Approvata la legge sulle professioni non regolamentate

Approvata la legge sulle professioni non regolamentate

di Redazione

Versione PDF del documento

Anna Costagliola

Nella giornata di ieri la Commissione Attività Produttive della Camera, riunita in sede legislativa, ha approvato in via definitiva il disegno di legge sulle professioni non regolamentate in ordini o collegi. Si tratta di un momento di particolare importanza nell’evoluzione del sistema professionale italiano poiché il provvedimento, attraverso la regolamentazione delle associazioni professionali, offre, dopo oltre un decennio di discussioni, un primo significativo contributo alla tutela del consumatore e di tutti cittadini che, quotidianamente, usufruiscono delle prestazioni di tali professionisti.

Le professioni «non ordinistiche», che si sono andate sviluppando nel nostro Paese con intensità crescente nel corso degli ultimi anni, costituiscono espressione di un contesto economico dinamico e in espansione, frutto del costante adeguamento alle mutevoli esigenze del mercato e all’incalzante progresso scientifico e tecnologico. Tuttavia, l’importanza economica sempre crescente rivestita da queste professioni, fino ad oggi, non ha trovato in Italia corrispondenza in una disciplina organica della materia, per cui la crescita del settore si è svolta in assenza di regole, col rischio, da un lato, di penalizzare i professionisti più seri e preparati e, dall’altro, di offrire ai consumatori prestazioni e servizi non sempre corrispondenti a quelli richiesti.

L’Unione europea ha fortemente stimolato un processo di normalizzazione, ovvero di regolamentazione normativa di questo settore in crescita, nella consapevolezza dell’importanza del settore medesimo per la competitività del sistema economico, stigmatizzando più volte il problema costituito da un esercizio senza regole delle professioni ed evidenziando la necessità di aprire alla concorrenza il mercato dei servizi.

L’impatto della legge oggi approvata riguarda più di tre milioni di persone che esercitano una delle oltre 200 attività non regolamentate (es. pubblicità, grafica, traduzioni, consulenza aziendale, archeologia, formazione, periti assicurativi, consulenti di investimento, counselor, tributaristi, biotecnologi, pedagogisti, guide turistiche ecc.) le quali, d’ora in poi, potranno costituire associazioni a carattere professionale di natura privatistica, fondate su base volontaria, senza alcun vincolo di rappresentanza esclusiva, con il fine di valorizzare le competenze degli associati e diffondere tra essi il rispetto di regole deontologiche, favorendo la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza. Tali associazioni avranno il compito di promuovere la formazione permanente dei propri iscritti, adotteranno un codice di condotta, vigileranno sulla condotta professionale degli associati, definendo le sanzioni disciplinari eventualmente da irrogare agli associati per le violazioni al medesimo codice e promuoveranno forme di garanzia a tutela dell’utente. Esse, inoltre, potranno rilasciare degli attestati relativi alla qualità della prestazione offerta, da redigere in conformità alla normativa tecnica UNI.

Naturalmente la nuova normativa riguarda unicamente quelle professioni che non facciano riferimento alle attività riservate per legge a soggetti iscritti in Albi o elenchi.

Le associazioni dei consumatori, che si sono attivate in questi mesi per migliorare il testo di legge, auspicano ora che il Ministero dello sviluppo economico attivi velocemente i meccanismi previsti dalla legge per la selezione delle associazioni e la conseguente tutela dei consumatori, e faccia chiarezza sulla piena volontarietà in merito all’adozione delle norme UNI.

Minore soddisfazione per la novità normativa è stata invece espressa dai commercialisti, come risulta dalle perplessità manifestate dall’ANC (Associazione Nazionale Commercialisti) per il tramite del suo presidente, Marco Cuchel. Questi, in particolare, ha sottolineato come il danno che scaturisce dalla opzione legislativa non consista tanto nell’aver dato ad attività qualificate un ambito nel quale possano muoversi e grazie al quale siano riconoscibili, quanto, piuttosto, in quello di aver creato un «sistema a due velocità». Il riferimento è essenzialmente all’attività afferente alla competenze dei commercialisti, che, tranne che per pochissime sfere, non godono di alcuna riserva, per cui chi svolge un’attività in concorrenza con i professionisti iscritti all’ordine, si trova ad essere libero da molti dei vincoli e degli obblighi che l’ordinamento impone ai commercialisti. In sostanza, con questa legge è data la possibilità a chi esercita l’attività propria dei commercialisti di poterlo fare avvalendosi di regole molto più «soft» rispetto a quelle che governano la professione. In detto contesto, il rischio paventato è quello della confusione indotta nel cittadino utente quando si troverà di fronte a due soggetti esercenti la stessa attività ed entrambi riconosciuti dalla legge, ignorandone i rispettivi percorsi formativi e di accesso alla professione.

Critico nei confronti della nuova normativa è anche Andrea Bonechi, ex Consigliere nazionale del CNDCEC con delega alla riforma delle professioni, il quale sottolinea come il rischio che si faccia confusione sia effettivamente fondato. Ciò in considerazione del fatto che il legislatore ha mancato di prendere in considerazione quanto stabilito dalla direttiva qualifiche emanata dall’Unione europea, secondo cui possono essere definiti professionisti solo coloro i quali sono iscritti ad un Albo, dopo aver superato un esame di Stato. Per gli utenti, pertanto, sarà meno facile riconoscere i professionisti dai soggetti che non lo sono.

Se non mancano, dunque, le osservazioni critiche, da molti degli attori del sistema la riforma dei «senza albo» è un segnale forte di modernizzazione e di liberalizzazione di cui il Paese ha forte bisogno per ritornare a crescere. Si tratta di un passo decisivo che contribuisce alla costruzione di un sistema professionale pienamente rispondente ai principi e ai criteri richiamati dall’Unione Europea nella Strategia di Lisbona, prima di tutto quelli della conoscenza e della formazione, ai quali devono uniformarsi tutti i soggetti che operano nel mercato, dando garanzie e certezze al cittadino-consumatore.

Diventa autore di Diritto.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it  |  www.maggioliadv.it

Gruppo Maggioli
www.maggioli.it