Il patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale

di Laura Facondini, Dott.ssa

Coesione sociale e creazione di buona occupazione saranno i pilastri fondamentali di ogni riforma e ogni investimento pubblico contenuti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Coesione sociale e creazione di buona occupazione sono i termini chiave nel Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale firmato il 10 marzo tra il Presidente del Consiglio, il Ministro per la Pubblica amministrazione e i Segretari generali di Cgil, Cisl e Uil.

Tale patto riconosce alla Pubblica Amministrazione un ruolo centrale di motore di sviluppo e catalizzatore della ripresa conseguente all’emergenza epidemiologica derivante da Covid-19.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha affermato che, nel contesto dell’emergenza, l’azione amministrativa, a livello centrale e nelle strutture locali e periferiche, ha dimostrato capacità di resilienza e di adattamento grazie ad un impegno diffuso nel lavoro a distanza e ad un uso intelligente delle tecnologie a disposizione. La riforma dovrà muoversi su due direttive: investimenti in connettività con anche la realizzazione di piattaforme efficienti e di facile utilizzo da parte dei cittadini; aggiornamento continuo delle competenze dei dipendenti pubblici, anche selezionando nelle assunzioni le migliori competenze e attitudini in modo rapido, efficiente e sicuro.

I contenuti del patto

Il patto prevede che la semplificazione dei processi ed un importante investimento in capitale umano sono elementi idonei ad attenuare le disparità esistenti e a dare risposte efficaci al Paese ed ai suoi cittadini.

Pertanto, sono indispensabili misure e piani mirati che si pongano l’obiettivo di stabilità e aumento dell’occupazione e alla valorizzazione professionale del lavoro pubblico.

Altri elementi centrali delle riforme sono la transizione all’innovazione e la sostenibilità delle attività delle Pubbliche Amministrazioni.

La valorizzazione del personale

Il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale attribuisce un ruolo centrale alla valorizzazione del personale.

Emerge nei contenuti del patto la volontà di avviare una nuova stagione di relazioni sindacali finalizzate alla conclusione di rinnovi contrattuali, in quanto investimento che favorisce il rilancio dei consumi ed un clima di stabilità. Pertanto, il Governo e le parti sociali concordano che i rinnovi contrattuali relativi al triennio 2019-2021, salvaguardano l’elemento perequativo della retribuzione già previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro siglati in precedenza e relativi al triennio 2016-2018. Tale  elemento perequativo della retribuzione confluirà nella retribuzione fondamentale. Inoltre, il Governo e le parti sociali hanno stabilito che attueranno la revisione dei sistemi di classificazione professionale, adeguando la disciplina contrattuale ai fabbisogni di nuove professionalità e competenze e alle esigenze di valorizzazione delle capacità concretamente dimostrate.

Il patto prevede che il rilancio della Pubblica Amministrazione si realizza attraverso l’investimento di risorse umane, attraverso l’ingresso di nuove generazioni di lavoratrici e lavoratori e attraverso percorsi di crescita e aggiornamento professionale.

Emerge, inoltre, la volontà di sviluppare strumenti per la ricognizione di titoli, competenze e abilità del personale in servizio.

Il patto prevede, inoltre, che la formazione e la riqualificazione del personale deve assumere centralità quale diritto soggettivo del dipendente pubblico e rango di investimento organizzativo necessario e che sia necessario implementare gli istituti di welfare contrattuale, anche con riguardo al sostegno alla genitorialità, le forma di previdenza complementare e i sistemi di premialità diretti al miglioramento dei servizi.

 

Il lavoro agile

Altro elemento affrontato nel patto è lo smart working, strumento che viene proposto come strutturale e non legato soltanto all’emergenza. Come noto lo smart working è stato uno strumento ampiamente utilizzato dalla Pubblica durante l’emergenza epidemiologica.

Lo smart working secondo la definizione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività. Si tratta di un cambiamento culturale ed organizzativo che passa, talvolta, anche attraverso la rivisitazione e riprogettazione degli spazi. La Legge 22 maggio 2017, n.81 all’articolo 18 definisce il lavoro agile come modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. La prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

Con riferimento alle prestazioni svolte a distanza, il patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale prevede che occorre dirigersi verso al superamento della gestione emergenziale, mediante la definizione di una disciplina che garantisca condizioni di lavoro trasparenti, che favorisca la produttività e l’orientamento ai risultati, concili le esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori con le esigenze organizzative delle Pubbliche Amministrazioni, consentendo il miglioramento dei servizi pubblici e dell’equilibrio fra vita professionale e vita privata. L’effetto delle nuove tecnologie vuole condurre ad un sistema più efficiente, a facilitare l’accesso ai servizi e a rilanciare l’economia, in particolare di alcuni settori produttivi strategici per il Paese.

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Laura Facondini

Laureata con Lode all’Università di Bologna con tesi in diritto processuale civile correlata in diritto processuale dell’Unione Europea, si specializza in Professioni Legali presso la SSPL E.Redenti e si abilitata all’esercizio della professione forense presso la Corte d’Appello di Bologna. Ha svolto collaborazioni scientifiche in Scuole di Formazione dedicate alla preparazione al concorso in magistratura e ha svolto tirocini formativi affiancando il magistrato affidatario nella redazione di sentenze e provvedimenti giurisdizionali. Svolge la propria attività lavorativa nella Pubblica Amministrazione come Istruttore Direttivo Amministrativo. Si occupa prevalentemente di diritto amministrativo, diritto degli enti locali, contratti e appalti pubblici, servizi, privacy, gestione documentale e nuove tecnologie. Per Diritto.it è curatrice dell’area diritto amministrativo.


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