Il reato di immigrazione clandestina

Il reato di immigrazione clandestina

Alessandra Concas Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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Il Governo italiano ha deciso di recente di rimandare l’abolizione del reato di clandestinità, che avrebbe dovuto essere approvata durante il consiglio dei Ministri di metà gennaio.

Secondo l’esecutivo, il reato di clandestinità sarebbe inutile e persino dannoso, però a causa di alcune questioni di opportunità politica al momento è impossibile abolirlo.

Ci sono molti dubbi anche sul fatto che il reato rappresenti un deterrente all’immigrazione clandestina.

Quasi sempre i migranti clandestini sono nullatenenti e non possono pagare l’ammenda prevista dal reato.

Negli anni nei quali è rimasto in vigore, non sembra che il reato abbia portato a un contenimento dei numeri negli arrivi dei migranti.

La questione è che i magistrati che interrogano dei migranti appena sbarcati in Italia per indagare sugli scafisti che li hanno trasportati sono costretti a considerare gli stessi migranti “imputati” del reato di clandestinità.

Nel diritto processuale penale italiano, un imputato non ha nessun obbligo di dire la verità e si può rifiutare di rispondere alle domande dei magistrati..

Se non ci fosse il reato di clandestinità, i migranti sarebbero sentiti come testimoni o persone informate sui fatti, con l’obbligo di dire la verità e senza la possibilità di sottrarsi o depistare le indagini.

Evitando di sentire il migrante come imputato lo Stato risparmia, perché non ci sono i costi del difensore di ufficio nelle fasi delle audizioni e sino alla conclusione del processo.

Il governo aveva inserito l’abolizione del reato di clandestinità nel decreto legislativo sulle depenalizzazioni.

I decreti legislativi sono atti aventi forza di legge promulgati del governo e derivano da una “legge delega”, cioè una legge approvata dal parlamento che fissa i paletti nei quali il governo può legiferare, con decreti, su un determinato argomento.

I decreti legge, di solito, vengono approvati dal governo in via preliminare e poi esaminati dalle commissioni competenti del parlamento, che esprimono in proposito un parere non vincolante, e una volta approvati dal governo, entrano immediatamente in vigore.

L’immigrazione illegale (o immigrazione clandestina o immigrazione irregolare) è l’ingresso o il soggiorno di cittadini stranieri in violazione delle leggi di immigrazione del paese di destinazione.

Lo status degli immigrati illegali è nella maggior parte dei casi temporaneo. Può accadere che persone entrate clandestinamente, senza presentare le proprie generalità ai controlli di frontiera, riescano successivamente a sanare la loro posizione sul territorio, tramite “sanatorie” o “regolarizzazioni”. Al contrario, persone entrate legalmente sul territorio ci possono restare per un tempo superiore al previsto e diventare “irregolari” (“overstaying”, cioè soggiornanti oltre il tempo consentito), non riuscendo a rientrare nelle casistiche previste per ciascuna “sanatoria”.

Gli immigrati sono di solito mossi da una ricerca di condizioni di vita migliori, spesso i Paesi di provenienza sono poveri oppure in quei Paesi non vengono rispettati i diritti civili. In questo caso, potrebbero avere diritto ad ottenere lo status di rifugiati richiedenti asilo.

L’immigrazione illegale, così come quella regolare, è un fenomeno del quale sono oggetto spesso i Paesi più ricchi, seguendo rotte e modalità di trasporto svariate.

Questi spostamenti vengono definiti irregolari se avvengono senza la necessaria documentazione e per altro di frequente coinvolgono trafficanti di esseri umani, a volte costituiti in vere e proprie organizzazioni criminali dirette al loro sfruttamento.

Le persone che si muovono in questo modo spesso mettono a rischio la propria vita, sono obbligate a viaggiare in condizioni disumane e possono essere oggetto di sfruttamento e abuso.

Dal lato politico l’immigrazione clandestina va a toccare una serie di grandi questioni sociali come l’economia, il welfare state, l’istruzione, la schiavitù, la prostituzione, le protezioni giuridiche, il diritto di voto, i servizi pubblici, e i diritti umani.

A volte gli immigrati seguono vie illegali per raggiungere il paese di destinazione, diventando irregolari e in questi casi si affidano a malavitosi che possono essere indicati come veri e propri schiavisti che gestiscono moderne tratte degli esseri umani.

Un esempio sono i cosiddetti scafisti che ammassano enormi quantità di persone su navi di sicurezza e qualità molto scarsa (le carrette del mare).

