Minori ed Internet: relazione finale del tavolo tecnico del Ministero della Giustizia

di Redazione
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Si è chiuso nel pomeriggio del 10 maggio il tavolo tecnico del ministero della Giustizia sulla tutela dei diritti dei minori nel contesto dei social network, dei servizi e dei prodotti digitali in rete. Il tavolo, costituito da membri del Ministero della Giustizia e di varie Autorità, si proponeva come un tavolo di studio del fenomeno e rilevamento di dati in materia, e ha raccolto i risultati del suo lavoro in una relazione, presentata lo stesso 10 maggio.

>>>Leggi qui la relazione completa<<<

       Indice

  1. Obiettivi e tecniche
  2. Risultati dello studio
  3. Prospettive di intervento 

1. Obiettivi e tecniche  

Il tavolo pone come presupposto del proprio lavoro l’idea che l’accesso ad internet sia, anche per i più giovani, un diritto ed un’enorme opportunità, ma con il caveat che i dati di utenti così giovani e l’ambiente in cui essi si aggirano, spesso senza supervisione di adulti, debbano essere rigorosamente protetti con particolare attenzione. Nel documento, il tavolo riporta come propri obiettivi: 

  1. Analisi e studio del fenomeno (monitoraggio, rilevazione e confronto su casi concreti);
  2. Analisi e valutazione delle soluzioni tecnologiche attualmente in uso per la verifica dell’età degli utenti e per la previsione dei rischi per i minori;
  3. Analisi e individuazione di ulteriori possibili soluzioni da adottare per:
  • Verificare l’età degli utenti dei social network e degli altri servizi e prodotti digitali
  • Regolamentare lo sfruttamento dell’immagine dei minori sulle piattaforme on line;
  • Assicurare un’efficace salvaguardia del “consenso digitale” dei minori, funzionale ad evitare, anche in conformità al Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali (RGPD)1, il trattamento illecito di dati personali dei minori nonché la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti;
  • Garantire il rispetto delle disposizioni collegate al requisito anagrafico per l’iscrizione, profilazione e trattamento dei dati degli utenti, con particolare riguardo agli utenti minore di età;
  • Individuare iniziative di educazione e sensibilizzazione per un corretto utilizzo delle piattaforme digitali da sottoporre al governo e alle autorità competenti. 

Il lavoro, iniziato il 7 settembre 2021, è stato condotto tramite la raccolta di dati informativi, l’ascolto diretto di alcuni stakeholders e un questionario conoscitivo sull’attività degli utenti minorenni, da somministrare alle principali piattaforme social (Google, Meta e Tik Tok). 

2. Risultati dello studio 

Si è evidenziato, tramite l’intervento di associazioni ed agenzie, che la crescita delle interazioni in rete di utenti giovani e giovanissimi a causa della pandemia ha condotto ad un aumento “esponenziale” di esposizione ai rischi in queste fasce d’età. Le associazioni hanno registrato un incremento di oltre il 250%, negli ultimi 5 anni, di casi di minori che commettono reati online, anche di particolare gravità (quali la pedo –pornografia), oltre che di casi di pedofilia, aumentati del 130%, e l’abbassamento dell’età dell’adescamento; a questo si aggiungono casi di estorsioni sessuali (vale a dire estorsioni susseguenti lo scambio di immagini sessualmente esplicite) nella fascia d’età compresa tra zero e 13 anni, di cui quattro nella fascia d’età 0-9 anni. L’Associazione Prometeo Onlus, inoltre, lancia un allarme sul fenomeno, in crescita, del consumo precoce della pornografia on line, che interessa, a livello globale, il 30% dei bambini fra gli 11 e i 12 anni e, in Italia il 44% dei ragazzi fra i 14 e 17 anni. 

La relazione individua due nuclei problematici. Uno, ovviamente, è la regolamentazione; l’altro si individua nella necessità di consapevolezza e protezione della propria identità digitale, tramite l’educazione digitale, per la quale, ovviamente, i genitori occupano una posizione importantissima. Quest’ultima si dovrebbe incentrare sui tre nuclei di controllo sui propri dati, limitazione all’uso dei servizi digitali contemperata dal riconoscimento del diritto anche per il minore di accedere alla rete, e attenzione alla reputazione del minore su internet. In relazione a questi nuclei, il professor Boccia Artieri dell’Università degli Studi di Urbino individua una serie di esigenze: 

  • Age assurance system: uso proporzionato, anche in tema dei diritti dei minori
  • Trasparenza
  • Diritto di accesso, pur garantendo la privacy;
  • Ogni principio di protezione non deve produrre esclusi  
  • Evoluzione tecnica: si debbono creare regole anche da applicare in futuro
  • Comunicare chiaramente la ratio delle scelte, anche sulle soglie di accesso, tenendo conto del diritto del minore all’identità digitale

