contraddizione con lo spirito delle riforme succedutesi fino ad oggi se le abrogate tariffe professionali potessero essere di fatto reintrodotte dai Consigli Notarili, attraverso la minaccia dell’utilizzo del potere di vigilanza e del connesso potere disciplinare nei confronti dei notai che determinano liberamente il proprio compenso. Si giungerebbe, infatti, in tal modo, ad autorizzare un controllo dei Consigli in materia tariffaria così penetrante da vanificare del tutto la portata liberalizzatrice delle riforme.

Le deliberazioni dei Consigli Notarili interessati dal provvedimento dell’Antitrust, intervenendo con le modalità illustrate sulla possibilità per i notai di determinare liberamente il compenso applicabile alle proprie prestazioni professionali, costituiscono, pertanto, intese aventi per oggetto la restrizione della concorrenza di prezzo fra i notai dei rispettivi distretti. Esse costituiscono, infatti, l’espressione della volontà dei rappresentanti degli appartenenti ad una professione volta ad ottenere da questi ultimi che essi adottino un determinato comportamento nell’ambito della loro attività economica.

Sulla base di quanto illustrato, la natura anticompetitiva delle intese prese in esame e la loro potenzialità ad incidere in modo sostanziale sulle politiche di prezzo dei notai hanno reso superflue ulteriori analisi in merito ad eventuali effetti concreti sul mercato. Ricorda, infatti, l’Antitrust che, secondo la consolidata giurisprudenza nazionale e comunitaria, è sufficiente che un’intesa abbia un oggetto anticoncorrenziale ai fini della sua qualificazione in termini di illiceità, a prescindere dal fatto che sia dimostrato che la stessa abbia materialmente prodotto effetti sul mercato.

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