Una questione apparentemente tecnica, ma con rilevanti ricadute pratiche per enti locali e cittadini, arriva davanti alla Corte costituzionale. La Corte di cassazione, con un’ordinanza interlocutoria, ha infatti sollevato dubbi sulla legittimità della norma che potrebbe determinare chi ha diritto a riscuotere i canoni per l’accesso alle strade statali nei Comuni con meno di 20.000 abitanti. Il caso nasce da un contenzioso tra ANAS e un privato, ma si inserisce in un quadro normativo complesso e segnato da contrasti interpretativi. Per approfondimenti in materia, consigliamo il volume Autovelox e controlli stradali dopo il nuovo codice della strada, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon.
Indice
1. Il caso: ANAS contro il privato
La vicenda prende le mosse dalla richiesta di ANAS di riscuotere un canone per l’accesso dalla strada statale “Romea” a un immobile situato nel Comune di Taglio di Po, centro con meno di 20.000 abitanti. Il proprietario contesta questa pretesa, sostenendo che, in base a una norma del 1961, il diritto spetterebbe invece al Comune. In primo grado il Tribunale di Rovigo gli dà ragione, negando ad ANAS la titolarità del credito e ordinando la restituzione delle somme già percepite. Per approfondimenti in materia, consigliamo il volume Autovelox e controlli stradali dopo il nuovo codice della strada, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon.
Autovelox e controlli stradali dopo il nuovo codice della strada
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2. Il ribaltamento in appello
La Corte d’appello di Venezia ribalta la decisione, affermando che la norma del 1961 sarebbe stata implicitamente abrogata da disposizioni successive, in particolare dal Codice della strada e dalle norme che disciplinano l’assetto e le funzioni di ANAS. Secondo i giudici veneziani, il sistema normativo attuale attribuisce chiaramente ad ANAS la gestione e i relativi proventi delle strade statali, anche nei centri abitati più piccoli.
3. Il nodo delle “norme salvate”
La questione si complica ulteriormente in Cassazione. Il ricorrente sostiene che la norma del 1961, pur ritenuta superata, sarebbe stata “rivitalizzata” dal decreto legislativo n. 179 del 2009, che ha individuato un elenco di disposizioni anteriori al 1970 ritenute ancora indispensabili. Tra queste compare anche la norma invocata dal privato. Il problema è stabilire se questo inserimento abbia effettivamente valore normativo tale da far rivivere una disposizione altrimenti incompatibile con la disciplina successiva.
4. Contrasti giurisprudenziali e intervento della Consulta
La Cassazione evidenzia come, sul punto, la giurisprudenza non sia univoca. Alcune decisioni hanno riconosciuto efficacia alla “salvezza” operata nel 2009, mentre altre hanno ritenuto che norme già abrogate implicitamente non possano essere recuperate attraverso un semplice elenco. A complicare il quadro interviene un precedente della Corte costituzionale, che ha già dichiarato illegittima una disposizione analoga del medesimo decreto, proprio perché includeva tra le norme “salvate” una previsione ormai incompatibile con l’ordinamento.
4. La decisione: rinvio alla Corte costituzionale
Alla luce di questi elementi, la Cassazione non entra nel merito della controversia, ma compie un passaggio decisivo. Ritiene infatti rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della norma del 2009 nella parte in cui mantiene in vigore la disposizione del 1961. Per questo dispone la sospensione del giudizio e trasmette gli atti alla Corte costituzionale, chiamata a chiarire definitivamente se quella “salvezza” sia conforme alla Costituzione.
5. Le possibili conseguenze
La decisione della Consulta sarà determinante non solo per il caso concreto, ma per tutti i rapporti analoghi. Se la norma del 1961 fosse ritenuta validamente in vigore, i Comuni potrebbero rivendicare il diritto ai canoni. In caso contrario, la titolarità resterebbe in capo ad ANAS. In gioco non c’è solo una questione interpretativa, ma la coerenza dell’intero sistema delle fonti e dei meccanismi con cui il legislatore interviene a “salvare” norme del passato.
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