Ruolo e identità

Ruolo e identità

di Sabetta Sergio Benedetto, Dott.

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Vi è una profonda differenza fra “ruolo”  e “identità”, mentre il primo è determinato dalla propria posizione nella struttura sociale ed è rigido collegato alle aspettative connesse, l’identità viene dinamicamente costruita attraverso processi di adattamento alle contingenze che legate a un determinato ambiente danno luogo al soggetto sociale dell’io fornito di un senso di appartenenza che ne garantisce riconoscibilità e continuità, la socializzazione è pertanto qualcosa di unico che nasce dall’irripetibile combinazione di esperienze e relazioni personali nel quale si formano un Io e un Me, oltre che un Io che si immedesima nel punto di vista dell’altro (Mead).

            Queste due componenti del ruolo e dell’identità tendono a divergere sia per la crescente complessità sociale ma anche per una rete di relazioni prive di un principio unificante nella quale cresce la frammentazione dei significativi e si moltiplicano le proprie identità, con una crescente ansia dovuta alla difficoltà di controllare la realtà dominata dal provvisorio, in questo vi è un prevalere di relazioni effimere che non possono sostituire le relazioni stabili necessarie ai processi sociali, i quali sono altrettanto importanti come le strutture (Durkheim – Simmel), la ripetitività e regolarità dei fenomeni sociali hanno solo carattere probabilistico e tendenziale non certo deterministico (Weber), i ruoli d’altra parte costituiscono la base di una qualsiasi organizzazione nel rendere efficiente gerarchizzando i livelli nei rapporti e nel contempo sufficientemente certo il comportamento nell’agire sociale, il tutto tende a strutturarsi secondo schemi fissi formali o informali al fine del perseguimento e mantenimento nel tempo dei fini organizzativi.

            In una società complessa l’unitarietà dei vari sottosistemi avviene attraverso la specializzazione delle strutture e l’isolamento di una struttura rispetto all’altra, vi è quindi un pericolo di autoreferenzialità e della nascita di valori specifici e particolaristici, non più generali, l’elemento specifico di coesione diventa ancor più la presenza di una cultura capace di relazionare con gli altri (interazionisti) nel costruire una esperienza comune che si rifletta in sistemi di significati, forme di comportamento e infine il tutto si trasformi in norme sociali e giuridiche, pena l’incoerenza del sistema e una frammentazione conflittuale tra e nei sub-sistemi, affinché questa socializzazione possa avvenire sono necessari tra l’altro due prerequisiti fondamentali, la definizione dei ruoli strutturali e la capacità di socializzare verso questi differenti ruoli, così che diventi centrale l’integrare il ruolo nell’identità essendo questo lo snodo tra struttura sociale e individuo (Parsons).

            L’obiettivo finale è, quindi, l’inserimento sociale e nel contempo il conseguimento di una identità personale, questo processo di socializzazione può considerarsi completato quando è assorbito il comportamento programmato e definito dal contesto e dalle varie fonti di socializzazione in relazione al soggetto, le tensioni e i conflitti, tuttavia, sono inevitabili in quanto strutturali alle restrizioni imposte da qualsiasi modello sociale e possono essere vissute come opportunità di adattamento o come pura devianza (funzionalismo), il sé specifico si forma in base alle relazioni con gli altri che influiscono nella nostra auto percezione (Mead), avviene che anche in mancanza di sanzioni formali la presenza degli aspetti emotivi crea sanzioni informali nella comunità e nel gruppo (disapprovazione), procedendo informalmente al controllo sociale, il ridurre la cultura al puro tecnicismo impedisce, pertanto, la valutazione critica cognitiva del proprio agire favorendo l’adattamento secondo pure forze elitarie di mercato, una pura estensione a critica della tecnica, nella quale la dissacrazione dell’io permette la disumanizzazione economica nella quale vi è una inversione del rapporto essere/economia con l’asservimento del primo, fenomeni già realizzatisi nel succedersi delle varie epoche storiche.

            La principale agenzia di socializzazione, la famiglia, sebbene abbia perso molte delle sue funzioni a favore di altre agenzie istituzionali o informali (gruppi dei pari), mantiene una funzione fondamentale nel selezionare i messaggi e distribuire premi e punizioni, condizionando per tale via l’interiorizzazione delle norme sociali, infatti è in famiglia che si acquisiscono gli elementi culturali necessari alla formazione degli atteggiamenti sociali, orientando la personalità di base secondo il modello della teoria di Parsons e dei funzionalisti, d’altronde vengono ad interagire i vari mass media con un ruolo sempre più rilevante in termini di coinvolgimento emotivo e irrazionalità, con comunicazioni semplificate di cui è difficile il feedback del controllo, anche la comunità nella quale si definisce il bisogno dell’individuo diventa sempre più qualcosa di virtuale, acquisendo un imperativo etico che diventa “identità di contrapposizione” a strutture sociali costituite da “istituzioni nemiche”.

            Il linguaggio stesso è parte sia del ruolo che dell’identità, si è osservato che la forma specifica di un linguaggio è il risultato di una salda identificazione per interessi dei parlanti nel gruppo, infatti le relazioni sociali determinano una selettività sui significati dando per scontate una serie di assunzioni, storie e interessi comuni, vi è un minore bisogno di elaborare e rendere espliciti i significati attraverso la struttura logica della comunicazione tanto in un linguaggio quotidiano ma anche nel linguaggio tecnico, avendo la forma delle relazioni sociali una funzione selettiva dei significati da verbalizzare con conseguente ricaduta sulle scelte sintattiche e lessicali, si ha quindi una variante linguistica “ristretta” legata a significati particolaristici del contesto.

            La trasmissione culturale non è pertanto che una relazione coerente fra codici linguistici e socializzazione, la quale si rende visibile con l’organizzazione dei ruoli al cui accesso è legata l’appartenenza ad una classe sociale, Berstein individua all’interno di ciascuna classe sociale delle procedure per il mantenimento dei confini entro i quali vi è una organizzazione simbolica dello spazio, la forza di mantenimento dei confini dà luogo alla forza dei ruoli e quindi dei vincoli individuali, ma mentre nelle posizioni rigide il linguaggio simbolizza le barriere stabilite dalle strutture formali nell’ipotesi opposta è la struttura comunicativa che diventa uno strumento di controllo della flessibilità, il codice comunicativo è nella realtà un codice di orientamento dei valori sociali che vengono ad influenzare il mantenimento dei confini legittimando i rapporti di potere e di autorità.

La divisione del lavoro è uno dei principali mezzi di elaborazione e divisione sui codici comunicativi elaborati, in cui le classi ne influenzano la distribuzione, ma è la relazione con la divisione del lavoro che favorisce le procedure di mantenimento dei confini, la cultura che viene in tal modo trasmessa ha quindi attraverso il linguaggio una influenza etica sull’individuo (Sapir). 

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Sabetta Sergio Benedetto

Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza Università degli Studi di Genova, nonché l'abilitazione all’insegnamento per le discipline giuridiche ed economiche – classe XXV. Direttore di Cancelleria Ministero Grazia e Giustizia e Coordinatore nella Sez. Controllo e SAUR della Corte dei Conti – Genova (controllo Università, Regione,OO.PP.,Prefetture,Enti locali).


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