La necessaria simmetria fra l’istanza di mediazione e la domanda giudiziale

di Marta Lamonica
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SOMMARIO: Incipit – obbligatorietà della mediazione in materia condominiale- le “sentenze gemelle” del Tribunale di Foggia: il fatto – conclusioni

Incipit

Essendo l’istanza di mediazione condizione necessaria e prodromica alla domanda giudiziale, il contenuto  dei due atti deve coincidere?

Volume consigliato

Le prove nel processo civile

Le prove nel processo civile

L’opera affronta i singoli mezzi di prova, tipici e atipici, analizzandone caratteristiche e valore, al fine di guidare il professionista nella scelta più corretta per sostenere la propria linea difensiva.

La peculiarità del volume consiste nella trattazione della prova in relazione ai singoli tipi di procedimento: oltre alle prove nell’ambito del rito ordinario, gli Autori affrontano la tematica in relazione, fra gli altri, al procedimento di separazione, al procedimento monitorio e a quello cautelare.

La trattazione si sviluppa basandosi sul dato normativo e sulle recenti pronunce giurisprudenziali relative all’utilizzo nonché alla portata probatoria dei singoli mezzi di prova, aiutando in tal modo l’operatore ad orientare il proprio lavoro, confrontandosi con casi pratici.

a cura di Gianluca Morretta
Avvocato, partner dello studio R&P Legal, con particolare esperienza nel contenzioso civile e commerciale. È esperto nella tutela della proprietà industriale e intellettuale.
Maria Teresa Bartalena
Avvocato, si occupa di diritto civile e svolge la propria attività prevalentemente nel settore banking and finance.
Nicola Berardi 
Avvocato, opera nel settore del diritto commerciale, con particolare riferimento al diritto della proprietà industriale e delle nuove tecnologie.
Alberto Caveri
Avvocato, partner dello studio R&P Legal, si occupa di contenzioso ordinario e arbitrale per conto di enti pubblici e primarie società.
Ludovica Ceretto
Avvocato, svolge la propria attività nei settori del commercio elettronico, del trattamento dei dati personali, del diritto della comunicazione e della pubblicità, dei servizi online e del diritto d’autore.
Antonio Faruzzi 
Avvocato, opera nel settore del diritto commerciale, occupandosi in particolare di operazioni straordinarie di fusione ed acquisizione e di contenziosi civili.
Beatrice Galvan
Avvocato, si occupa di diritto civile, con particolare esperienza nel contenzioso civile e nel diritto commerciale e societario.
Paolo Grandi
Avvocato, partner dello studio R&P Legal, esperto di contenzioso commerciale e societario. Assiste primarie aziende del comparto manifatturiero e metalmeccanico, del settore della moda, dell’automotive e della ristorazione.
Enrico Lambiase 
Avvocato, partner dello studio R&P Legal, si occupa prevalentemente di contenzioso nell’ambito del diritto civile, oltre che di diritto di famiglia e delle successioni.
Marco Lauletta
Avvocato, opera principalmente nel settore del diritto bancario, della contrattualistica commerciale nazionale ed internazionale, del diritto dell’ambiente e dell’energia.
Giovanna Maggia
Avvocato, esperta di diritto commerciale in riferimento alla tutela della proprietà intellettuale e al settore del commercio elettronico e della protezione dei dati personali.
Luca Magistretti 
Avvocato, si occupa di contenzioso in materia societaria e assicurativa, di responsabilità civile professionale e da prodotto, di procedure concorsuali e di regolamentazione assicurativa.
Daniele Merighetti 
Avvocato, svolge prevalentemente attività di assistenza nell’ambito del diritto civile, con particolare riferimento alla responsabilità contrattuale, alle locazioni ed alla tutela del consumatore.
Massimo Moraglio 
Avvocato, si occupa prevalentemente di contenzioso civile, avendo maturato una particolare esperienza in ambito bancario e nei procedimenti di esecuzione immobiliare.
Maria Grazia Passerini 
Avvocato, si occupa prevalentemente di diritto civile, avendo maturato una particolare esperienza nella gestione delle controversie di natura famigliare.
Cristiano Principe 
Avvocato, si occupa prevalentemente di diritto civile e, in particolare, di responsabilità civile, diritto commerciale e societario. È autore di pubblicazioni su condominio e locazioni.
Serena Sibona
Dottoressa, laureata nel 2017 presso l’Università di Torino, ha maturato esperienze accademiche all’estero. Da gennaio 2018 si dedica prevalentemente al diritto commerciale e al trattamento dei dati personali.
Caterina Sola 
Avvocato, partner dello studio R&P Legal, da oltre 25 anni svolge la propria attività nell’ambito del contenzioso civile, avendo maturato particolare esperienza soprattutto nei procedimenti cautelari ed esecutivi.
Stefania Tiengo 
Avvocato, partner dello studio R&P Legal, si occupa principalmente di contenzioso civile e di assistenza alle imprese nell’ambito della contrattualistica, soprattutto nel settore immobiliare e delle locazioni.
Monica Togliatto 
Avvocato, partner dello studio R&P Legal, dottoressa di ricerca in diritto civile presso l’Università degli Studi di Torino. Si occupa di diritto della pubblicità, proprietà intellettuale ed industriale, diritto dei consumatori.
Margherita Vialardi 
Avvocato, si occupa prevalentemente di contenzioso civile ordinario e arbitrale, con particolare esperienza nel settore della responsabilità professionale.
Matteo Visigalli 
Avvocato, si occupa di diritto civile prestando assistenza giudiziaria, ordinaria e arbitrale, con particolare specializzazione nel contenzioso commerciale e societario.

