Il 18 novembre 2025 non è saltato “Internet”, ma qualcosa che gli si avvicina molto. Poco dopo le 8:30 (CET) una parte consistente della rete globale ha iniziato a mostrare sintomi inequivocabili: pagine non raggiungibili, errori 500, servizi instabili, portali di login inaccessibili. Nel giro di pochi minuti X, Spotify, Canva, servizi bancari, siti di e-commerce e persino ChatGPT — uno degli strumenti più resilienti della stagione attuale — hanno iniziato a rallentare o bloccarsi.
Il punto di contatto è apparso subito chiaro: Cloudflare, Inc., uno dei principali operatori mondiali per sicurezza, CDN e performance web, stava gestendo un incidente su larga scala. Un blackout infrastrutturale che ha confermato quanto l’ecosistema digitale contemporaneo dipenda da pochissimi provider, divenuti nodi critici della continuità operativa globale. In materia consigliamo il volume NIS 2 ed Evoluzione della Cybersicurezza Nazionale, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon, e, per la formazione del professionista, il Master in Cybersecurity e compliance integrata.
Indice
- 1. Cosa è successo: il picco di traffico anomalo che ha fatto traballare mezza Internet
- 2. L’infrastruttura di Cloudflare come elemento critico del web globale
- 3. Conseguenze operative: utenti bloccati, servizi degradati e comunicazioni rallentate
- 4. Impatti giuridici: resilienza, responsabilità e obblighi organizzativi
- 5. L’incidente come caso di studio: dipendenza e rischio sistemico
- 6. Cosa insegna a DPO, legali, CISO e aziende italiane
- 7. Considerazioni conclusive: l’affidabilità del cloud e la sua ombra
- Formazione in materia per professionisti
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1. Cosa è successo: il picco di traffico anomalo che ha fatto traballare mezza Internet
La ricostruzione preliminare fornita da Cloudflare nelle prime comunicazioni parla di uno spike di traffico anomalo sulla rete, sufficiente a generare internal server errors a cascata e rallentamenti estesi. L’anomalia è stata classificata come incidente interno e non come attacco informatico.
Il dato interessante è che, durante l’evento, anche lo stesso portale di status di Cloudflare risultava difficilmente raggiungibile, un segnale sempre indicativo di un problema non localizzato ma sistemico.
La progressiva normalizzazione del servizio ha richiesto circa un’ora: Cloudflare ha comunicato di aver “deployato una correzione”, avvertendo tuttavia che si sarebbero potuti verificare “tassi di errore superiori alla norma” nelle ore successive.
Si tratta di un tempo brevissimo se confrontato con la complessità del sistema, ma lunghissimo per aziende e PA che si affidano a queste infrastrutture come punto unico di mediazione digitale. In materia consigliamo il volume NIS 2 ed Evoluzione della Cybersicurezza Nazionale, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon.
