Sentimenti e comportamenti dell’investitore

Sentimenti e comportamenti dell’investitore

Toma Donato

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Premessa
L’analisi tecnica, a differenza dell’analisi fondamentale[1], è lo strumento che i trader maggiormente utilizzano per attuare scambi speculativi in borsa nel brevissimo periodo. In particolare, tale analisi studia i comportamenti del mercato cercando di individuare, in prossimità del loro verificarsi, gli eventi interessanti per l’investitore: trend in ogni sua configurazione, modifiche del trend, aggiustamenti ecc.-
E’ chiaramente un’ analisi di tipo empirico, deriva, cioè, dalla mera osservazione degli accadimenti e dall’attesa che di fronte alle medesime situazioni il mercato ha sempre le stesse reazioni.
L’analista tecnico non si preoccupa troppo delle cause ma cerca di scoprire soltanto le regole empiriche che collegano le circostanze agli eventi prossimi. E’, invece, interessante, a nostro avviso, indagare anche sulle cause che generano o comunque influenzano i trend.
Ciò che ci interessa non è solo il capitale monetario ma anche quello psicologico, poiché quest’ultimo ci consente di non depauperare il primo.
 
1 – I comportamenti del “parco buoi”
Le bolle speculative, ormai è noto, si basano sulla prevedibilità del comportamento della massa dei risparmiatori (parco buoi) ed i grandi trader lo sanno: una speculazione non può essere tale se non si conoscono i comportamenti della massa.
I piccoli risparmiatori tendono ad entrare nei mercati borsistici (ad acquistare titoli quotati) quando il trend rialzista è ormai in pieno sviluppo e tendono a rimanere nella posizione di acquirenti come se il rialzo non dovesse aver fine. E’ per questo che i trader/investor esperti in prossimità di una inversione del trend, quando la bolla speculativa ha ormai quasi raggiunto la massima espansione, dismettono i titoli speculativi e realizzano i guadagni contribuendo a rendere più repentina la discesa del trend, aggravata questa dalla fretta con cui il “parco buoi”, avvedutosi del cambiamento di tendenza, dismetterà i titoli prima acquistati.
In realtà, questo comportamento irrazionale della massa dei piccoli risparmiatori è collegato più a quegli istinti che, proprio perché sensazioni inconsce, agiscono attivati non dalla ragione ma dal bisogno innato di comportarsi conformemente alla “folla”, poiché in tale entità ci si sente confortati e protetti dall’effetto spersonalizzazione.
 
2 – I sentimenti che il trader deve controllare
 
Alla base di ogni eccellente performance lavorativa c’è una soddisfacente esperienza personale di vita; la serenità familiare, la conoscenza di se stesso – dei propri limiti e delle proprie possibilità -, la capacità di controllarsi permettono la costruzione di un efficace sistema di trading e, quel che più conta, permettono di osservare in maniera critica e costruttiva ogni tipo di esperienza.
Il trader, colui che “commercia” in borsa, deve avere un’unica prevalente motivazione: operare per lucrare. Nel portare a compimento ogni operazione di investimento o disinvestimento deve avere sempre come obiettivo la realizzazione dell’utile; non necessariamente l’utile massimo in teoria realizzabile ma l’utile concretamente producibile sulla scora della situazione contingente, di un rischio accettabile e di un certo margine di sicurezza: non è possibile entrare nel mercato sul punto minimo di prezzo a partire dal quale il trend si inverte, come non è possibile uscire dal mercato nel momento in cui il trend rialzista ha raggiunto il punto di massimo a partire dal quale inizia la tendenza ribassista.
Ma quali sono i sentimenti da controllare ed ai quali non cedere?
          La speranza, che alimenta il fenomeno della dissonanza cognitiva. Il trader non professionale tende a trovare conforto circa la propria posizione, il più delle volte in forte perdita, nelle opinioni rinvenibili sul mercato e, proprio perché ostaggio della speranza che il trend ribassista sia passeggero, tende ad accogliere, perché psicologicamente confortanti, tutte le opinioni che collimano o, quantomeno, giustificano la propria posizione. In tal modo perde la capacità di analisi razionale delle circostanze e, quindi, non opera quando necessario lo “stop loss” con conseguenze talvolta catastrofiche.
          La paura è un altro dei nemici del trader. La paura di perdere a volte provoca uno stess insopportabile per l’investitore il quale tende ad uscire troppo presto da una posizione vendendo repentinamente ovvero, al contrario, trascina una posizione in perdita per lungo tempo con l’illusione di non aver ancora perso perché “si perde solo quando si vende”.
          L’avidità, che influenza negativamente i comportamenti razionali. Tale sentimento porta il trader alla ricerca dell’utile massimo, che come si è detto è impossibile conseguire se non per avventura. Cosicché cavalcando per troppo tempo un trend rialzista si rischia di uscire troppo tardi dal mercato, quando cioè ci si rende conto di trovarsi ormai all’inizio di una inversione del trend. Il detto borsistico “vendi, guadagna e pentiti” tende proprio a scongiurare il desiderio smoderato ed irrazionale di massimizzare l’utile oltre ogni soglia accettabile.
          Il rapporto con il proprio ego è un altro punto fondamentale che il trader deve affrontare. Non ci si confronta con il mercato come se il mercato fosse il nemico da battere, poiché il mercato non può essere battuto. La perdita in borsa non è sinonimo di scarse capacità: vi sono incapaci che guadagnano e persone capaci che perdono.     
E’ interessante esaminare, pure, quelli che sono i comportamenti (o meglio le tendenze
caratteriali) dei trader che la migliore dottrina ha enucleato dall’esperienza quotidiana[2]:
 