L’Italia è una delle mete preferite perché il tratto di mare e in particolare a Lampedusa è molto corto rispetto agli altri possibili percorsi, per molti di loro il viaggio continua verso altri Paesi europei. Questi scafisti si fanno pagare somme molto ingenti in cambio della speranza di un’altra vita, e sono spesso alleati con varie organizzazioni criminali oltre che con la complicità della polizia del paese d’origine, intorno all’immigrazione illegale c’è un cospicuo indotto criminale sin dall’origine.

Essendo entrati illegalmente, i clandestini non possono entrare nel mercato del lavoro ufficiale, e arrivati a destinazione, vengono sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli che li usano come manodopera a basso costo, approfittando del fatto che non sono regolarizzabili e sono facilmente ricattabili a causa della loro posizione irregolare.

Essendo manodopera a basso costo, gli stranieri irregolari finiscono, loro malgrado, per abbassare i salari medi (un fenomeno che è detto svalutazione sociale) in alcuni casi questa situazione si riflette a danno dei lavoratori regolari peggiorandone la qualità della vita.

Molti clandestini spesso finiscono per ingrossare la rete della criminalità organizzata, dove svolgono il cosiddetto lavoro sporco, cioè le mansioni più basse, meno desiderabili e più rischiose.

Le politiche dell’immigrazione sono un argomento centrale della politica dei Paesi più ricchi. L’Italia ha cominciato a subire il flusso immigratorio negli ultimi vent’anni, senza che prima ci fossero delle chiare norme in merito (se non qualche minima disposizione nel vecchio Testo Unico di Pubblica Sicurezza).

Dopo un primo tentativo con la legge Martelli del 1990, con la legge Turco-Napolitano  di alcuni anni dopo, si decise di controllare il fenomeno immigratorio in modo da limitarlo al massimo, ponendo anche pesanti sanzioni penali per chi lo favorisse.

Con la legge Bossi-Fini del 2002, si cercò di restringere ancora di più le possibilità di immigrazione in Italia e si appesantirono le sanzioni penali sia introducendo il reato di immigrazione clandestina a carico di ciascun immigrato, sia appesantendo a tal punto le pene per chi in qualsiasi modo (con qualsiasi atto, fatto o comportamento) contribuisse a favorire l’ingresso in Italia dall’estero da equiparare le pene a quelle dei capi mafiosi, tanto per entità della pena (da 5 a 15 anni di reclusione, oltre la multa di 15.000 euro per ogni persona della quale si è tentato oppure ottenuto di favorire l’ingresso) sia per le misure carcerarie (divieto di concessione dei benefici riservati agli altri detenuti), equiparando ai cosiddetti scafisti anche chiunque contribuisca ad organizzare ingressi apparentemente regolari (ad esempio fittizie richieste di assunzione di specialisti non facilmente reperibili in Italia).

L’introduzione di quote per l’immigrazione, se da un lato dovrebbe evitare un afflusso massiccio di immigrati che non potrebbero essere assorbiti dal mercato del lavoro, dall’altro può finire coll’incentivare l’immigrazione clandestina.

A fronte di un numero di immigrati irregolari vengono spesso applicate delle sanatorie, che da un lato portano fuori dall’illegalità molti immigrati, ma che dall’altro non sono che un prendere atto che le politiche per fronteggiare il problema non sono state efficaci. Ù

La questione sostanziale è che mantenere nell’illegalità centinaia di migliaia di immigrati ottiene l’effetto perverso di spingerli nelle mani della criminalità organizzata come braccia a basso costo per attività criminose o comunque illegali, mentre facilitarne la regolarizzazione, incentiva l’immigrazione di altre decine di migliaia di persone.

La questione non è risolvibile sino a quando permarranno così vistose differenze tra il tenore di vita ed i salari dei paesi europei e quelli di molti dei paesi ad essi vicini.

A volere fare un paragone, gli USA accettano 1.000.000 di immigrati legali ogni anno e subiscono l’ingresso di un numero ancora maggiore di immigrati illegali, pur contrastandone l’ingresso, pur essendo rare le sanatorie, le norme USA favoriscono la regolarizzazione, mentre i tradizionali meccanismi automatici dello ius soli (cioè che chiunque nasca all’interno del territorio ne è automaticamente cittadino) e del servizio militare volontario (cioè che chiunque presti servizio volontario per tre anni nelle forze armate, ottiene la cittadinanza) favoriscono le naturalizzazioni, norme che risalgono ancora ai tempi dell’impero romano verso i barbari, anche se in Italia non sono più applicate.

La giurisprudenza è sempre al lavoro con leggi e norme relative all’immigrazione clandestina.

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