Commette il reato di estorsione il datore che obbliga il dipendente ad accettare una retribuzione deteriore

di Giuseppina Maria Rosaria Sgrò, Avv.
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Qui la sentenza: Corte di Cassazione - sez. II pen. - sentenza n. 3724 del 29-10-2021

“Integra il delitto di estorsione la condotta del datore di lavoro che, approfittando della situazione del mercato del lavoro a lui favorevole per la prevalenza dell’offerta sulla domanda, costringe i lavoratori, con la minaccia larvata di licenziamento, ad accettare la corresponsione di trattamenti retributivi deteriori e non adeguati alle prestazioni effettuate”.

Indice:

  1. La vicenda
  2. La questione
  3. La soluzione

La vicenda

I giudici d’appello assolvevano Tizio e Caia dall’accusa del reato di estorsione, loro contestato per aver costretto Mevio e Sempronia, due loro dipendenti, con minaccia larvata di licenziamento, ad accettare trattamenti retributivi deteriori.

A questo punto, i dipendenti si rivolgevano alla Cassazione deducendo che la sentenza incorresse nel vizio di violazione di legge, sia per non aver rilevato la presenza di una minaccia implicita, sia per non aver considerato le condizioni retributive inadeguate rispetto alle condizioni di lavoro disumane.

La questione

Cosa integra il comportamento del datore di lavoro che costringe il dipendente ad una retribuzione deteriore?

La soluzione

La Corte di Cassazione accoglieva il ricorso di Mevio e Sempronia e annullava con rinvio la sentenza impugnata.

In particolare, gli Ermellini stabilivano che “Integra il delitto di estorsione la condotta del datore di lavoro che, approfittando della situazione del mercato del lavoro a lui favorevole per la prevalenza dell’offerta sulla domanda, costringe i lavoratori, con la minaccia larvata di licenziamento, ad accettare la corresponsione di trattamenti retributivi deteriori e non adeguati alle prestazioni effettua”.

Nella vicenda in esame, le condizioni di lavoro indicate come alternativa alla perdita del lavoro erano inique e illegittime, poiché intese a sottoporre i dipendenti a turni di lavoro ininterrotti, ben oltre gli orari pattuiti, per espletare attività non rientranti nelle proprie mansioni, con un trattamento retributivo del tutto inadeguato rispetto alle ore lavorative effettivamente svolte e alle attività effettivamente espletate.

Secondo i giudici di legittimità, la Corte d’Appello aveva erroneamente ritenuto che la configurabilità del reato di estorsione richieda, oltre agli elementi costitutivi propri di detto reato, anche un ulteriore requisito, vale a dire una peculiare condizione di debolezza della persona offesa, dovuta al contesto economico di appartenenza e all’ambiente familiare di provenienza.

Il Tribunale Supremo sottolineava che ai fini configurazione del reato in questione è necessario che il datore di lavoro coarti il lavoratore nel senso di accettare condizioni lavorative inique e deteriori dietro la minaccia dell’interruzione del rapporto di lavoro, mentre non rileva il contesto socio ambientale e familiare in cui tale coartazione viene attuata.

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