NIS 2 ed Evoluzione della Cybersicurezza Nazionale
Il volume offre una ricostruzione completa e aggiornata della Direttiva NIS 2 e del suo recepimento nel D.Lgs. 4 settembre 2024, n. 138, mettendoli in relazione con l’architettura della cybersicurezza nazionale, il ruolo dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e le più recenti riforme europee in materia.Curato da Gian Luca Berruti, Giuseppe Corasaniti e Pierluigi Perri, con contributi di dirigenti ACN e prefazione del Direttore Generale Bruno Frattasi, il testo unisce in un’unica guida quadro teorico, prassi applicativa e impatti operativi per soggetti essenziali e importanti. – Quadro normativo europeo “all-in-one”Dalla NIS 1 alla NIS 2, passando per Cybersecurity Act, DORA, Direttiva CER, Cyber Resilience Act e Cyber Solidarity Act, il volume ricostruisce in modo sistematico la strategia UE sulla cybersicurezza e la colloca nel contesto del mercato digitale e delle infrastrutture critiche.- Focus sull’ambito di applicazione e sull’autovalutazione NIS 2Una sezione dedicata aiuta a capire se e come si rientra tra i soggetti essenziali o importanti, illustrando le eccezioni, i poteri di ACN e proponendo un vero e proprio strumento di autovalutazione (giurisdizione, dimensione, tipologia di soggetto).- Requisiti minimi e misure di sicurezza spiegati punto per puntoAmpio commento alle misure di gestione del rischio informatico per soggetti essenziali e importanti, con analisi della determinazione ACN 14 aprile 2025 n. 164179 e delle misure di sicurezza di base (governance, asset, gap analysis, rafforzamento dell’assetto di cybersicurezza, gestione incidenti).- Protezione dei dati personali, domini e obblighi di notificaIntegrazione tra NIS 2, disciplina privacy e gestione dei data breach: procedure di notifica, ruolo dei nomi a dominio, sinergie e possibili sovrapposizioni tra i diversi regimi di segnalazione.- Governance aziendale e responsabilità degli organi di gestioneCapitoli dedicati ai doveri dell’organo di gestione in materia di cybersicurezza, alle responsabilità degli amministratori e degli organi direttivi e alla necessità di strutture interne dedicate (referente per la cybersicurezza, ruoli chiari, accountability).- Condivisione delle informazioni e notifiche degli incidenti al CSIRT ItaliaAnalisi degli obblighi di divulgazione coordinata delle vulnerabilità, degli accordi di condivisione delle informazioni, della rete CSIRT nazionale e delle nuove regole sulla notifica degli incidenti (soggetti obbligati, eventi da notificare, termini, tassonomia cyber, sanzioni ed esenzioni).- Crittografia e transizione post-quantumApprofondimento sul rafforzamento delle misure di sicurezza dei dati tramite crittografia, sul Centro Nazionale di Crittografia, sulle linee guida ACN e Garante Privacy e sui rischi della futura “rottura crittografica” nell’era quantistica, con indicazioni operative per la transizione post-quantum.- Vigilanza ACN, ispezioni e sanzioniCommento ai poteri di monitoraggio e valutazione della conformità dell’ACN, alle verifiche e ispezioni, agli esiti delle attività di controllo e alle misure di esecuzione. Il volume illustra inoltre la funzione delle sanzioni nel quadro della cybersicurezza europea, i criteri di proporzionalità e gli strumenti deflativi del contenzioso.- Cooperazione nazionale, CSIRT e gestione delle crisiTrattazione del ruolo dei CSIRT, del sistema delle autorità di settore NIS, del Tavolo NIS, del Quadro nazionale di gestione delle crisi informatiche e dei meccanismi di coordinamento tra ACN, Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, polizia giudiziaria, servizi di informazione e autorità UE (gruppo di cooperazione NIS, EU-CyCLONe).- Riforma dei reati informatici e del D.Lgs. 231/2001Una parte finale è dedicata alle modifiche al codice penale e al codice di procedura penale (accesso abusivo, danneggiamento informatico, estorsione tramite reati informatici, truffa, intercettazioni, testimoni e collaboratori di giustizia) e all’aggiornamento del catalogo dei reati presupposto ex D.Lgs. 231/2001. Perché non puoi farne a meno oraCon l’entrata in vigore del D.Lgs. 138/2024 e delle più recenti determinazioni dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, oltre 20.000 entità pubbliche e private sono già coinvolte dagli obblighi NIS 2, con impatti diretti su governance, misure di sicurezza, notifiche di incidente e sanzioni.Questo volume fornisce il quadro completo e operativo per impostare o rivedere il proprio modello di compliance, ridurre il rischio di non conformità e presentarsi preparati a verifiche, ispezioni e richieste informative. Acquista ora “NIS 2 ed evoluzione della cybersicurezza nazionale” e utilizza la guida per mappare correttamente i tuoi obblighi, adeguare processi e controlli interni e trasformare la conformità NIS 2 da adempimento formale a leva strategica di sicurezza e affidabilità per la tua organizzazione.
