Analisi della fattispecie criminosa dell'estorsione

Il reato di estorsione, disciplina giuridica e caratteri

Alessandra Concas Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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Ai sensi dell’articolo 629 del codice penale, rubricato “estorsione”.

L’estorsione è il reato commesso da chi, con violenza o intimidazione, costringe qualcuno a fare o a non fare qualcosa per trarre per sé o altri un ingiusto profitto con altrui danno.

Si tratta di un reato comune, perché può essere commesso da chiunque, e plurioffensivo perché pur essendo classificato tra i delitti contro il patrimonio, lede anche l’interesse personale all’autodeterminazione e all’integrità fisica del soggetto passivo.

In relazione all’elemento oggettivo, la condotta è integrata dalla costrizione con violenza o intimidazione nei confronti di qualcuno per fargli commettere determinati comportamenti attivi oppure omissivi.

Violenza e costrizione si pongono in un rapporto strumentale (violenza/intimidazione per costringere) e eziologico (costrizione a causa di violenza/intimidazione).

L’estorsione è un reato complesso in senso lato perché costituito dalla violenza che non necessariamente integra un’autonoma fattispecie di reato.

L’intimidazione estorsiva può avere in oggetto anche un’omissione se venga prospettato il mancato impedimento di un male che il soggetto attivo ha l’obbligo di impedire.

Il soggetto passivo della violenza può anche non coincidere con il soggetto passivo del reato.
L’evento conseguenza della condotta è quadruplice e consiste:
Nella coazione relativa, violenza o intimidazione personale o reale rilevano nella misura nella quale siano in grado di condizionare la volontà della vittima avendo riguardo al parametro della normale impressionabilità.

Nel compimento dell’atto di disposizione, un dare, facere o non facere aventi in oggetto qualsiasi elemento attivo del patrimonio.
Nel danno altrui, il nocumento causato dalla disposizione dovuta alla vis è insito nello stesso atto di disposizione.
Nel profitto ingiusto, in assenza di un’utilità esorbitante o non dovuta, che non si fonda su una pretesa riconosciuta o tutelata dall’ordinamento, si avrebbe il diverso reato di violenza privata.
Essendo reato di evento, l’estorsione sussiste solo quando tutti gli eventi sono realizzati.
Rispetto all’elemento soggettivo, è sufficiente il dolo generico, cioè la coscienza e volontà di utilizzare violenza o intimidazione al fine di costringere il soggetto passivo a porre in essere una condotta che procurerà l’ingiusto profitto per il reo o per altri, con la consapevolezza di agire illegittimamente.

Di conseguenza, l’erronea convinzione dell’agente che il profitto sia giusto vale ad escludere il dolo di estorsione.

L’articolo 629 comma 2 del codice penale, richiama le stesse aggravanti del reato di rapina.

In questi casi, la pena reclusiva da 5 a 10 anni e la multa da 1000 a 4000 euro della quale al comma 1 vengono aumentate a reclusione da 6 a 20 anni e multa da 5000 a 15000 euro.

Queste aggravanti sussistono:
Se la violenza o la minaccia sono poste in essere con l’uso di armi, da persona travisata o da più persone riunite.

Se la violenza induce qualcuno in stato di incapacità di volere o di agire.
Se la violenza o l’intimidazione sono poste in essere da soggetto appartenente ad un’associazione mafiosa.

Se il fatto è commesso nell’abitazione o in luoghi tali da ostacolare la pubblica o privata difesa, o all’interno di un mezzo di trasporto pubblico.

Se  il fatto è commesso nei confronti di chi sta fruendo o ha appena fruito dei servizi di banche, uffici postali o sportelli automatici per il prelievo di denaro.

Se il fatto è commesso contro un soggetto ultrasessantacinquenne.

Sono esempi di estorsione

Il pizzo o la cosiddetta protezione, che consiste nell’attività criminosa di solito rivolta a ottenere un pagamento periodico in cambio di una presunta offerta di protezione

Il comportamento intimidatorio del datore di lavoro che concorda con i propri dipendenti salari non adeguati alle ore di lavoro prestate.

In caso di estorsione, il colpevole può subire una condanna che varia a seconda delle modalità con le quali è stato commesso il reato.

Se l’estorsione è semplice, la pena applicabile va da cinque a dieci anni di reclusione, se è aggravata la condanna può essere molto più severa, perché la pena prevista dalla legge va da un minimo di sette ad un massimo di venti anni di reclusione.

Le pene previste per il reato di estorsione, con l’ultima riforma del processo penale], sono rimaste invariate per il reato di estorsione semplice, mentre sono aumentate per l’estorsione aggravata.

L’estorsione è un reato procedibile sempre d’ufficio, basterà una semplice denuncia, anche da parte di un soggetto che non sia la vittima diretta del reato, per far iniziare un procedimento penale a carico del colpevole.

La denuncia potrà essere fatta in qualsiasi momento, anche molto tempo dopo il momento nel quale è stato commesso il fatto – reato.

La Cassazione precisa i confini tra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

Nella sentenza oggetto di commento la Suprema Corte prende posizione nel dibattito

sul regolamento di confini tra il delitto di estorsione (ex art. 629 c.p.) e quello di

esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose (ex art. 392 c.p.) o sulle

persone (ex art. 393 c.p.).

 

La posizione espressa dal Supremo Collegio si colloca in linea con l’orientamento maggioritario, che riconosce valore dirimente all’elemento soggettivo del soggetto agente. Il Supremo Collegio precisa anche gli altri elementi distintivi tra le due fattispecie delittuose, con particolare attenzione alle ricadute in caso di concorso di persone.

 

 

 

 

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