Legge 104: il lavoratore può essere trasferito?

Legge 104: il lavoratore può essere trasferito?

di Redazione

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Il lavoratore che usufruisce della Legge 104 non può essere trasferito in altra sede dal datore di lavoro, nemmeno nel caso in cui l’handicap del familiare che il lavoratore assiste non sia grave. L’unico caso in cui, a fronte di una disabilità non grave del familiare, il lavoratore può essere trasferito è quando il datore di lavoro prova che esistono motivi gravi e urgenti. A stabilirlo è una recentissima sentenza della Corte di Cassazione.

Vediamo allora in quali casi il beneficiario della Legge 104 non può essere trasferito.

 

Leggi la sentenza della Corte di Cassazione del 12 dicembre 2016.

 

Trasferimento: cosa prevede la Legge 104?

La Legge 104/1992 è la Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate e regolamenta tutta una serie di permessi e agevolazioni di cui possono fruire sia i cittadini disabili che i parenti che li assistono.

In particolare, la legge stabilisce all’art. 33 che il genitore o il familiare lavoratore che assista con continuità un parente entro il terzo grado handicappato e con lui convivente “ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio” e “non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede”.

 

Disabilità grave e non grave

In linea generale, dunque, il dipendente che convive con un parente con handicap grave certificato non può essere trasferito. Ma cosa succede quando la disabilità non è grave?

È questo il caso preso in considerazione due giorni fa dalla sentenza n. 25379/2016 della Corte di Cassazione: una dipendente era stata licenziata dal datore di lavoro in seguito al suo rifiuto di trasferirsi a nuova sede. La lavoratrice assisteva la madre disabile, ma a quest’ultima non era ancora stato riconosciuto ufficialmente un handicap grave.

 

Il trasferimento è illecito anche se l’handicap non è grave

Ebbene, ha sentenziato la Suprema Corte, anche in questo caso il trasferimento è illegittimo.

Nonostante infatti il testo della Legge 104 dia adito a diverse possibili interpretazioni in merito, la giurisprudenza si è nel tempo orientata verso il riconoscimento del diritto anche in caso di handicap non grave. Come si legge nella sentenza, il divieto di trasferimento deve essere interpretato “in funzione della tutela della persona disabile” e dunque deve essere considerato valido “anche quando la disabilità del familiare non si configuri come grave”.

L’unico caso in cui il datore di lavoro può procedere al trasferimento, continua la Suprema Corte, è quando questo provi la sussistenza di “esigenze aziendali effettive ed urgenti“.

 

La certificazione della disabilità

Impossibile quindi, nella quasi totalità dei casi, trasferire il lavoratore che accudisce il familiare disabile anche in caso di handicap non grave. La pronuncia della Cassazione, è bene notare, ha particolare rilevanza perché ha accolto la richiesta della lavoratrice anche se il suo rifiuto al trasferimento è stato opposto prima che le venissero ufficialmente riconosciuti i benefici della Legge 104.

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