         Il perfezionista: Tale figura comportamentale è tipica di colui il quale tende a controllare tutto, è sempre cauto, ricerca continuamente conferme. Chiaramente il perfezionista tende ad azzerare il rischio (cosa impossibile, poiché non esistono investimenti finanziari a rischio nullo) e, quindi, quando la ricerca della perfezione non diventa comportamento maniacale, realizzerà anche lucri limitati rispetto alla media del mercato.
         L’emotivo: L’attività di trading è una pratica ad alto contenuto emozionale, pertanto il soggetto con tale tendenza caratteriale troverà enormi difficoltà nel gestire le forti emozioni causate dall’operare nei mercati finanziari. Può diventare preda di esse ed agire in maniera irrazionale e convulsa. Tale soggetto dovrà, più di ogni altro, “allenarsi” alle emozioni con programmi di simulazione e mettere a punto una rigida programmazione degli investimenti, trasformando in meccanico l’approccio al mercato.
         L’impulsivo:Tende a rispondere a caso alle sollecitazioni, poiché ha una scarsa capacità di rinviare il piacere e controllare lo stress. Altrettanto casuali saranno i suoi risultati in termini di lucri.
         Il gregario: Ha scarse capacità reattive alle perdite, che considera come evento ineluttabile. Addirittura quando chiude una posizione vede la circostanza come una liberazione. Se chiude in pareggio mostra una modesta soddisfazione, poiché, come si è detto, pensa che poteva andargli peggio.
         Il dominante: Dotato di uno spiccato ego è affetto da presunzione, per cui ritiene di dover perseverare nei suoi schemi per battere il mercato. Tende a subire forti perdite.
 
In sostanza, chi opera nei mercati finanziari deve perseguire una piena conoscenza di
se stesso: caratteristiche del proprio temperamento, sfaccettature del carattere, punti di
forza e di debolezza, pregi e difetti. Solo così potrà creare lo schema operativo più
idoneo alle proprie necessità, quello schema che gli permetterà di limitare i difetti ed
esaltare le qualità comportamentali.
L’ operare in borsa richiede l’asetticità dei comportamenti, il controllo delle emozioni,
l’autocritica consapevole. Tutto ciò si chiama “modello di investimento”.
Il “modello di investimento” ci consente di attuare un’efficace programmazione di “stop
loss” o di “stop profit”; ci consente, inoltre di scegliere in maniera quasi meccanica,
distaccata, il momento migliore in cui entrare ovvero uscire dal mercato (timing). Un
efficace “modello di investimento” deve comunque essere abbastanza flessibile, nel
senso che va rivisitato periodicamente ed eventualmente, se necessario, variato.
 
