Spiagge ai privati, ma non adesso

Spiagge ai privati, ma non adesso

Redazione

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Salta la norma del decreto sviluppo che prevedeva un diritto di superficie di 20 anni sugli arenili: se ne riparlerà con la comunitaria. Soddisfatti i comuni, che chiedono di essere ascoltati per un intervento organico nel settore

Articolo di Fortunato Laurendi tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it

Salta la norma del decreto sviluppo (d.l. 70/2011) che prevedeva un diritto di superficie di 20 anni sulle spiagge. Ad annunciarlo è stato ieri il relatore in Commissione finanze alla Camera, Maurizio Fugatti, che ha spiegato che verranno riformulati in questo senso gli emendamenti presentati dal Pd. Rimangono in piedi le disposizioni sui distretti turistici.  “È evidente – ha commentato il presidente della Commissione finanze, Gianfranco Conte – che la questione verrà affrontata nella sua completezza in un altro provvedimento”, probabilmente nella legge comunitaria.
“Accogliamo con soddisfazione la decisione di sopprimere i primi tre commi del decreto sviluppo”, ha commentato il presidente della commissione turismo dell’Anci e sindaco di Porto Sant’Elpidio, Mario Andrenacci. La notizia ha generato un “comprensibile compiacimento” tra i sindaci riuniti a Roma per condividere una posizione unitaria da rappresentare al Governo. “Il semplice stralcio rappresenta però un’occasione mancata per modificare e innovare una normativa oramai obsoleta”, ha aggiunto il sindaco di Forte dei Marmi, Umberto Buratti. “A questo punto – ha proseguito – speriamo di avere il tempo per lavorare con serenità a un provvedimento e chiediamo di essere ascoltati al più presto nelle opportune sedi istituzionali per poter dare il nostro contributo alla rilettura della normativa demaniale, alla valorizzazione degli investimenti degli imprenditori italiani, alla tutela del nostro litorale e alla creazione delle condizioni per escludere le concessioni demaniali a finalità turistico-ricreativa dalla direttiva servizi”. “Abbiamo ottenuto la soppressione dei commi 1, 2 e 3 dell’articolo 3 del decreto sviluppo, quelli relativi alle spiagge. Come richiesto dal Pd, quindi, le norme vengono eliminate:dopo aver generato un enorme confusione, governo e maggioranza sono state costrette ad un passo indietro. Ora si dovrà lavorare a una legge quadro per affrontare la questione”, ha spiegato Alberto Fluvi, capogruppo Pd nella Commissione finanze di Montecitorio. “Un altro successo per i cittadini.
Dopo la vittoria su nucleare e acqua pubblica, la cancellazione della norma che prevedeva il diritto di superficie sulle spiagge per 20 anni, rappresenta una nuova vittoria per tutti i cittadini, gli imprenditori onesti e per coloro che hanno a cuore i beni comuni. Questa estate è cominciata bene, ora avanti per liberare le spiagge dai cancelli e dal cemento”, è invece il commento di Sebastiano Venneri, vicepresidente nazionale di Legambiente. “Il vecchio decreto – ha continuato Venneri – rappresentava un’aberrazione giuridica che non accontentava nessuno. Né tanta parte degli imprenditori che hanno rischiato di venir scalzati dai grandi speculatori del settore, né cittadini e turisti, che venivano di fatto privati del diritto di fruire di un bene pubblico per eccellenza”. Ma la cementificazione delle spiagge non è scongiurata, sostiene il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, che spiega: “L’eliminazione dei commi 1 e 3 dall’articolo 3 del Dl sviluppo è un segnale importante che, però, non ci tranquillizza affatto visto che il governo ha dichiarato che la materia sarà trasferita nella legge comunitaria. Il rischio cementificazione, purtroppo, resta inalterato perché restano in piedi i commi 4 e 5 dell’articolo 3 del Dl Sviluppo che prevedono, attraverso le zone a burocrazia zero, di edificare su spiagge ed arenili”. “La preoccupazione, quindi, resta alta perché una parte dell’obbrobrio normativo del governo sulle spiagge è rimasto in essere – ha concluso Bonelli -. Secondo i dati Unep (Agenzia delle Nazioni Unite per l’Ambiente) le spiagge italiane sono fra le più cementificate d’Europa con il 60%”. “Diamo atto a Governo e Parlamento di aver scelto la via più saggia stralciando gli articoli che riguardavano gli stabilimenti balneari dal decreto sviluppo”, commenta in una nota la Fiba-Confesercenti. “È un positivo riconoscimento alla nostra giusta battaglia tesa a evitare decisioni affrettate e pasticciate – aggiunge – ora c’è lo spazio e il tempo per lavorare tutti insieme alla definizione di una vera e convincente legge quadro che fissi nuove certezze per il settore e tuteli lavoro ed investimenti delle imprese”.

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