Maria Teresa Bartalena, Nicola Berardi, Alberto Caveri, Ludovica Ceretto, Antonio Faruzzi, Beatrice Galvan, Paolo Grandi, Enrico Lambiase, Marco Lauletta, Giovanna Maggia, Luca Magistretti, Daniele Merighetti, Massimo Moraglio, Gianluca Morretta, Maria Gr, 2020, Maggioli Editore
32.00 € 30.40 €

Obbligatorietà della mediazione in materia condominiale

Preliminarmente all’analisi della vicenda soffermiamoci sull’obbligatorietà della mediazione in materia condominiale. L’istituto della mediazione introdotto con il decreto legislativo n. 28 del 2010 nasce come soluzione alternativa, deflativa del carico giudiziale nei tribunali. Si inquadra in quegli istituti stragiudiziali di “Alternative Dispute Resolution” di esperienza anglosassone, volti alla risoluzione delle controversie in tempi brevi e con bassi dispendi in termini di denaro e di tempo. L’articolo 3 del citato provvedimento prevede a carico degli avvocati l’obbligo di informare, per iscritto, l’assistito sulla possibilità di avvalersi della mediazione, dei benefici fiscali connessi e dei casi in cui è obbligatoria. Dall’aprile 2011, per specifiche materie, le parti prima di poter muovere le loro pretese in giudizio, devono aver preliminarmente intentato la mediazione, pena l’improcedibilità del giudizio.

Le materie per le quali il procedimento di mediazione è obbligatorio sono:

-di natura condominiale;

-attinenti ai diritti reali;

-sulla divisione;

-in ambito di diritto successorio;

-vertenti su patti di famiglia;

– contratti di locazione, comodato o affitti di aziende;

– risarcimento del danno per responsabilità medica o sanitaria;

– risarcimenti derivanti da diffamazione per mezzo stampa od altro mezzo di pubblicità;

– in ambito di contratti bancari, assicurativi o finanziari

Nello specifico, la mediazione obbligatoria in ambito condominiale è prevista dall’articolo 71 quarter delle disposizioni di attuazione del codice civile, introdotto con la riforma del condominio. Per cui solo a titolo esemplificativo e non con spirito di esaustività, ecco degli esempi concreti in cui la mediazione è obbligatoria: per l’esecuzione delle delibere assembleari e la loro impugnazione, per l’osservanza del regolamento condominiale, per liti sulle parti comuni, altresì circa il mandato dell’amministratore.

Le sentenze “gemelle” del Tribunale di Foggia: il fatto

Il 1° ottobre 2020, il Tribunale di Foggia si è pronunciato con due sentenze c.d. gemelle, affrontando, per quel che qui analizziamo, la questione della coincidenza di contenuto fra l’istanza di mediazione e la domanda giudiziale.

