Licenziamento e Coronavirus: la possibile sorte del posto di lavoro

di Redazione

L’Inps con il messaggio 2261 del 1 giugno 2020 ha chiarito che il lavoratore licenziato per giustificato motivo oggettivo (cioè per ragioni economiche) durante il periodo di divieto stabilito ha diritto a percepire la Naspi, ove ricorrano gli altri requisiti richiesti per legge

In questi casi la corresponsione della Naspi da parte dell’Inps avviene con riserva di ripetizione di quanto pagato per l’ipotesi in cui il lavoratore licenziato, in seguito a un contenzioso, ovvero per effetto di trattativa, dovesse essere reintegrato nel posto di lavoro.

Licenziamento: è possibile nel periodo di emergenza?

Il presente contributo è tratto da

COVID-19: le novità sul lavoro

COVID-19: le novità sul lavoro

Rocchina Staiano, 2020, Maggioli Editore

A causa della comparsa di casi di trasmissione di COVID-19, il Governo ha emanato una serie di provvedimenti per la gestione ed il contenimento dell’emergenza sanitaria in atto e per il sostegno economico alle famiglie, ai lavoratori ed alle imprese; in particolare, possiamo qui...



Alcuni dei quesiti in materia di licenziamento a cui la presente opera offre risposta:

Nel caso in cui le procedure di licenziamento collettivo siano iniziate successivamente alla data del 23 febbraio 2020, ma non concluse, sono sospese?

Sì, sono sospese; ciò è stato stabilito dall’art. 46 del d.l. 18/2020, il quale prevede che sono sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020.

Il divieto di licenziamento si applica all’apprendista per compimento del periodo formativo?
No, la sospensione dei licenziamenti non opera in relazione al licenziamento dell’apprendista per compimento del periodo formativo, facoltà prevista dall’art. 42, comma 4, del d.lgs. n. 81 del 2015, che non ha subito modifiche dall’art. 46 del dl. 18/2020.
Il licenziamento durante o al termine del periodo di prova è sospeso per 60 giorni?
No, l’art. 46 del d.l. 18 del 2020 fa riferimento solo ai casi di licenziamento collettivo e licenziamenti individuali, per giustificato motivo oggettivo economico.
E’ sospesa la procedura di licenziamento ai sensi dell’art. 7 della l. 604/1966?
Sì, dal 17 marzo al 16 maggio 2020, è sospesa la procedura obbligatoria di conciliazione per licenziamento per giustificato motivo economico presso la Direzione Territoriale del lavoro per le aziende in tutela reale, ai sensi dell’art. 7 della l. 604/1966, in cui si sia già concluso il tentativo di conciliazione presso la Direzione Territoriale del lavoro e manchi solo il passaggio della consegna della lettera di licenziamento.

Potrebbe interessarti anche Il diritto alle ferie

Licenziamento e causa: vale il giustificato motivo oggettivo?

Il riferimento al licenziamento per giustificato motivo oggettivo nel d.l. 18/2020 riguarda anche l’ipotesi del superamento del periodo di comporto?
No, l’art. 46 del d.l. 18/2020 quando parla di licenziamento per giustificato motivo oggettivo fa espressamente riferimento all’art. 3 della l. 604/1966, ossia ai licenziamenti per giustificato motivo oggettivo determinati non da un generico ridimensionamento dell’attività imprenditoriale, ma dalla necessità di procedere alla soppressione del posto o del reparto cui è addetto il singolo lavoratore, soppressione che non può essere meramente strumentale ad un incremento di profitto, ma deve essere diretta a fronteggiare situazioni sfavorevoli non contingenti.
Il divieto del d.l. 18/2020 è rivolto solo ai licenziamenti oppure riguarda anche le dimissioni?
L’art. 46 del d.l. 18/2020 fa riferimenti ai licenziamenti collettivi ed ai licenziamenti individuali, indipendentemente dal numero dei lavoratori, ai sensi dell’articolo 3, della legge 15 luglio 1966, n. 604; di conseguenza, il divieto non riguarda le dimissioni.
Vorrei sapere cosa si intende per 60 giorni?
L’art. 46 del d.l. 18/2020 prevede che i licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo, ai sensi dell’art. 3 della l. n. 604 del 1966, ed i licenziamenti collettivi sono sospesi per 60 giorni, ossia dal 17 marzo 2020 (data di entrata in vigore del d.l. 18/2020) al 16 maggio 2020.

