L’interpretazione giuridica del fatto mediante l’intuizione percettiva complessa

L’interpretazione giuridica del fatto mediante l’intuizione percettiva complessa

di Sabetta Sergio Benedetto, Dott.

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         La complessità del sistema normativo fa sì che nell’agire quotidiano degli operatori del diritto vi è una fuzzy logic basata sull’intuizione nata dall’esperienza.
         L’intuizione è caratterizzata nel suo rapporto con l’oggetto:
 
dalla immediatezza del rapporto e dalla presenza effettiva dell’oggetto, circostanze che portano a considerare l’intuizione quale forma di conoscenza privilegiata.
 
Afferma Poincaré che mentre la logica è lo strumento della dimostrazione che sola può dare certezza, l’intuizione è lo strumento dell’invenzione, essa anticipa ciò che non risulta immediatamente dall’osservazione empirica, considerata la complessità.
Alla base dell’intuizione vi è l’esperienza, ossia la ripetibilità delle situazioni, memorizzabili, le quali devono tuttavia essere controllabili e accettabili.
Senza esperienza, diceva Bacone, niente è conosciuto a sufficienza, ma l’esperienza deve essere sperimentata, anche se l’interpretazione intuitiva (Locke e Hume) viene di fatto a guidare l’operato umano, l’esperienza è pertanto sia limitativa che fondante della conoscenza umana (Locke).
Può l’esperienza ridursi all’intuizione? Hume risponde riducendo l’intuizione aun’intuizione istantanea e, sebbene criticato da Kant per l’impossibilità della formazione di procedimenti di previsione, Mach risolve la teoria dell’empirismo di Hume in elementi ritenuti ultimi originari: le sensazioni.
Dewey nega che l’esperienza sia solo intuizione e si rifà all’esperienza quale metodo, gli oggetti non valgono per sé stessi ma solo in quanto connessi in un contesto complessivo chiamato situazione, pertanto possiamo affermare che l’esperienza non è solo intuizione ma anche ragione, progettazione razionale.
Vi è il problema della percezione normativa in rapporto alla percezione dell’evento la quale si differenzia a seconda se questa è valutata di per sé stessa o come dimensione della personalità, ma l’evento acquista per noi senso solo nel rapporto con colui che lo compie di cui noi costruiamo l’immagine attraverso il ricordo e pochi stimoli esterni sufficienti in termini economico evolutivi.
Nei nostri meccanismi cognitivi vi è una sovrastima e sensibilità particolare per quello che è la desiderabilità sociale di un evento ( Beauvis ), circostanza che impone differenti interpretazioni dello stesso accadimento e quindi della lettura tipologica normativa applicabile, vi è pertanto una elaborazione informativa di tipo deduttivo che fa sì che da una prima informazione si crei un supplemento di informazione (Leynes).
Interviene il problema della percezione che la si può interpretare quale atto con cui la coscienza attraverso una selezione di sensazioni elementari definisce l’oggetto (Bergson), ma in realtà interviene anche una interpretazione delle sensazioni quale costruzione del significato di esse, ne deriva che, come dimostrato dalla dottrina della psicologia della forma, non esistono né sensazioni elementari né oggetti singoli isolati bensì la percezione è a carattere totalitario e fa parte di una totalità (Wertheimer, Kohler, Koffka) i cui caratteri sono la massima semplicità, chiarezza, simmetria e regolarità.
Sostanzialmente il tutto trascende le singole parti e determina le parti stesse dinamicamente secondo proprie leggi (teoria del “tutto determinante”) (Merlau, Ponty), fino a ridurre l’individuo ad un punto privo di dimensioni e sottoposto a forze estranee che agiscono nel campo (Lewin).
Queste teorie trascurano lo stato ricettivo del soggetto, ossia la preparazione a ricevere lo stimolo che fa sì che si instauri un processo selettivo il quale determina preferenze, priorità differenze qualitative o quantitative nella percezione; questa apparecchiatura percettiva è variabile ed appresa o costruita anche involontariamente (Allport).
Se la percezione è intesa quale transazione fra l’organismo e l’ambiente (Teoria transazionale) essa deriva la sua natura dalla situazione totale in cui si pone e quale derivazione dall’esperienza passata e dalle aspettative per il futuro dell’individuo (Dewey, Bentley).
La percezione ha quindi un carattere attivo e selettivo e si avvale di indizi, inoltre è costituita da probabilità e non da certezze (funzionalismo), consegue il riconoscimento dell’influenza dei bisogni corporei, delle aspettative dell’individuo e della sua personalità (Teoria della motivazione), ma anche che la percezione, come il ricordo e il pensiero, sono ipotesi avanzate dal singolo e successivamente confermate, abbandonate o modificate ( Teoria dell’ipotesi), concludendo più l’ipotesi è forte e maggiore sono gli indizi necessari ad inficiarla, come al contrario più è debole e minori debbono essere gli indizi (Allport).
La percezione non è quindi una conoscenza totale dell’oggetto bensì una sua interpretazione incompleta e provvisoria fatta di indizi in cui non vi è alcuna certezza sulla sua validità, pertanto necessaria di una verifica operativa e correggibile, non essendo di per se stessa già perfetta.
Questo disordine probabilistico è condizione per la creazione di nuovi stati dinamici, del formarsi e riformarsi di nuove condizioni di equilibrio, ossia di simmetrie.
Il sistema di apprendimento interpretativo avviene in termini di processo solistico adattivo che si nuove episodicamente verso un più alto grado di complessità, questo con una logica fuzzy di cui tuttavia non se ne riconosce l’applicazione, infatti la complessità della rete se da una parte rende più agevole, articolato e veloce il processo, quindi più semplice e aperto, al contempo lo può superficializzare nella valutazione.
L’effetto tunnel che la complessità comporta fa si che le nostre attività avvengano solo in rapporto con chi è nostro vicino, senza poterne valutare gli effetti complessivi, né può esservi qualcuno in grado di valutare la rete, quindi anche normativa, nel suo insieme; non può esservi quindi un legislatore onnicomprensivo ma solo episodico, vedasi le vicende delle leggi finanziarie e la frantumazione normativa riflesso dell’incrocio tra complessità sociale e una visione a tunnel ossessiva sia in termini egoistici che altruistici.
Questa visione se da una parte è funzionale alla complessità produttiva della rete sociale, dall’altra può creare pericoli nella sua causalità, ecco la necessità di istituzioni che nella loro relativa impotenza possano agire da attrattori caotici modulando le onde in frequenza.
 
 
Bibliografia
 
·        R. Serra – G. Canarini, Sistemi complessi e processi cognitivi, Calderoni 1994;
·        N. Abbagnano, Storia della filosofia, Utet 1974;
·        D. Fabbri Montesano, La memoria della regina. Pensiero, complessità, formazione, Guerini Associati ed.;
·        Fritjof, The web of life, New York, Doubleday – Anchor Book, 1996; Trad. It. La rete della vita, Rizzoli 1997.
 
 

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Sabetta Sergio Benedetto

Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza Università degli Studi di Genova, nonché l'abilitazione all’insegnamento per le discipline giuridiche ed economiche – classe XXV. Direttore di Cancelleria Ministero Grazia e Giustizia e Coordinatore nella Sez. Controllo e SAUR della Corte dei Conti – Genova (controllo Università, Regione,OO.PP.,Prefetture,Enti locali).


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