Body shaming: quali sono i profili giuridici?

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

Il dilagare di internet e dei “moderni” mezzi di comunicazione di massa ha favorito che determinate pratiche siano potute dilagare, mentre un tempo, erano messe in atto esclusivamente in specifiche occasioni e ambienti.

Il bullismo è sempre esistito e oggi può essere praticato molto più spesso, attraverso l’utilizzo di smartphone e social network.

Dilaga anche un altro modo di tormentare le persone più indifese, quello di dileggiare il loro aspetto fisico perché non conforme a quello che la televisione propone con modelle e modelli dal fisico scultoreo.

Da qui deriva il fenomeno del body shaming.

Coloro che conoscono un po’ di inglese comprendono subito che per body shaming s’intende la deplorevole pratica che consiste nel fare vergognare qualcuno del suo aspetto.

Da sempre le persone che evidenziano qualche imperfezione nel loro fisico sono oggetto di scherno e di derisione da parte di immaturi che non vedono oltre il loro naso.

Il fenomeno è passato alle cronache  da quando il body shaming ha colpito anche personaggi famosi.

La condivisione di immagini sui social network ha esposto al fenomeno in questione  anche i vip.  In questa sede scriveremo qualcosa sul preciso significato di body shaming e su quali sono le implicazioni giuridiche che derivano da simili comportamenti.

In che cosa consiste il body shaming

Come accennato, il body shaming è una forma di denigrazione della persona altrui e si basa sui difetti fisici.

In senso letterale, body shaming significa “fare vergognare qualcuno del proprio corpo”, e si realizza con insulti, allusioni, giochi di parole, doppi sensi e addirittura ingiurie rivolte a mettere in evidente imbarazzo la vittima.

La gravità del body shaming

Si potrebbe pensare che non ci sia niente di inconsueto, perché, purtroppo, da sempre le persone con difetti fisici oppure non attraenti sono state vittime di frecciate e di insulti da parte di altre persone.

La questione attuale è che il body shaming, per merito dei social network, ha oltrepassato i confini del semplice bullismo scolastico, invadendo in modo molto più deciso la vita privata delle vittime.

La possibilità di potere dileggiare in qualsiasi momento una persona ha reso estremamente urgente dare una risposta significativa al fenomeno in questione.

Costituisce un esempio, la foto profilo su Facebook di un ragazzo un po’ in carne la quale foto che viene tempestata di insulti relativi al suo aspetto fisico.

Un simile comportamento potrebbe provocare seri danni alla vittima, a volte anche duraturi, in termini di autostima e possibilità di socializzare.

Le conseguenze giuridiche del body shaming

Fare vergognare qualcuno del suo corpo non è un comportamento che, di per sé, costituisce reato, non essendo un crimine dileggiare qualcuno per il suo aspetto fisico.

Il body shaming può diventare reato se dovesse essere fatto in modo da integrare gli elementi tipici di alcuni tipi di reato, come ad esempio la diffamazione e lo stalking.

Quando il body shaming è diffamazione?

Quando gli insulti sull’aspetto fisico dovessero essere fatti in pubblico, in modo da offendere la reputazione della vittima, c’è il rischio che il body shaming si trasformi in diffamazione (art. 595 c.p.).

La diffamazione consiste nel ledere la considerazione che una persona ha nella società, oppure in  una stretta cerchia di persone, proferendo commenti ingiuriosi o poco riguardosi in sua assenza.

La diffamazione si può integrare anche a mezzo social network.

In simili casi si tratta di diffamazione aggravata, perché il commento poco riguardoso viene fatto in modo che chiunque lo possa leggere.

Il body shaming fatto su internet può diventare diffamazione aggravata, punita con la reclusione da sei mesi a tre anni, oppure con la multa non inferiore a cinquecentosedici euro.

Perché il body shaming diventi diffamazione, però, è necessario che almeno due persone abbiano avuto conoscenza dell’offesa, e che la stessa sia idonea a offendere la reputazione della vittima.

Quando il body shaming è stalking?

Il body shaming potrebbe diventare stalking se il comportamento denigratorio dovesse essere ripetuto in modo costante nel tempo.

In simili casi, se alla vittima deriva uno stato di ansia persistente oppure è costretta a modificare le sue abitudini di vita, ad esempio, non uscendo più di casa oppure evitando di frequentare determinati ambienti per paura degli insulti, si potrà dire integrato il reato di stalking (art. 612 bis c.p.).

In che modo ci si deve tutelare dal body shaming?

Quando il body shaming integra uno dei reati sopra menzionati ci si deve recare subito presso le autorità competenti e sporgere querela.

La segnalazione alle forze dell’ordine segnerà l’inizio formale delle indagini e il conseguente rinvio a giudizio dell’autore del body shaming, con possibilità di costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento dei danni.

Non sempre, però, il body shaming integra una diffamazione o uno stalking.

Quando non scatta il reato, è possibile tutelarsi dalle mortificazioni subite a causa degli insulti di altri utilizzando gli strumenti che la legge mette a disposizione contro il cyberbullismo (Legge n. 71 del 29/05/ 2017).

Il body shaming compiuto attraverso internet non è altro che una forma di bullismo, ed è possibile difendersi impiegando gli stessi mezzi.

Body shaming e cyberbullismo

Se il body shaming assume le forme del cyberbullismo, ci si potrà tutelare impiegando gli strumenti che per questo particolare illecito prevede la legge.

Si potrà chiedere l’oscuramento dei siti internet sui quali avviene il body shaming, fare reclamo al Garante per la privacy, fare segnalazione ai genitori del cyberbullo, chiedere l’ammonimento del questore, se il body shaming costituisca anche reato.

Si tratta di importanti strumenti di difesa che prevede la legge sul cyberbullismo e, per estensione, anche per il body shaming.

La legge specifica che ognuno di essi può essere azionato in modo diretto dal minore che abbia compiuto i quattordici anni.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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