Il presente contributo è tratto da

COVID-19: le novità sul lavoro

COVID-19: le novità sul lavoro

Rocchina Staiano, 2020, Maggioli Editore

A causa della comparsa di casi di trasmissione di COVID-19, il Governo ha emanato una serie di provvedimenti per la gestione ed il contenimento dell’emergenza sanitaria in atto e per il sostegno economico alle famiglie, ai lavoratori ed alle imprese; in particolare, possiamo qui...



Proroga con il Decreto Maggio del divieto di licenziamenti collettivi individuali per motivi economici fino al 16 agosto

Novità per i licenziamenti  che erano stati sospesi dall’entrata in vigore del decreto Cura Italia per 60 giorni , se motivati da giustificato motivo oggettivo o in forma collettiva . Ricordiamo che all’articolo 41 del DL 18 2020   si prevedeva il divieto per 60 giorni (dalla data  di pubblicazione del decreto,  17 marzo, e fino al 16 maggio 2020)  di:

  • procedure di individuazione dei lavoratori da mettere in mobilità,
  • di  licenziamenti collettivi, 
  • sono sospese nel medesimo periodo anche le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020 (data di proclamazione dello stato di emergenza nazionale).

Inoltre  il datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, non può recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo. Restano possibili invece i licenziamenti per  giusta causa ovvero per motivi disciplinari .

La legge di conversione del decreto, n. 27/2020, ha introdotto una specificazione per cui sono esclusi da tale divieto  i recessi relativi a personale  che subentra in contratti di appalto.

La bozza del nuovo decreto Maggio che il Governo sta preparando per prorogare e rafforzare le misure economiche di contrasto all’emergenza Coronavirus  prevede ora una proroga del blocco dei licenziamenti per ulteriori 3 mesi. Si tratta quindi dell’impossibilità di procedure di licenziamento collettivo e individuale fino al 16 agosto 2020 . Nello stesso periodo restano ancora sospese eventuali procedure iniziate dopo il 23 febbraio 2020.  

Il Consiglio dei ministri previsto per oggi che dovrebbe approvare il nuovo decreto  è slittato purtroppo ancora una volta a nuova data .

Sempre stando alla bozza finora diffusa,   verrebbe aggiunta anche la possibilità  di revoca dei licenziamenti effettuati tra il 23 febbraio e il 17 marzo per giustificato motivo oggettivo , purche contestualmente richieda per il dipendente un trattamento di cassa integrazione in deroga, a partire dalla data di efficacia del provvedimento . In questo modo i rapporti di lavoro vengono ripristinati senza alcun onere o sanzione per i datori di lavoro.

Novità apportate con il Decreto Rilancio

Non è più operativo il divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, valido per 60 giorni, introdotto dal decreto Cura Italia. Nelle intenzioni del decreto Rilancio c’è la volontà di dare continuità a tale divieto (che opererebbe fino al 17 agosto 2020), ma il ritardo nella pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento pregiudica l’effetto della misura salvo interventi dell’ultimo minuto. Il 17 maggio scorso infatti il divieto è venuto meno e il datore di lavoro potrebbe attivarsi con un licenziamento che, essendo atto ricettivo deve comunque raggiungere il lavoratore prima dell’entrata in vigore del decreto Rilancio. Ciò però solo per i licenziamenti individuali di dipendenti assunti con contratto di lavoro a tutele crescenti o non soggetti allo Statuto dei lavoratori.