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3. Prospettive d’intervento

La relazione propone quattro principali nuclei d’intervento su cui agire:

Age verification e uso consapevole delle nuove tecnologie della rete

Il tavolo si richiama al Regolamento generale sulla protezione dei dati, che stabilisce la validità del consenso al trattamento di dati personali del minore ai 16 anni: lo Stato italiano, si precisa, ha abbassato la soglia ai 14 anni, ma “contando evidentemente su un attento controllo da parte dei gestori sul rispetto di tale limite”, controllo che, alla luce dei dati di cui sopra, si rivela insufficiente. Il tavolo propone quindi di chiarire che i minori di anni 16 non hanno la capacità giuridica necessaria per stipulare contratti – specie se per adesione – che abbiano ad oggetto la fornitura di servizi della società dell’informazione che sottenda il trattamento di loro dati personali. Inoltre, si richiede che le piattaforme aumentino il livello di controllo dell’età al momento della richiesta di ammissione, con strumenti che possono variare in base alla natura della piattaforma stessa.

Baby influencer: capacità giuridica del minore e ‘diritto all’oblio’: l’esempio francese

I baby influencer rappresentano un vero e proprio fenomeno dei social media e del marketing moderno. Si tratta di bambine e bambini ma anche adolescenti che costruiscono il proprio successo attraverso il loro spazio su internet, la cui immagine viene utilizzata per fare tendenza e profitti, grazie ai like, visualizzazioni e commenti, per sponsorizzare prodotti e servizi. Per lo svolgimento di questa nuova forma di marketing, i baby influencers vengono perlopiù assistiti dai genitori manager e più raramente da agenzie. Spesso quindi sono gli stessi adulti a sovraesporli in rete fin da piccolissimi. Nonostante i limiti d’età previsti, è presente un gran numero di bambini nell’ambiente digitale anche di età inferiore ai 14 anni: in questi casi sono coloro che esercitano la responsabilità genitoriale a farsi carico di prestare il consenso. 

Per  queste situazioni, il tavolo di lavoro suggerisce l’adozione di una norma più stringente, come nell’esperienza francese, e un vincolo di destinazione sui compensi percepiti dal minorenne. Inoltre, viene richiamato il diritto all’oblio, e si sottolinea la necessità di estendere il diritto dell’ultraquattordicenne previsto nella L. 71/17 recante disposizioni a tutela del minore per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo, di richiedere alla piattaforma digitale la rimozione di contenuti ritenuti lesivi della propria personalità.

Le campagne di comunicazione e sensibilizzazione

Sebbene il tavolo riconosca che le iniziative di educazione e sensibilizzazione in tema di servizi digitali siano tante e ben strutturate, evidenzia la fatica del legislatore ad intervenire in modo tempestivo sui fenomeni della rete, chiedendo dunque misure per una maggior capacità d’intervento. Si suggerisce inoltre un maggior coordinamento tra le istituzioni e le iniziative da esse proposte, anche tramite la condivisione di esiti. Infine si promuove un ampliamento delle fasce di target delle iniziative ed una maggior segmentazione, prestando attenzione a fornire ad ogni target gli strumenti adeguati alle loro esigenze: i ragazzi dovranno essere educati ad un comportamento consapevole e al riconoscimento dei rischi sui devices con cui sono a contatto, mentre i genitori e gli educatori dovranno essere messi in condizione di supportare e guidare i ragazzi nel loro percorso, riconoscendo comportamenti e fenomeni dannosi, anche da parte propria, e affrontandoli in modo adeguato.

Una nuova governance per il coordinamento degli attori istituzionali

Viene rilevato che l’azione degli attori istituzionali non si coordina con quella degli stakeholders, risultando perciò da una parte e dall’altra meno efficace. Propone perciò l’istituzione di un’Unità di coordinamento in materia di tutela dei diritti dei minori online, composta da rappresentanti delle Autorità di regolazione in modo tale da garantire – grazie anche ad una conoscenza ad ampio spettro dei temi in parola – un tempestivo intervento con forme agili di azione, essendo Autorità dotate ciascuna di specifici poteri. Il Tavolo dovrebbe agire monitorando i fenomeni del mondo digitale e, su questa base, da un lato fornire supporto e suggerimenti nell’elaborazione di interventi normativi ed accordi tra privati in materia, dall’altro promuovere iniziative di informazione, il tutto coordinando e mettendo in comunicazione attori pubblici e privati.

>>>Leggi qui la relazione completa<<<

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