Ania: i nuovi assetti del mercato assicurativo tra liberalizzazioni e novità normative

Ania: i nuovi assetti del mercato assicurativo tra liberalizzazioni e novità normative

di Redazione

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Biancamaria Consales

Aldo Minucci, Presidente ANIA, è intervenuto al tradizionale appuntamento autunnale del mondo dell’industria assicurativa, con le proprie osservazioni sul bilancio e sulle prospettive del mercato assicurativo italiano alla luce degli ultimi interventi legislativi. Qui di seguito si riporta il passo conclusivo del suo intervento.

“Avviandomi a concludere, e ragionando in termini di “outlook”, ossia di prospettive per l’industria assicurativa italiana, mi trovo costretto, inevitabilmente, a porre l’accento su quello che possiamo definire come “rischio regolamentare”.

In un quadro macroeconomico in cui persistono molteplici fattori di incertezza, sia a livello nazionale sia a livello europeo e globale, assistiamo in Italia al continuo varo di provvedimenti che introducono vincoli ulteriori e pesanti all’operatività delle nostre imprese.

Pur soggette a una tassazione di gran lunga superiore a quella applicata ai concorrenti esteri, la tendenza – come dimostrato dalla recente “Legge di stabilità” – è quella di un aumento ulteriore della pressione fiscale. Pur essendo caratterizzato il nostro mercato da un costo dei sinistri r. c. auto che è decisamente più elevato di quanto si riscontra all’estero, il legislatore, lungi dall’intervenire per la riduzione di tale costo, impone nuovi vincoli – contrattuali e organizzativi – agli assicuratori italiani, distorcendo il funzionamento del mercato e della concorrenza, con l’effetto ultimo di comportare maggiori costi per tutti.

Verrebbe veramente da chiedersi, alla luce di questi sviluppi normativi, perché mai l’industria assicurativa debba ripetutamente essere oggetto di interventi penalizzanti.

Un’industria che – lo ricordo – investe oltre 500 miliardi di euro con criteri di prudenza e orizzonte di lungo termine. Un’industria che detiene oltre 200 miliardi del debito pubblico italiano e non lo ha smobilizzato nei periodi di più forte turbolenza finanziaria. Un’industria che, tra addetti diretti e indiretti, da lavoro a quasi 300 mila persone e che ha mantenuto i livelli occupazionali in un periodo di intensa crisi economica e finanziaria. Un’industria che, sulla spinta delle forze di mercato, ha visto una progressiva diversificazione dei canali distributivi con l’obiettivo di soddisfare sempre meglio i bisogni di sicurezza di famiglie e aziende.

Alla luce della crescente importanza dei rischi di lungo termine (longevità, salute, calamità naturali), le imprese di assicurazione italiane sono chiamate a un ruolo sempre più rilevante sul piano economico e sociale. Ma esse non possono essere lasciate sole.

Serve una politica assicurativa lungimirante, non basata sulle emergenze di breve termine o su istanze demagogiche, che consenta alle imprese di svolgere questo ruolo in modo efficiente e sostenibile”.

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