Con il dichiarato intento di salvaguardare i livelli occupazionali il decreto legge Rilancio interviene sull’articolo 46 del decreto Cura Italia (decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27), sostituendo nel comma 1, le parole: “60 giorni” con “cinque mesi”.
Il decreto legge Rilancio intenderebbe pertanto dare continuità al divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo (GMO) che opererebbe fino al 17 agosto 2020.

Decreto di Agosto

Le misure a sostegno dell’occupazione introdotte dal decreto legge n.104/2020, c.d. decreto Agosto. In particolare, il documento di prassi prende in esame il mantenimento del divieto di licenziamento per ragioni economiche, la modifica alla disciplina della Cassa integrazione e l’introduzione di una decontribuzione, fino a 4 mesi, per i datori di lavoro che non ricorrono agli ulteriori ammortizzatori sociali emergenziali e fanno ritornare al lavoro il personale.

Ai datori di lavoro che non  abbiano  integralmente  fruito  dei trattamenti di  integrazione  salariale  riconducibili  all’emergenza epidemiologica da COVID-19 di cui all’articolo 1 ovvero  dell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali di cui all’articolo 3 del presente decreto resta precluso l’avvio delle procedure di  cui  agli articoli 4, 5 e 24 della legge 23  luglio  1991,  n.  223  e  restano altresi’ sospese le procedure pendenti avviate  successivamente  alla data del 23 febbraio 2020, fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, gia’ impiegato nell’appalto, sia riassunto seguito di subentro di  nuovo  appaltatore  in  forza  di  legge,  di contratto collettivo nazionale di lavoro, o di clausola del contratto di appalto.

Alle condizioni di cui al comma 1, resta, altresi’, preclusa  al datore di lavoro, indipendentemente dal  numero  dei  dipendenti,  la facolta’ di recedere dal contratto per giustificato motivo  oggettivo ai sensi dell’articolo 3 della  legge  15  luglio  1966,  n.  604,  e restano altresi’ sospese le procedure in corso di cui all’articolo  7 della medesima legge.Le preclusioni e le sospensioni di cui ai commi 1  e  2  non  si applicano nelle ipotesi di licenziamenti  motivati  dalla  cessazione definitiva dell’attivita’ dell’impresa,  conseguenti  alla  messa  in liquidazione della  societa’  senza  continuazione,  anche  parziale, dell’attivita’, nei caso in cui nel corso della liquidazione  non  si configuri la cessione di  un  complesso  di  beni  od  attivita’  che possano configurare un trasferimento d’azienda o di un ramo  di  essa ai sensi dell’articolo 2112 c.c., ovvero  nelle  ipotesi  di  accordo collettivo  aziendale,  stipulato  dalle   organizzazioni   sindacali comparativamente  piu’  rappresentative  a  livello   nazionale,   di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro,  limitatamente  ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo, a detti lavoratori  e’ comunque riconosciuto  il  trattamento  di  cui  all’articolo  1  del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22. Sono  altresi’  esclusi  dal divieto i licenziamenti intimati in caso di  fallimento,  quando  non sia previsto l’esercizio  provvisorio  dell’impresa,  ovvero  ne  sia disposta la cessazione. Nel caso in cui l’esercizio  provvisorio  sia disposto per  uno  specifico  ramo  dell’azienda,  sono  esclusi  dal divieto i licenziamenti riguardanti  i  settori  non  compresi  nello stesso.
Il datore  di  lavoro  che,  indipendentemente  dal  numero  dei dipendenti, nell’anno 2020, abbia proceduto al recesso del  contratto di lavoro per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’articolo  3 della legge 15 luglio 1966, n. 604, puo’, in deroga  alle  previsioni di cui all’articolo 18, comma 10, della legge 20 maggio 1970, n. 300, revocare in ogni tempo  il  recesso  purche’  contestualmente  faccia richiesta del trattamento di cassa  integrazione  salariale,  di  cui agli articoli da 19 a 22-quinquies del decreto-legge 17  marzo  2020, , convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020,  n. 27, a partire dalla data in cui ha efficacia il licenziamento. In tal caso, il rapporto di lavoro si intende ripristinato  senza  soluzione di continuita’, senza oneri ne’ sanzioni per il datore di lavoro.

