Riforma professioni: dall’Avvocatura una chiusura pregiudiziale nonostante la disponibilità del Governo sulla riforma forense

Riforma professioni: dall’Avvocatura una chiusura pregiudiziale nonostante la disponibilità del Governo sulla riforma forense

di Redazione

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Anna Costagliola

Il Consiglio Nazionale Forense ha partecipato al tavolo convocato dal Ministro della Giustizia per parlare di smaltimento dell’arretrato con l’aspettativa che l’Esecutivo desse l’assenso alla richiesta avanzata dalla Presidente della Commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, di assegnare la riforma forense alla Commissione Giustizia in sede deliberante, stralciando dunque la professione forense dal regolamento sulle professioni.

Il CNF, nell’esprimere apprezzamento per quelle forze politiche che hanno compreso le ragioni della necessità di un percorso parlamentare, ha auspicato che il Governo fornisse una risposta immediata, in modo da affrontare tutte le questioni aperte che riguardano il sistema giustizia, nella convinzione che la riforma dell’avvocatura per legge debba necessariamente andare di pari passo. In questa direzione si è affermata l’assoluta necessità di procedere allo stralcio della professione forense dal regolamento che disciplina le professioni, al pari della professione medica, atteso il ruolo di garanzia di diritti costituzionali.

All’esito dell’incontro, il Ministro della Giustizia Severino si è mostrata delusa dal fatto che, sebbene il tavolo con i rappresentanti dell’Avvocatura fosse stato indetto in vista di un loro possibile contributo sul tema dello smaltimento dell’arretrato civile, tuttavia gli stessi abbiano ritenuto pregiudiziale alla trattazione di questo tema sciogliere il nodo della legge professionale, preceduta dallo stralcio della posizione degli avvocati da quella di altre categorie professionali dal regolamento sugli ordini di prossima emanazione.

Il Ministro ha sottolineato, sul punto, di aver manifestato la propria disponibilità a partecipare attivamente alla stesura della legge di riforma della professione forense, in modo da valorizzarne la specificità, e di volerlo fare in tempi ristrettissimi, durante il periodo estivo, senza quindi che ciò ritardasse l’itinerario parlamentare, consentendo al Governo di esprimere un parere più meditato sulla richiesta di sede deliberante in Commissione Giustizia della Camera. Preso atto della chiusura pregiudiziale dell’Avvocatura, ha concluso di voler sottoporre la questione al prossimo Consiglio dei Ministri che assumerà le conseguenti decisioni.

Per l’Avvocatura il mancato stralcio sarebbe inspiegabile, attesa anche la piena compatibilità del progetto di legge parlamentare con il regolamento ministeriale. Il CNF si augura perciò che il Governo rispetti la volontà parlamentare, diversamente apparendo l’atteggiamento dell’Esecutivo inspiegabilmente irrispettoso del ruolo costituzionale e della dignità degli avvocati italiani. Senza lo stralcio della professione forense dal regolamento professioni e senza una legge di riforma approvata dal Parlamento vengono meno per l’Avvocatura le condizioni preliminari per avviare un dialogo costruttivo con il Governo, il quale perseguirebbe in modo indubitabile un disegno ideologicamente mirato a mortificare il ruolo costituzionale dell’Avvocatura, erodendo le stesse prerogative del Parlamento.

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