Le vicende oggetto delle sentenze gemelle sono similari e riguardano l’impugnazione della delibera assembleare del condominio. Nella prima delle due il condomino impugna la delibera contestando l’approvazione del bilancio consuntivo, in sua assenza e all’unanimità dei presenti, similarmente nella seconda lite di cui qui si tratta, il condomino impugna l’approvazione del bilancio consuntivo tuttavia adducendo ulteriori motivi alla sua azione: erronea approvazione di bilancio in luogo di quello oggetto dell’ordine del giorno, approvazione del bilancio preventivo con una quota determinata senza aver fatto riferimento alle tabelle millesimali. Preliminarmente, in ambedue le liti in oggetto, il giudice pugliese chiarisce che i motivi addotti dalla parte attrice sono motivi di “annullabilità” e non “nullità”: “In tema di condominio negli edifici, debbono qualificarsi nulle le delibere dell’assemblea condominiale prive degli elementi essenziali, le delibere con oggetto impossibile o illecito (contrario all’ordine pubblico, alla morale o al buon costume), le delibere con oggetto che non rientra nella competenza dell’assemblea, le delibere che incidono sui diritti individuali sulle cose o servizi comuni o sulla proprietà esclusiva di ognuno dei condomini, le delibere comunque invalide in relazione all’oggetto; debbono, invece, qualificarsi annullabili le delibere con vizi relativi alla regolare costituzione dell’assemblea, quelle adottate con maggioranza inferiore a quella prescritta dalla legge o dal regolamento condominiale, quelle affette da vizi formali, in violazione di prescrizioni legali, convenzionali, regolamentari, attinenti al procedimento di convocazione o di informazione dell’assemblea, quelle genericamente affette da irregolarità nel procedimento di convocazione, quelle che violano norme richiedenti qualificate maggioranze in relazione all’oggetto. Ne consegue che la mancata comunicazione, a taluno dei condomini, dell’avviso di convocazione dell’assemblea condominiale comporta, non la nullità, ma l’annullabilità della delibera condominiale, la quale, ove non impugnata nel termine di trenta giorni previsto dall’art. 1137, terzo comma, cod. civ. (decorrente, per i condomini assenti, dalla comunicazione, e, per i condomini dissenzienti, dalla sua approvazione), è valida ed efficace nei confronti di tutti i partecipanti al condominio”[1]. Oltrepassando le considerazioni proprie sulla species dei motivi di doglianza, si consideri che l’istanza di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale, per cui il condomino è tenuto dapprima a depositare l’istanza di mediazione entro trenta giorni dal dies a quo del termine di decadenza e, in caso di esito negativo del tentativo di composizione della lite, procedere con la domanda giudiziale. L’articolo 8 del d.lgs. 28 del 2010, disciplinando il procedimento di mediazione precisa che: la domanda e la data del primo incontro sono comunicate all’altra parte con ogni mezzo idoneo ad assicurare la ricezione, anche a cura della parte istante. In altri termini, la parte istante non è liberata dal proprio onere di tempestiva impugnazione con il semplice deposito entro il termine perentorio della domanda di mediazione presso l’Organismo. La parte stessa deve provvedere a comunicare all’altra l’istanza di mediazione in maniera contestuale e soddisfacente per rendere edotto il condominio dei motivi di doglianza, non è sufficiente una mera comunicazione di deposito dell’istanza. Scopo del termine perentorio è propriamente quello di consentire al condominio di conoscere il prima possibile i motivi di doglianza di parte istante per potervi porre rimedio/trovare un accordo evitando così il giudizio di impugnazione.

Il giudice pugliese specifica quindi che l’allegazione della domanda non può limitarsi all’indicazione della norma violata o del petitum richiesto ma, anzi, deve essere completa delle ragioni fondanti la domanda giudiziale così da rendere realmente edotta parte chiamata di quanto si sta contestando, quindi, le sentenze gemelle sottolineano l’importanza dell’istanza di mediazione nel suo contenuto e nella sua possibilità di essere azione risolutiva della controversia. L’istanza di mediazione deve presentare un contenuto necessariamente simmetrico all’atto introduttivo del processo riportando tutti gli elementi che qualificano la domanda giudiziale e che la rendono conoscibile nel merito.

Conclusioni

L’articolo 4 del D.Lgs. n. 28 del 2010 prescrive che la domanda di mediazione contenga l’indicazione dell’Organismo, delle parti, dell’oggetto e delle ragioni della domanda, ponendosi così in sintonia con quanto prescritto dall’art. 125 c.p.c., in tal modo si delinea la questione e si garantisce che quanto sottoposto all’Organismo di mediazione trovi corrispondenza con la pretesa fatta valere in giudizio. La mediazione costituisce l’unica alternativa alle lunghe e dispendiose cause in Tribunale, dove spesso, dopo anni di udienze, tutti si sentono sconfitti e nessuno vincitore. Il mediatore, terzo ed imparziale, ascolta le parti, le coadiuva avendo anche facoltà di avanzare una proposta risolutiva. Per cui, considerando la mediazione come un’opportunità alternativa al processo, sgravante i Tribunali dall’affrontare alcuni procedimenti che ben potrebbero trovare una soluzione in sedi alternative, si coglie l’importanza di quanto sottolineato dal giudice pugliese: la necessaria simmetria di contenuto fra istanza di mediazione e domanda giudiziale per rendere cosciente la parte chiamata di ciò che muove l’azione in giudizio. Ne consegue che completezza, interezza, coerenza nell’istanza di mediazione determinano la possibilità di trovare un accordo, risolvere la materia del contendere senza dover intraprendere un procedimento giudiziale ed anzi utilizzare un mezzo più snello e meno “rigoroso” rispetto al giudizio, anche nelle mediazioni obbligatorie di cui all’articolo 5 del D.Lgs. 28 del 2010.

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[1] SS. UU. N. 4806 del 7/03/2005

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