Bozza legge di Bilancio

La prima bozza di legge di bilancio 2021 è stata approvata sabato scorso dal Governo con  varie misure di salvaguardia per l’economia e i lavoratori

Nel documento si profila una nuova proroga della cassa integrazione assegno ordinari  FIS per  almeno 9 settimane ( ma potrebbero arrivare a 18) nel 2021.

Resta confermato il meccanismo di contribuzione dei datori di lavoro  rapportata alle perdite registrate rispetto al 2019 , già utilizzato dal Decreto agosto

La cassa integrazione resterà quindi gratuita per chi ha perso almeno il 20% di fatturato, mentre costerà ancora ai datori di lavoro:

  •  il 9% delle retribuzioni interessate per chi ha perso fino al 20% di fatturato  e
  • il 18 % delle retribuzioni interessate  per chi non ha subito alcun calo  di fatturato.

 Si profilano due vie per la realizzazione, che non sarà affidata  solo nella legge di bilancio.  Diversamente da quanto emerso nei giorni scorsi,  anche a seguito dei  tavoli di confronto di sabato  tra il ministro del lavoro Catalfo e le principali organizzazioni sindacali, che chiesto di agire velocemente ,   dovrebbe a breve vedere la luce  un decreto interministeriale Lavoro – Economia   per la proroga fino a fine anno  della CIG già in vigore. 

Ciò assicurerebbe la copertura alle aziende che hanno utilizzato quasi tutte le 18 settimane ( potrebbero essere esaurite già a metà novembre per chi ha utilizzato le settimane ininterrottamente dal 13 luglio )

Con la legge di bilancio 2021 si provvederebbe  invece a finanziare  altre settimane di ammortizzatori sociali per i primi mesi del 2021, probabilmente fino a marzo almeno.

Per questo capitolo è prevista una spesa di almeno 5 miliardi che comprenderanno quanto eventualmente non utilizzato a fine anno.

Attualmente  collegato all’utilizzo della cassa integrazione  c’è il blocco dei licenziamenti individuali per motivi economici e collettivi, che con il decreto agosto è stato appunto delimitato alle aziende che utilizzano gli ammortizzatori  sociali. Cio significa che prima di fine anno, al termine della fruizione dei periodi di cassa integrazione i datori di lavoro potrebbero iniziare a licenziare .

Sempre nell’incontro di  sabato scorso  le organizzazioni sindacali  hanno  chiesto la proroga del blocco fino alla fine dell’emergenza mentre Confidustria minaccia ricorsi sottilineando i rischi di incostituzionalità  di un blocco cosi prolungato ( iniziato ricordiamo a marzo 2020).

il Governo sembra quindi intenzionato ad alleggerire ancora la norma esistente e ha proposto alle parti di mantenere il  blocco solo per i licenziamenti collettivi consentendo i licenziamenti lindividuali economici esclusivamente con la garanzia di misure di reinserimento lavorativo per i lavoratori interessati . Un nuovo incontro con CGIL CISL e UIL è in programma per domani 21 ottobre.

Volume consigliato sul Decreto di Agosto

https://www.fiscoetasse.com/BusinessCenter/scheda/42944-decreto-agosto-sostegno-per-il-rilancio-ebook-2020.html

Diventa autore di Diritto.it

Scarica il documento

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it  |  www.maggioliadv.it

Gruppo Maggioli
www.maggioli.it

Ricevi tutte le novità di Diritto.it attraverso le nostre newsletter. 

Non abbandonare Diritto.it
senza iscriverti alle newsletter!