AI e diritto: come usarla senza smettere di essere giuristi

Guida pratica all’utilizzo responsabile dell’AI per giudici, avvocati e professionisti del diritto

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L’intelligenza artificiale è ormai entrata stabilmente nelle pratiche quotidiane del lavoro giuridico. Ricerca normativa, sintesi di atti, supporto alla redazione di testi, organizzazione di documentazione complessa: gli ambiti di utilizzo sono molteplici e, se ben governati, possono effettivamente aumentare l’efficienza e la qualità del lavoro.
Il problema non è l’uso dell’AI in sé. Il problema è l’uso non consapevole, non controllato, non giuridicamente orientato. In ambito giuridico – e in particolare nei contesti decisionali, difensivi e valutativi – l’AI non può mai diventare un sostituto del ragionamento umano, né tantomeno una scorciatoia cognitiva.
Questa guida non ha l’obiettivo di demonizzare la tecnologia, ma di fornire criteri pratici e giuridicamente fondati per un utilizzo responsabile, conforme ai principi dell’ordinamento e coerente con i doveri professionali.
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Indice

1. Un punto fermo: l’AI non è una fonte del diritto


Il primo errore concettuale da evitare è trattare l’AI come se fosse una fonte autorevole. Non lo è.
I sistemi di intelligenza artificiale generativa non “conoscono” il diritto, non interpretano norme, non distinguono tra fonti primarie e secondarie, non verificano la vigenza di una disposizione. Producono testi statisticamente plausibili, non giuridicamente fondati.
Per giudici e avvocati questo implica una regola semplice ma imprescindibile: nessuna informazione giuridica generata dall’AI può essere utilizzata senza verifica autonoma su fonti ufficiali (normativa vigente, giurisprudenza reale, banche dati qualificate).
L’AI può aiutare a orientarsi, mai a decidere. In materia consigliamo i volumi NIS 2 ed Evoluzione della Cybersicurezza Nazionale, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon, e “La legge Italiana sull’Intelligenza Artificiale – Commento alla Legge 23 settembre 2025, n. 132″, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon.

2. Responsabilità professionale e non delegabilità della funzione


Nel lavoro giuridico la responsabilità è personale. Per il giudice, discende direttamente dagli artt. 101 e 111 Cost.; per l’avvocato, dal mandato professionale, dal codice deontologico e dal dovere di diligenza qualificata.
L’utilizzo dell’AI non attenua questa responsabilità, ma la rafforza. Chi firma un atto, un parere, una sentenza o una memoria resta integralmente responsabile del contenuto, anche se materialmente redatto con l’ausilio di uno strumento automatizzato.
Tradotto in pratica:

  • non esiste “l’ha scritto l’AI” come giustificazione;
  • non esiste affidamento incolpevole sull’output tecnologico;
  • ogni utilizzo dell’AI richiede un controllo umano effettivo, non formale.

3. Ambiti di utilizzo consentiti e ambiti critici


Un uso responsabile dell’AI passa anche dalla corretta delimitazione degli ambiti.

Utilizzi generalmente compatibili (con controllo umano):
-riorganizzazione e sintesi di documenti già noti;
-supporto alla strutturazione di un atto;
-brainstorming argomentativo preliminare;
-semplificazione linguistica di testi complessi;
-individuazione di profili da approfondire.

Utilizzi ad alto rischio:
-ricerca autonoma di giurisprudenza da citare senza verifica;
-individuazione di norme applicabili senza controllo di vigenza;
-redazione automatica di motivazioni o pareri conclusivi;
-valutazioni di merito o prognostiche affidate all’output dell’AI.

In questi ultimi casi, l’uso non governato può tradursi in errori gravi, anche sotto il profilo disciplinare e deontologico.

4. Il problema delle “allucinazioni” e come gestirlo


Le cosiddette hallucinations non sono bug occasionali: sono un fenomeno strutturale dei modelli generativi. Citazioni inesistenti, sentenze mai pronunciate, articoli di legge “verosimili” ma falsi.
Per il giurista questo significa una cosa molto chiara: ogni riferimento normativo o giurisprudenziale prodotto dall’AI va considerato, fino a prova contraria, non attendibile.

Buone pratiche operative:
-usare l’AI solo come strumento esplorativo, mai come fonte finale;
-verificare sempre su banche dati ufficiali;
-non copiare/incollare mai riferimenti senza controllo;
-diffidare dei testi “troppo perfetti”.

5. Dati personali, segreto professionale e riservatezza


Un altro profilo spesso sottovalutato riguarda la protezione dei dati. Inserire in un sistema di AI generativa:
-atti processuali,
-dati personali,
-informazioni coperte da segreto professionale,
-fascicoli o documenti riservati,
può comportare violazioni gravi del GDPR, del segreto d’ufficio e del segreto professionale.
Principio operativo essenziale: mai inserire in sistemi di AI generalisti dati reali, identificativi o sensibili, salvo che si tratti di strumenti contrattualmente qualificati, con garanzie di riservatezza, sicurezza e non addestramento. La responsabilità, anche qui, resta del professionista.

6. AI Act e principio di controllo umano


Il Regolamento (UE) 2024/1689 sull’intelligenza artificiale rafforza un principio che nel diritto era già implicito: human oversight. I sistemi di AI non devono compromettere diritti fondamentali, né sostituirsi a decisioni che richiedono valutazione giuridica e discrezionalità.
Per i professionisti del diritto questo si traduce in una regola di fondo: l’AI è uno strumento di supporto, non un decisore, non un consulente autonomo, non un “co-giudice”.

7. Una responsabilità culturale prima ancora che tecnica


Usare responsabilmente l’AI non significa solo “non sbagliare”. Significa preservare il ruolo del giurista come interprete, garante, mediatore tra norma e realtà.
Il rischio più insidioso non è l’errore evidente, ma l’atrofia del pensiero critico, la delega silenziosa del ragionamento, l’abitudine a fidarsi di un testo ben scritto senza verificarne il fondamento.
Nel diritto, questa deriva non è neutra: incide sulla qualità della giustizia, sulla tutela dei diritti, sulla credibilità delle istituzioni.

8. Conclusioni: l’AI è una leva, non una scorciatoia


L’intelligenza artificiale può essere una straordinaria alleata del lavoro giuridico, ma solo se governata con competenza, prudenza e consapevolezza normativa.
Il professionista del diritto che utilizza l’AI non deve diventare meno giurista, ma più giurista: più attento alle fonti, più rigoroso nei controlli, più consapevole delle proprie responsabilità.
Perché, nel diritto, l’efficienza non può mai venire prima della responsabilità. E la tecnologia, per quanto sofisticata, non potrà mai sostituire ciò che rende giuridica una decisione: la responsabilità umana di chi la assume.

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Avv. Luisa Di Giacomo

Laureata in giurisprudenza a pieni voti nel 2001, avvocato dal 2005, ho studiato e lavorato nel Principato di Monaco e a New York.
Dal 2012 mi occupo di compliance e protezione dati, nel 2016 ho conseguito il Master come Consulente Privacy e nel 2020 ho conseguito il titolo…Continua a leggere

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