Che cos'è e come si applica il redditometro

Che cos’è e come si applica il redditometro

Maurizio Villani

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VADEMECUM DEL REDDITOMETRO

Introduzione.

Negli ultimi tempi, avrete tanto sentito parlare del redditometro, uno dei principali strumenti attualmente utilizzati dall’Amministrazione finanziaria nella lotta all’evasione fiscale.

L’obiettivo sotteso all’applicazione di questo strumento abita nella necessità di recuperare il danaro sommerso e sottratto alle casse dello Stato; in particolare di far sì che ogni cittadino contribuisca alla spesa pubblica, come garantito dalla Costituzione Italiana.

Le indagini effettuate negli ultimi anni, hanno portato a ritenere che una gran parte di contribuenti (anche l’etimologia della parola: “CONTRIBUENTI”, ovvero coloro che contribuiscono al pagamento delle imposte), non si comportano da tali; piuttosto il contrario, si registra una sempre maggiore quantità di “poveri che si comportano da ricchi”.

Al fine di poter, invece, parlare di “contribuenti” (nell’accezione del termine appena espressa), sono previsti dei controlli a tappeto, che riguarderanno sia coloro che predispongono una regolare dichiarazione dei redditi (sia in qualità di lavoratori dipendenti che di lavoratori autonomi) sia coloro che non ne predispongono alcuna.

Il decreto emanato il 24 dicembre 2012, contiene le voci in base alle quali verranno confrontate tutte le spese sostenute dai contribuenti e i relativi riferimenti (area geografica di appartenenza, tipologia del nucleo familiare ecc.) con cui verranno incrociati i dati in possesso dell’Agenzia delle Entrate, ed a seguito dei quali potranno essere emessi i relativi avvisi di accertamento da redditometro.

In questa sede, ci si prefigge l’obiettivo di delineare le caratteristiche dell’istituto, ma soprattutto di fornire delle adeguate risposte, in base ai comportamenti che un contribuente debba tenere per evitare l’accesso del Fisco nella propria vita privata.

Di seguito, proponiamo le risposte ad alcuni dubbi che possono sorgere in capo a ciascun contribuente.

 

 

 

Domande.

 

  1. D.   Cos’è il redditometro?

R. Il redditometro è uno dei tanti tipi di accertamento che l’Agenzia delle Entrate  utilizza per poter verificare che tutti i contribuenti paghino le tasse a loro spettanti. Attraverso i dati presenti negli archivi fiscali e i dati raccolti da altre fonti accessibili all’Amministrazione Finanziaria, l’Agenzia delle Entrate effettua una indagine circa il tenore di vita degli Italiani, in base ai redditi percepiti (compensi derivanti dal lavoro dipendente o autonomo, o altri tipi di redditi) e alle spese sostenute per mantenere il nucleo familiare di appartenenza.

  1. D.   Chi sono i destinatari?

R. I destinatari sono: le persone fisiche, i professionisti, i commercianti, gli artigiani, gli imprenditori individuali, dipendenti e pensionati.

  1. D.   È applicato alle società?

R. No, perché l’Amministrazione finanziaria utilizza altri tipi di accertamenti fiscali per stimare i ricavi e i compensi.

  1. D.   Come funziona?

R. Per calcolare la capacità contributiva di un contribuente (ovvero la misura economica di partecipazione alla pubblica spesa di ogni individuo), sono messi in relazione il reddito del contribuente e le 100 voci di spesa contenute nel decreto del 24 dicembre 2012.  Attraverso un metodo matematico – statistico gli uffici effettuano una mappatura di soggetti in base alla tipologia di nucleo familiare (matrimonio con figli, conviventi, single, ecc)  e all’area di appartenenza geografica. In sostanza, in base a questo sistema il Fisco sarà in grado di valutare la congruità delle spese effettuate a Milano, piuttosto che a Messina e le spese effettuate da un soggetto convivente piuttosto che single. Nell’ultimo caso prospettato, ovvero nel caso di una convivenza (intesa come famiglia di fatto), se uno dei due soggetti non avrà nella sua disponibilità alcun reddito (ovvero è disoccupato/a) tale procedura di calcolo sarà effettuata in capo al contribuente che produce più reddito o che produce reddito.

  1. D.   L’applicazione del redditometro è automatica?

R. No. Il redditometro è uno strumento di selezione, in quanto al fine di poter emettere un avviso di accertamento da redditometro, il Fisco dovrà valutare uno scostamento del 20% tra quando dichiarato dal contribuente e quanto effettivamente speso (secondo la procedura anzi descritta che mette in relazione al reddito le 100 voci di spesa che indicano il tenore di vita di ogni contribuente). Inoltre, è importante sapere che, in ogni caso, prima di procedere alla notifica dell’avviso di accertamento, gli uffici hanno l’obbligo di convocare il contribuente per rendere giustificativi con riferimento alle spese effettuate. Solo a seguito dell’esito negativo del contraddittorio, cioè nel caso in cui, secondo il Fisco, il contribuente non abbia fornito dei validi giustificativi, sarà emesso un avviso di accertamento. Importante sarà la motivazione contenuta nell’avviso di accertamento, che dovrà essere dettagliata e dovrà basarsi sulle risultanze del contraddittorio, in quanto una motivazione generica sarà sempre contestabile in sede giudiziale.

