Ricostruzione della dinamica degli incidenti stradali

Ricostruzione della dinamica degli incidenti stradali

di recensione libro

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Autore: Virginio Rivano

Editrice: Firenze University Press

Anno edizione:2009 

Prezzo: € 120,00

 

Letti per Voi… a cura di Giovanni Fontana
 
 
 
Sommario:
          Le indagini per la ricostruzione degli incidenti stradali
          Le indagini ambientali urgenti
          Le misure sul luogo del sinistro
          Le indagini da svolgere sul veicolo e sulle dotazioni
          La misura del coefficiente d’attrito pneumatici-fondo stradale
          La misura delle deformazioni
          La ricerca delle cause dell’incidente: fattori ambientali e fattori umani
          Bibliografia ragionata
          Indice dei concetti
 
 
Commento:
Un bel libro professionale, quello che ho avuto la fortuna di poter leggere.
Sicuramente, dalla lettura di questo testo scientifico – perché di questo si tratta – c’è ancora da domandarsi se per la polizia locale possa avere un senso ricostruire la dinamica degli incidenti stradali, passando per i c.d. rilievi tecnici (fotografici, planimetrici, ecc.), all’accertamento tecnico, propriamente detto.
Ce lo domandiamo, intanto, perché altra cosa è rilevare le tracce del sinistro, altra ancora è ricostruire e quindi accertare gli elementi essenziali del sinistro, ricostruendone addirittura le cause. Intorno a tutto ciò si potrebbe ovviamente aprire un dibattito, giacché quei rilievi conducono, necessariamente ed inevitabilmente, ad una modificazione delle stato delle cose e dei luoghi che, nel momento in cui determina anche la stessa elaborazione dei dati acquisiti ma non più acquisibili, potrebbe dar luogo ad un accertamento tecnico irripetibile.
Oltre la questione tutta giuridica, resta comunque la questione squisitamente pratica che sottende la necessità di acquisire, comunque, quelle conoscenze fondamentali necessarie alla ricostruzione di un sinistro stradale.
Infatti, è del tutto evidente che la polizia giudiziaria può – anzi, deve (artt. 55,348 e 354 c.p.p.) – rilevare lo stato delle cose e dei luoghi soggetti a modificazione, sì da "cristallizzare" tale stato in un verbale che costituisce documento del dibattimento. Ebbene, tali rilievi non possono essere catalogati nel genere dei meri atti ma semmai, debbono essere finalizzati al raggiungimento di un obiettivo che, nel processo penale è, evidentemente, la prova.
Orbene, rilevare la posizione di un veicolo, piuttosto che del corpo umano o di qualsivoglia altra traccia, mediante rilievo fotografico, non si esaurisce, evidentemente, nell’azione del fotografare ma, sicuramente, nell’esercizio della fotografia giudiziale ovvero quella pratica di rilievo tecnico che permette di rappresentare sul piano bidimensionale, una realtà tridimensionale, quanto più fedele possibile al momento in cui l’oggetto stesso è stato rilevato. Non ha quindi senso effettuare un elevatissimo numero di rilievi, con conseguente spesa per l’amministrazione della Giustizia, quanto ridurre al minimo tali rilievi, sino a costituire un fascicolo fotografico essenziale.
Ciò che vale per il rilievo fotografico, a rigore di principio, vale, evidentemente, per ogni altro tipo di rilievo tecnico.
Non da meno, comprendere come il consulente tecnico, piuttosto che il perito, giunga alle sue determinazioni, non serve tanto a sostituirsi a tali soggetti quanto, piuttosto, a fornire a questi ultimi gli elementi (anche stavolta) essenziali per determinare le responsabilità nella causazione del sinistro.
Da qui l’interessante e nutrito sommario di questo elegante volume, rilegato e composto da ben 337 pagine, fornito di un utilissimo indice dei concetti.
Sì, perché alla fin fine è di concetti che si parla.
Di quei concetti più ampi e generali che riguardano l’indagine infortunistica, ma anche di quei concetti più elementari e di dettaglio che interessano, sicuramente, fin dal primo momento, l’organo rilevatore: le caratteristiche e la interpretazione delle tracce al suolo, i rilievi fotografici e planimetrici, nonché l’individuazione del presunto punto d’urto, quale luogo geometrico di incontro delle forze vettoriali che determinano poi lo spostamento delle cose ed il conseguente raggiungimento della condizione di quiete: momento fondamentale per il successivo accertamento.
Evidentemente, la localizzazione dei corpi, avviene secondo quelle regole elementari che si presumono bagaglio professionale minimale di chi svolge servizi di polizia stradale e che, molto spesso, più che il frutto di uno studio – come nel caso di specie – sono il risultato di un esercizio pratico. Tali,talvolta, da costituire quella "regola ambientale" che il Magistrato Santoloci definisce la regola assurda del "così fan tutti". Quindi, a queste regole confermate dall’esperienza, si aggiungono quelle regole suffragate dalla tecnica e quindi valorizzate da un possibile quid professionale quale quello costituito dal c.d. rilievo fotogrammetrico.
Rispetto ad un’analisi grossolana che riguarda i corpi in movimento, un’analisi più particolare può spingersi sino all’osservazione o, per meglio dire, all’ispezione del veicolo e delle sue dotazioni, sì da ottenere ulteriori indizi che secondo la logica della gravità, precisione e concordanza con tutti gli altri presenti in atti, possono costituire ottimo elemento per individuare la prova.
A tali analisi, osservazioni, ispezioni e se vogliamo, anche congetture – tutte da verificare – si debbono aggiungere quelle ulteriori considerazioni sulle deformazioni dei corpi, sui coefficienti d’attrito e quindi sullo studio delle azioni frenanti e le velocità di crociera, sull’analisi del comportamento umano.
A tutto ciò, si aggiungano esempi di studio concreto, grazie ai quali, quelli più interessati – ma oserei dire tutti coloro i quali hanno interesse a conoscere l’utilità vera del loro servizio di polizia stradale – possono verificare "sul campo" le sopraggiunte conoscenze tecniche.
Lo ripetiamo, sicuramente non per sostituirsi a chi fa già bene il suo mestiere ma, semmai, offrendogli tutto ciò di cui ha davvero bisogno, farglielo fare ancora meglio.
Una notazione per finire: perché certi concetti ed un testo come questo non dovrebbe essere utilizzato da quegli studenti, che oltre che imparare delle nozioni – talvolta barbose – di matematica e fisica, potrebbero essere stimolati a farlo, comprendendone tutta l’utilità pratica? Potrebbe essere un’idea da lanciare – se già non l’ha fatto – al bravo docente ed autore di questo volume ovvero il Prof. Virginio Rivano.
 
a cura di Giovanni Fontana [1]
 


[1] L’Autore, Funzionario di Polizia Municipale presso il Corpo Polizia Municipale del Comune di Forte dei Marmi, Referente Regionale per la Toscana ANCUPM e Locale ASAPS, cultore di diritto ed autore di pubblicazioni e rubriche, in un chiarissimo rapporto reciproco di disponibilità e di gratuità, intende presentare l’opera o le opere commentate, con l’unico scopo di contribuire a diffondere strumenti di arricchimento della propria, come dell’altrui cultura professionale. In tal senso, libero da qualsivoglia vincolo di mandato e/o di risultato, accetta ben volentieri le opere che i cortesi Editori o Cultori e Colleghi tutti vorranno sottoporgli, proponendo altresì la pubblicazione dei propri liberi commenti a quanti intenderanno pubblicarli. Per eventuali contatti via mail scrivere a giovannifontana@bipieltel.it .

 

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