Garante detenuti: relazione al Parlamento 2022

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Il 20 giugno alle ore 11,00 nella Sala della Minerva del Senato della Repubblica il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale ha presentato la Relazione al Parlamento 2022, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E’ intervenuta con un indirizzo di saluto il Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

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      Indice

  1. Il discorso della Presidente del Senato
  2. La relazione del Presidente del Collegio Palma

1. Il discorso della Presidente del Senato

La Presidente del Senato, dopo i saluti, ha evidenziato che fin dalla sua istituzione, il Garante ha sviluppato una rete di collaborazione coi soggetti coinvolti nell’attuazione delle misure di detenzione: dagli istituti penitenziari alle comunità di recupero, dai centri di prima accoglienza alle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza o ai reparti per i trattamenti sanitari obbligatori. Ha quindi toccato l’annosa questione del sovraffollamento delle strutture, rilevando che, nonostante gli sforzi posti in essere in questi anni, anche sul piano legislativo, al fine di contenere i flussi in ingresso e ampliare quelli in uscita dalle carceri, il numero delle persone attualmente detenute in Italia continua a rimanere “pericolosamente” al di sopra dei limiti di capienza, con un tasso medio del 105/110% dei posti disponibili, quindi rilevando che vi sono situazioni di vera emergenza, quali per esempio in Puglia e in Lombardia, dove la concentrazione della popolazione carceraria oltrepassa il 130% e, in alcuni casi, persino il 160% dei posti disponibili. Secondo la Presidente, oltre a generare disagio, malessere e amplificare la percezione del carcere come luogo di degrado ed emarginazione, il sovraffollamento rappresenta uno dei principali ostacoli alla salvaguardia di diritti fondamentali della persona, come quello all’istruzione, al lavoro o alla sfera degli affetti. Ha poi rilevato che quelle che il Garante evidenzia anche nella relazione del 2022 sono problematicità persistenti che richiedono soluzioni strutturali, non misure emergenziali. Ha quindi toccato la tematica del tasso di suicidi in carcere, che continua a essere tra i più alti in Europa, senza contare i numeri sempre più in crescita dei tentativi di suicidio e degli atti di autolesionismo, ponendo l’accento sulla circostanza che quasi la metà dei detenuti che si sono tolti la vita in carcere negli ultimi due anni non stava nemmeno scontando una sentenza definitiva o si trovava sottoposto a misure cautelari. Infine, la Presidente ha citato un aforisma di Voltaire: “Il grado di civiltà di uno Stato si misura dal grado di civiltà delle sue prigioni”.

2. La relazione del Presidente del Collegio Palma

Il Presidente del Collegio ha illustrato la Relazione composta di due parti: una principale di riflessione generale, a partire dall’analisi di aspetti che hanno caratterizzato l’anno trascorso e che contiene le conseguenti richieste che il Garante avanza al Parlamento e le raccomandazioni che la medesima autorità formula alle Amministrazioni, l’altra quale appendice che descrive dettagliatamente con indicatori numerici la situazione attuale nelle cinque complessive aree dell’impegno del Garante nazionale: quella penale, quella relativa alle Forze di Polizia, l’area dei migranti amministrativamente trattenuti e i relativi rimpatri, l’area sanitaria e quella socio-assistenziale. Ha concluso evidenziando che l’analisi delle differenti aree di azione del Garante nazionale e il dettaglio del difficile panorama che è suo obbligo presentare compiutamente al Parlamento, richiedono due cenni: il primo riguarda il Garante medesimo, istituzione che in quasi sette anni si è consolidata, è riconosciuta ed è ormai accreditata a livello nazionale e internazionale, evidenziando che, proprio per ciò, richiede un consolidamento interno, col passaggio da una situazione di generosa provvisorietà, soprattutto del personale che con dedizione ha lavorato negli anni, a quella del pieno riconoscimento della professionalità acquisita e della volontà di non disperdere tale esperienza e tale sapere; il secondo riguarda invece il poco che è stato fatto rispetto al tanto che è posto da temi, quale quello del riconoscimento dei diritti di ogni persona, anche di chi ha sbagliato, sottolineando che tali questioni richiedono anche cambiamenti culturali rispetto ai quali “l’azione di un mandato è solo un piccolo sasso utile a una grande fortificazione da costruire”.

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