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2. L’infrastruttura di Cloudflare come elemento critico del web globale
Cloudflare non è un semplice fornitore: è un intermediario strutturale, presente tra il server origin e l’utente finale. Gestisce CDN, bilanciamento del traffico, firewall, DDoS mitigation, DNS.
È l’ossatura su cui si reggono milioni di servizi.
Una delle conseguenze inevitabili è che, quando Cloudflare inciampa, inciampa anche una porzione significativa di Internet. Un single-point-of-failure de facto, anche se non dichiarato.
L’incidente del 18 novembre ha reso evidente la pericolosa asimmetria tra la complessità della rete e il numero limitato di soggetti che la tengono in piedi: Amazon AWS, Microsoft Azure, Google Cloud, Cloudflare e pochi altri.
3. Conseguenze operative: utenti bloccati, servizi degradati e comunicazioni rallentate
Durante l’evento sono stati riportati:
- errori 500 generalizzati,
- malfunzionamenti nei processi di autenticazione,
- impossibilità di caricare pagine che utilizzano CDN,
- rallentamenti nei flussi API,
- malfunzionamento dei servizi di login federato,
- criticità per alcuni sistemi bancari che appoggiavano i loro endpoint alla rete Cloudflare.
L’incidente ha coinvolto anche gli strumenti di lavoro quotidiano di migliaia di aziende: editor online, SaaS, piattaforme di design, strumenti di AI generativa. Una parte importante della produttività quotidiana si è fermata, ancora una volta ricordando che la “nuvola” non è più soffice da molto tempo.
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4. Impatti giuridici: resilienza, responsabilità e obblighi organizzativi
Spostandoci sul terreno del diritto, il blackout Cloudflare offre un caso perfetto per riflettere su resilienza, affidabilità dell’infrastruttura e responsabilità dei fornitori.
4.1. GDPR e misure di sicurezza (art. 32)
Un’interruzione del servizio non è, di per sé, una violazione dei dati personali. Ma può diventarlo se incide sui principi di integrità e disponibilità. L’obbligo per titolari e responsabili consiste nell’adottare misure tecniche e organizzative adeguate, che includono:
- piani di continuità operativa,
- misure per ridurre la dipendenza da un solo provider,
- contratti che prevedano livelli minimi di disponibilità,
- test periodici (quelli veri, non i PDF che nessuno legge).
Il punto cruciale è proprio qui: quanto un’azienda italiana, piccola o grande, era preparata a un blackout globale di Cloudflare?
Per la maggior parte, la risposta è: pochissimo.
4.2. Responsabilità contrattuale e SLA
Gli SLA dei provider spesso prevedono percentuali di uptime eccellenti (99,9% e oltre). Ma è nelle clausole di esclusione che si gioca la partita: molti incidenti vengono tollerati come “circostanze straordinarie” o “traffico imprevisto”.
L’incidente del 18 novembre riapre la discussione su:
- adeguatezza degli SLA,
- limiti del rimborso economico,
- responsabilità indiretta verso gli utenti finali,
- doveri di sorveglianza del cliente sull’outsourcing.
È un terreno ancora poco battuto nei contenziosi italiani, ma destinato a diventarlo.
4.3. PA e soggetti critici: obblighi di continuità operativa
Le pubbliche amministrazioni e gli operatori di servizi essenziali (oggi regolati anche da NIS2) hanno obblighi di continuità molto più stringenti.
Appoggiarsi a provider globali è spesso necessario, ma l’incidente dimostra che una dipendenza non pianificata può compromettere servizi essenziali anche per pochi minuti, con effetti imprevedibili.
5. L’incidente come caso di studio: dipendenza e rischio sistemico
La lezione generale è chiara: un’infrastruttura digitale basata su pochi nodi critici è intrinsecamente fragile.
