Ius soli

Ius soli in Senato, cosa prevede il ddl sulla cittadinanza

Lo Ius soli è tornato in Senato, finalmente pronto per il voto definitivo dopo la scadenza dei termini per la presentazione degli emendamenti. Il disegno di legge per il diritto della cittadinanza agli stranieri sta infiammando l’opinione pubblica e non solo, visto che la discussione in Aula di ieri è terminata con zuffe, bagarre e una ministra in infermeria. Il voto è rinviato, per ora, alla settimana dopo il ballottaggio delle amministrative, ma presto il Parlamento dovrà decidere se dare l’ok definitivo alla nuova legge.

Vediamo allora nello specifico di cosa si tratta e cosa cambierebbe con lo Ius soli.

 

Ius soli: chi nasce in Italia può acquisire la cittadinanza?

Lo Ius soli è stato fortemente contestato da alcune forze politiche, e da una parte dell’opinione pubblica, perché amplierebbe i criteri con i quali gli stranieri potrebbero diventare cittadini italiani. In particolare, si introduce la possibilità anche per i minori di acquisire la cittadinanza se nati sul territorio italiano.

A determinate condizioni, però. Lo Ius soli proposto in Parlamento è definito Ius soli “temperato” perché non prevede –come ad esempio avviene negli Stati Uniti– che chiunque nasca in Italia acquisisca immediatamente la cittadinanza. È necessario infatti innanzitutto che almeno uno dei genitori si trovi legalmente in Italia da 5 anni, e abbia dunque un permesso di soggiorno permanente, e poi che lo stesso genitore presenti al Comune una dichiarazione di volontà con la quale affermi di voler garantire la cittadinanza italiana al figlio.

Regole più severe per gli extracomunitari

Questo per quanto riguarda gli stranieri provenienti da Paesi dell’Unione Europea. Nel caso degli extracomunitari, almeno uno dei due genitori dovrà non solo possedere un permesso di soggiorno permanente, ma anche provare di avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale e disporre di un alloggio che risponda a tutti i requisiti di idoneità previsti dalla legge. Inoltre, prima di chiedere la cittadinanza per il figlio, dovrà superare un test di conoscenza della lingua italiana.

Lo Ius culturae per gli stranieri entro i 18 anni

La seconda grande novità prevista dal disegno di legge sulla cittadinanza riguarda lo Ius culturae, che si basa sulla frequenza delle scuole a differenza che sul luogo di nascita.

Lo Ius culturae prevede che i bambini arrivati in Italia entro il dodicesimo anno di età, anche se nati all’estero, potranno richiedere la cittadinanza dopo aver frequentato con successo almeno cinque anni di scuola e aver concluso almeno un ciclo di istruzione (quindi le elementari o le medie). Inoltre, gli stranieri che arrivano in Italia prima dei 18 anni potranno richiedere la cittadinanza dopo aver vissuto nel nostro Paese per almeno sei anni e, ancora, aver concluso almeno un ciclo scolastico. Anche in questi casi, comunque, è necessario che il genitore sia in possesso di regolare permesso di soggiorno.

Chi può diventare cittadino italiano oggi

Tra le polemiche e le discussioni per la possibile introduzione del nuovo Ius soli, non bisogna comunque dimenticare che esistono già oggi delle regole che permettono agli stranieri di acquisire la cittadinanza italiana. E non solo: la Legge n. 91/1992 si basa proprio sul luogo di nascita dello straniero. Secondo la normativa attualmente vigente, i bambini nati in Italia possono richiedere la cittadinanza al compimento dei 18 anni (e dunque solo da maggiorenni) se hanno mantenuto costantemente la residenza nel nostro Paese. Inoltre, è importante notare che già oggi un bambino acquisisce automaticamente la cittadinanza italiana se anche solo uno dei suoi genitori è italiano.

 

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