3 – La bussola dell’investitore
Colui che si avvicina all’investimento azionario deve avere a mente pochi ma precisi
principi:
          Il prezzo delle azioni può oscillare nel breve periodo a causa di motivazioni diverse; la previsione di tali oscillazioni è oggetto della speculazione, ma non bisogna dimenticare mai che il titolo azionario è l’espressione del capitale economico di un’azienda; alla fine il prezzo del titolo tenderà ad allinearsi al valore reale dell’azienda.
          L’obiettivo dell’investimento azionario sta nell’accelerazione della crescita della ricchezza; le statistiche condotte fino ad oggi dimostrano che nel lungo periodo (oltre 5 anni) l’investimento azionario ha reso più delle obbligazioni, dei BOT e degli altri investimenti alternativi; quindi, guadagna chi ha pazienza e mantiene basso il turnover dei titoli in portafoglio, poiché il tempo riduce il rischio[3]
          Il rendimento delle azioni dipende dallo sviluppo economico, dall’abilità dei manager di creare ricchezza, dalla stabilità politica.
Vediamo, a questo punto, qual è l’identikit di chi investe in azioni[4]:
          E’ un soggetto che punta alla crescita del capitale nel lungo periodo (oltre i cinque anni).
          Ha elevata propensione al rischio ed attitudine, quindi, a non drammatizzare le situazioni di calo repentino dei corsi azionari nel breve periodo.
          Ha una situazione finanziaria personale ovvero familiare equilibrata (diversificazione degli investimenti e quindi del rischio, un livello reddituale costante ed adeguato alle esigenze di liquidità immediata e di formazione del risparmio).
          Non necessita nel breve periodo dei danari investiti.
Da quanto sin qui detto appare chiara la duplice propensione dell’investimento azionario:
          idoneità ad accrescere la ricchezza personale nel lungo periodo (investimento);
          idoneità ad accrescere la ricchezza nel breve periodo (speculazione).
Nel primo caso (investimento non speculativo) il rischio risulta notevolmente più basso, si può affidare il proprio capitale alle gestioni professionali (fondi comuni, gestioni patrimoniali, SICAV).
Nel secondo caso (investimento speculativo) il rischio è notevolmente più elevato, bisogna essere esperti dell’intraday[5] o dello scalping[6] ovvero affidarsi ad un consulente di fiducia particolarmente esperto, i capitali investiti, in caso di perdita, non devono essere essenziali per il mantenimento di un decoroso tenore di vita.
Campobasso, 10 marzo 2007
                                                                      Donato Toma[7]
 
 
 
 
 
 


[1] L’analisi fondamentale si basa sui dati di bilancio, sul quadro economico in cui l’azienda opera ed in generale sulle relazioni tra il sistema azienda ed il sistema economico, giuridico, sociale in cui questa è collocata ed ha come obiettivo la determinazione del valore intrinseco dell’azienda.
Obbiettivo dell’analista, nell’analisi fondamentale, è individuare il valore intrinseco della singola azione (valore dell’azienda : numero delle azioni in circolazione) per sapere se il titolo, rispetto al prezzo di mercato, è sottovalutato o sopravvalutato.
 
[2] Operare in Borsa con successo, autori: S.M. Massello, S. Sacchi, A. Mezzani. Ed. Fag Milano, anno 2002
[3] Capire la Borsa, Autori: M. Liera e A. Beltratti, ed. il sole 24 ore, anno 2000
[4] Capire la Borsa, Autori: M. Liera e A. Beltratti, ed. il sole 24 ore, anno 2000
[5] posizioni che si aprono e si chiudono nell’arco di una giornata borsistica o, comunque, nel breve termine.
[6] acquisti e vendite nell’arco di una giornata borsistica che si ripetono cercando di sfruttare le brevi differenze di quotazione
[7] Dottore commercialista, revisore contabile, già professore a contratto presso la cattedra di economia degli intermediari finanziari della facoltà di Economia dell’Università del Molise, già cultore di economia e gestione delle aziende assicurative presso la stessa facoltà.

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