  1. D.   Come mai mi vengono chiesti dei documenti di spesa relativi ad anni in cui non vi era questo strumento come oggi formulato?

R. Il redditometro è applicato con decorrenza 2009. Quindi è possibile che l’Amministrazione finanziaria possa richiedere della documentazione di spesa relativa ad annualità precedenti. Poiché l’ambiente fiscale si nutre esclusivamente di prove documentali, sarà opportuno reperire ogni tipo di prova/documento in forma cartacea atto a dimostrare le spese sostenute.

  1. D.   Perché devo giustificare finanche l’acquisto di un paio di scarpe per mio figlio?

R. Lo strumento redditometro valuta la capacità di spesa di ogni individuo in base al reddito prodotto nell’anno, quindi per il Fisco sarà opportuno giustificare la fonte di una spesa se non con redditi propri, con redditi altrui; comunque sempre prove tracciabili.

  1. D.   Perché se convivo con una donna disoccupata posso essere soggetto al redditometro?

R. Nel caso di una convivenza more uxorio, la valutazione di spesa effettuata, sarà riferibile al soggetto che all’interno del nucleo familiare è produttivo di capacità contributiva, di redditi o di maggior reddito. Quindi in tutti i casi in cui la famiglia sarà composta da due soggetti, di cui uno lavora e l’altro no, le spese di mantenimento di ogni genere afferenti ai componenti del nucleo familiare (o nel caso di figli, di chi ne ha la patria potestà, anche secondo il regime scelto in sede di dichiarazione), saranno imputate al soggetto che certifica i redditi. Nel caso in cui nessuno dei due abbia un lavoro retribuito con contratti nazionali, o comunque un soggetto che svolge lavori saltuari, dovrà essere sempre dimostrata la provenienza di tali spese, sempre corredata da documentazione tracciabile.

  1. D.    Sono controllati anche gli investimenti?

R. Si, tra le 100 voci monitorate, sono presenti tutte le forme di investimento (azioni, obbligazioni, certificati di deposito ecc..).

  1. D.    Cosa accade se l’Agenzia delle Entrate riscontra un reddito diverso rispetto a quello calcolato dal redditometro?

R. Forse l’unica cosa positiva, nella nuova formulazione del redditometro è che in tutti i casi in cui, sarà valutato dal sistema uno scostamento significativo (che ecceda il 20% del guadagno annuale di un soggetto), il Fisco sarà obbligato, prima di procedere all’emissione dell’avviso di accertamento, a convocare il contribuente per chiedere spiegazioni circa il sostenimento di tali spese. A seguito del contraddittorio, sarà redatto un verbale attestante l’esito del contraddittorio. Solo nel caso in cui l’esito dovesse essere negativo, l’Amministrazione finanziaria potrà procedere all’emissione dell’avviso di accertamento. Importante, come specificato nelle righe precedenti, la motivazione riportata sia nel verbale che nel successivo avviso di accertamento. È importante che si verifichi il contraddittorio, senza esitazione, in quanto tante volte ci sono delle situazioni non prevedibili che possono essere chiarite soltanto con la documentazione in possesso del contribuente o con alcune situazioni di fatto di cui il fisco non è a conoscenza.

  1. D.   Quali sono gli accorgimenti e i comportamenti da tenere per poterlo evitare?

R. Purtroppo non ci sono garanzie circa un comportamento da tenere piuttosto che un altro.  Quello che, da tecnici della materia, consigliamo è sicuramente tenere una “contabilità” familiare che permetta, in qualsiasi momento, di reperire o di indicare la provenienza del denaro impiegato per il sostenimento di alcune spese. Altrettanto importante, come appena detto, esperire il contraddittorio con l’ufficio magari anche con il supporto di un professionista del settore che possa filtrare le richieste e mettervi nelle condizioni di produrre adeguati giustificativi di spesa senza incorrere in ricorrenti errori. È difficile conservare gli scontrini, le ricevute e ogni altro documento che riguardi il normale svolgimento della vita quotidiana, ma sarà necessario farlo d’ora in poi. Infine, chiedete sempre una consulenza specifica, in quanto spesso si sottovaluta il fatto che, osservati come siamo, in qualsiasi momento a fronte di un invito al contraddittorio non esaudito o di una avviso di accertamento da redditometro non riscontrato dal contribuente, l’Amministrazione finanziaria potrà procedere alla riscossione delle somme a credito.

Insomma, occhi aperti e tracciabilità.

 

Lecce, 09.05.2013                                            

Avv. Maurizio Villani

Avv. Francesca Giorgia Romana Sannicandro

 

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