60° anniversario Unione Europea: all'aumento dei costi corrisponde un aumento di diritti?
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60° anniversario Unione Europea: all’aumento dei costi corrisponde un aumento di diritti?

Redazione

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Domani, 25 marzo 2017 si festeggerà il 60° anniversario della stipula dei c.d. “Trattati di Roma”, gli accordi internazionali firmati dai 6 Paesi promotori che hanno posto la base genetica di quella che ad oggi risulta l’Unione Europea. In particolare, con suddetta perifrasi si fa riferimento al TCEE – Trattato istitutivo della Comunità Economica Europea, e al TCEEA – Trattato che istituisce la Comunità europea dell’energia atomica. Attualmente, il medesimo trattato è denominato TFUE – Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, a seguito delle importanti modifiche apportate con il trattato di Lisbona del 2009.

Dall’iniziale soppressione dei dazi doganali tra gli Stati membri, e dall’istituzione della Banca europea degli investimenti, l’Unione europea ha fatto molta strada, arrivando alla creazione di un vero e proprio mercato comune.

 

Con l’Unione Europea: più costi ma più diritti

Sono molte le reali e presunte motivazioni che possono aver spinto i Paesi Europei a tendere una fitta rete comune di rapporti internazionali, da quelli storici, a quelli economici, fino a quelli più solennemente dichiarati: quella sicuramente inconfutabile ha a che fare con la volontà di una pace e sicurezza comune tra i popoli che, nell’ultimo conflitto mondiale, si erano veramente distrutti. Tuttavia, volendo prescindere dalle motivazione, in ragione dell’irraggiungibile univocità delle versioni possibili della vicenda, ciò che conta oggi, allo stato attuale dei fatti, sono i diritti e le libertà riconosciute e garantite ai cittadini europei.

Progressivamente, l’Unione Europea si è costruita ed affermata sulla base  alcuni fondamentali capisaldi, che hanno rivoluzionato la nostra idea di confini, abbattendoli letteralmente tutti, facendoci sentire, prima che diventare, cittadini europei.

In primo luogo, la libertà di circolazione dei capitali, attuata dal 1999, con l’introduzione della moneta unica europea, al fine di creare un’unione e una coesione sociale, economica, territoriale di tutti i Paesi membri.  Ciò anche grazie all’introduzione di un’imposta sul valore aggiunto unica per tutti, l’Iva, la cui soglia è aumentata o diminuita in maniera omogenea  su tutto il territorio europeo, per favorire la libera circolazione delle merci all’interno del mercato unico.

 

La libertà di circolazione dei servizi

Sulla scorta di quest’ultimo, si sta lavorando ancora oggi per la costruzione di un mercato unico del lavoro e della libera circolazione di servizi. Imprenditori, professionisti, commercianti e artigiani, non che qualsiasi cittadino in cerca di lavoro può investire, lavorare, creare su tutto il territorio europeo.

 

La libertà di circolazione dei cittadini europei

Indipendentemente, poi, dalla finalità economica o laburistica, ciascun cittadino di uno Stato europeo può liberamente circolare sul territorio comunitario, pur potendovi permanere a lungo solo per motivi inerenti all’attività professionale, alla prestazione di servizi o a motivi di studio. Ciò in maniera del tutto libera senza discriminazioni di età, sesso, lingua, razza, condizioni personali, sociali ed economiche.

Strettamente connessi alla cittadinanza europea che attiene automaticamente chi sia cittadino di uno Stato aderente, sono i diritti di voto ed eleggibilità presso il Parlamento Europeo, il diritto di ricevere protezione diplomatica e consolare dello Stato d’appartenenza su tutto il territori; il diritto di presentare petizioni dinanzi al Parlamento europeo o di rivolgersi al Mediatore europeo.

 

Un nuovo livello di giustizia: la Carta di Nizza e la Corte UE

Di fondamentale importanza, poi, è l’apparato fornito dalla Corte di Giustizia del’unione Europea in tema di tutela dei diritti fondamentali dell’individuo. La vera svolta, in particolare, si ebbe con la ratifica della Carta di Nizza all’interno del TFUE, con cui fu riconosciuta valenza giuridica ufficiale al primo trattato di matrice europea sui diritti fondamentali del singolo: fino a quel momento, ossia al Trattato di Lisbona del 2009, infatti, l’Unione si era sempre riferita alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, manifesto programmatico dell’organizzazione internazione del Consiglio d’Europa, cui l’Unione aderì fin da subito.

All’art. 6 del TUE si legge, infatti, “L’Unione riconosce i diritti, le libertà e i principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea del […] 12 dicembre 2007 […], che ha lo stesso valore giuridico dei trattati”.

La Corte di giustizia è chiamata, dunque, anche ad esaminare la compatibilità della legislazione dell’UE con i diritti fondamentali sanciti dalla Carta di Nizza, nonché la compatibilità delle misure prese a livello nazionale dagli Stati membri in applicazione o nel rispetto del diritto dell’UE. Prevalentemente, conduce suddette attività ermeneutiche tramite il ricorso in via pregiudiziale (articolo 267 del TFUE).

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