Sia chi si occupa di privacy, sia chi lavora in cybersecurity lo ripete da anni: il cloud è un potenziatore straordinario, ma solo se accompagnato da una governance consapevole.
La necessità di:
- architetture distribuite,
- ridondanza,
- diversificazione dei provider,
- controllo dei flussi di servizio,
non è più un optional. È un requisito minimo.
Il caso Cloudflare introduce poi un ulteriore elemento: la fragilità sistemica non arriva solo dagli attacchi, ma anche dagli incidenti interni. Non c’è bisogno di un attore ostile: basta un errore logico, un deploy sbagliato, un overload imprevisto.
6. Cosa insegna a DPO, legali, CISO e aziende italiane
Questi incidenti devono diventare materiale di lavoro quotidiano.
- Aggiornare i piani di continuità non è più una raccomandazione, ma un dovere operativo.
- Verificare i contratti di outsourcing, soprattutto con provider cloud, è indispensabile per comprendere dove finisce la responsabilità del fornitore e dove inizia quella del titolare.
- Redigere un registro degli incidenti IT aiuta a comprendere la propria esposizione.
- Simulare blackout reali, anziché scenari teorici, garantisce una valutazione più solida dei rischi.
In altre parole: incidenti di questo tipo rappresentano un crash-test involontario per l’intero ecosistema digitale.
7. Considerazioni conclusive: l’affidabilità del cloud e la sua ombra
L’incidente Cloudflare non è il primo e non sarà l’ultimo. Ma è un ottimo promemoria.
Promemoria del fatto che la “nuvola” è un’infrastruttura fisica, con limiti fisici, operatori in carne e ossa e margini di errore molto più umani di quanto si voglia ammettere. Promemoria che la resilienza non dipende solo dalla tecnologia, ma dalla progettazione. Promemoria che la fiducia cieca nei provider non è più sostenibile.
E, soprattutto, promemoria che la complessità del digitale non è un destino naturale, ma una scelta. Una scelta che possiamo rendere più robusta, più trasparente e più sicura.
Il blackout di Cloudflare ci ricorda che, mentre inseguiamo l’innovazione, dovremmo ogni tanto controllare che l’interruttore generale sia ancora al suo posto.
Formazione in materia per professionisti
Master in Cybersecurity e compliance integrata
Il Master, giunto alla II edizione, è un percorso formativo avanzato pensato per imprese e pubbliche amministrazioni, professionisti, DPO, responsabili IT, compliance officer e consulenti legali che operano nel settore della sicurezza informatica e della governance normativa delle tecnologie digitali.
L’obiettivo del programma è fornire una visione sistematica, integrata e aggiornata della normativa europea e italiana in materia di cybersicurezza, affrontando in chiave applicativa i principali riferimenti normativi, dalle Direttive NIS alla nuova regolamentazione dei sistemi di intelligenza artificiale, passando per i regolamenti complementari e le linee guida e le ultime Determinazioni dell’ACN.
Attraverso un approccio teorico-pratico, il master esplora:
• L’evoluzione della strategia europea di cybersicurezza.
• L’impianto della Direttiva NIS 2 e il D.lgs. 138/2024, con approfondimento su soggetti obbligati, misure tecniche e regimi sanzionatori.
• Il Perimetro nazionale di sicurezza cibernetica e la Legge n. 90/2024 come strumenti di difesa strategica dello Stato.
• Le interazioni con normative chiave come il GDPR, il Cybersecurity Act, il Digital Operational Resilience Act (DORA) e il Cyber Resilience Act (CRA).
• Il nuovo AI Act, che disciplina lo sviluppo, l’uso e il controllo dei sistemi di intelligenza artificiale in Europa.
• Le responsabilità aziendali e degli amministratori, la governance interna della cybersicurezza e le strategie di compliance integrata.
Il percorso è arricchito da esempi pratici, simulazioni di audit, check list operative e riferimenti normativi aggiornati, utili per implementare con efficacia le disposizioni di legge nei diversi contesti organizzativi.
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