Allievi, Maestri e Vie (“Do”)

Allievi, Maestri e Vie (“Do”)

Mirabella Giuseppe

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La mia opinione riguardo le dispute che da sempre agitano il mondo delle arti marziali. Dispute che sicuramente danneggiano la nostra immagine e non fanno altro che creare confusione e cattiva informazione a spese dei nuovi praticanti, sempre più disorientati da un eccesso di offerte improntate sull’autoglorificazione.

A mio parere innanzitutto bisognerebbe cercare di esaminare l’atteggiamento e la motivazione che spingono un individuo ad intraprendere un’arte marziale. Infatti, attraverso le varie fasi dello sviluppo , cambiano le motivazioni. Ad esempio, è chiaro che un ragazzo di 15 anni andrà alla ricerca di un’arte marziale che gli consenta di sentirsi più sicuro di sé, di essere in grado di competere con gli altri. Un individuo adulto, probabilmente andrà alla ricerca di una via di automiglioramento, perché non può non rendersi conto che la minaccia non proviene necessariamente solo dagli altri, ma il più delle volte dal proprio Ego, quindi la ricerca per lui sarà l’affrancarsi dal giudizio altrui, perché consapevole che la libertà può essere conquistata solo vincendo se stesso.Per ottenere ciò qualunque arte marziale, sarebbe adatta anzi, direi che qualunque “arte” possa far raggiungere questo scopo, (e se sono libero, sono “tranquillo”).
Tuttavia, bisogna fare un distinguo tra arti marziali, che perseguono un cammino (“Do”) e gli sport da combattimento, nei quali lo scopo principale è la vittoria sull’altro. Il “Do”, infatti, indica un cammino di autoperfezionamento e autoconoscenza, quindi libero dal desiderio di prevalere sull’altro, desiderio che spesse volte porta ad atteggiamenti non leciti, ma mirati al raggiungimento del fine, senza nessuno scrupolo per i mezzi impiegati.
Io non credo che esista nessuna superiorità di questa o quella via (“Do”)e non consiglierei di sperimentare più “vie” contemporaneamente, perché è solo impegnandosi totalmente in un’arte che ci si può avvicinare all’azione perfetta, la quale è ottenibile solo attraverso la dedizione totale all’attività svolta, così da produrre “abilità” e renderci gioiosi di fare.
Il più delle volte lo sperimentare più “vie” contemporaneamente sorge da una certa insofferenza verso il rispetto delle gerarchie e delle tradizioni. Insofferenza data dalla erronea idea che essere “liberi” vuol dire non avere regole, mentre noi sappiamo che l’uomo che non si sa imporre una disciplina, spesse volte sarà schiavo di se stesso, dei suoi istinti e dei suoi automatismi, i quali lo porteranno ad un’involuzione, perché preda dei sensi, che sono limitati, ma altamente pervasivi e quindi lo costringeranno a reagire e non ad agire.
Tuttavia, credo che dopo una completa e assidua pratica di una sola disciplina, come complemento si possa sperimentare la pratica di altre arti . In particolare, penso che possa esserci una utilità a livello di esercizio psico-fisico, poiché la pratica produrrà un’inevitabile ma allenante difficoltà, che sorge dall’acquisizione di nuovi schemi psico-corporei. Relativamente alla tradizione penso vi sia una naturale tendenza ad essere attratti dal “nuovo”, che non è necessariamente da demonizzare, ma sicuramente non contiene il bagaglio storico-culturale e le esperienze che fanno parte invece di ogni tradizione consolidata.
Secondo il mio punto di vista il “nuovo” trova spazio all’interno della tradizione purchè inserito come metodo evolutivo,dando vita ad una tradizione che va di pari passo con le moderne acquisizioni della tecnica e della scienza, inglobandone tutto ciò che può essere utile al cammino (“Do”).Tutti i percorsi possono essere diversi alla base della montagna, ma la vetta è una sola; personalmente, faccio un’analogia tra la vita come un’orchestra e il karate-do come un possibile strumento; sarebbe futile discutere e polemizzare su quale sia lo strumento migliore, quando è chiaro che chi porta avanti il tutto è il Direttore d’orchestra (cioè l’uomo). Per cio che mi concerne la “vetta” del karate-do è il perseguimento della “tranquillità”. Il karate-do insegna ad impiegare, in qualunque azione, intenzione e attenzione, a vivere nel “qui e ora”, quando si è in un posto, in qualunque posto, lo si è per davvero, si ha tempo, quindi si può stare “tranquilli”. (non è forse questo lo scopo di ogni arte… ? )

Giuseppe Mirabella

Direttore Tecnico Associazione Sportiva MirabellAcademy.
Insegnante di Karate – Massoterapista – Istruttore di Autodifesa – Guardia del corpo – Discipline Orientali – Personal trainer – Esperto in tecniche di comunicazione.
http://www.mirabellacademy.com/

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