“Legal Prompting in aula – Workshop per professionisti legali con esercitazioni pratiche e laboratorio dal vivo” è un format intensivo in presenza, pensato per trasformare l’AI generativa da semplice “curiosità” a strumento operativo quotidiano nello studio legale. L’iniziativa, promossa dal Maggioli AI Lab, si articola in una giornata di lavoro strutturata in due moduli: una sessione mattutina dedicata a fondamenti, workflow e tecniche avanzate, e una sessione pomeridiana focalizzata su sicurezza e compliance.
Indice
1. Cosa troverai in “Legal Prompting in aula”
La prima parte del workshop offre una panoramica orientata all’uso professionale dei principali strumenti oggi più rilevanti per gli avvocati (ChatGPT, Claude, Perplexity, NotebookLM), chiarendo differenze tra piani e criteri di scelta in base all’obiettivo: redazione, ricerca, analisi. Il cuore operativo è il workflow “dall’atto alla comparsa di risposta”, articolato in sei step (anonimizzazione, fascicolo AI, strategia, ricerca, redazione, gestione) e applicato mediante un’esercitazione guidata: qui il partecipante lavora concretamente su una sezione di comparsa, sperimentando come NotebookLM possa supportare la costruzione di un fascicolo digitale e come ChatGPT e Perplexity possano essere integrati in modo ragionato tra strategia e ricerca.
Il programma si chiude con uno dei temi più attuali: agenti e automazioni (dai GPT agli agent, fino a Manus AI), con attenzione a etica, controllo, accesso a dati protetti e accountability. Il pomeriggio, invece, è un laboratorio di consapevolezza tecnica: bias, allucinazioni, prompt injection, tecniche di difesa (prompting difensivo, metaprompt, double prompting), sicurezza informatica e costruzione di una compliance operativa (policy, audit, checklist, template).
2. Punti di forza
Il primo punto di forza è l’impianto “a officina”: non è un corso teorico sul prompting, ma un percorso che alterna spiegazione e messa a terra immediata su casi concreti, con la richiesta esplicita di portare un laptop e lavorare direttamente sugli strumenti. La dimensione laboratoriale è potenziata dal numero chiuso (massimo 25 partecipanti), che consente un’interazione reale con le docenti e un confronto tra professionisti.
Secondo valore distintivo è l’approccio integrato: il workshop non separa tecnica e responsabilità, ma le fa procedere insieme. Le attività su GPT-5, metaprompting e scaffolding vengono affiancate a un modulo robusto su deontologia, privacy, responsabilità professionale e obblighi specifici per i professionisti (con richiami ai doveri fondamentali: competenza, diligenza, segreto, responsabilità). Questo equilibrio è raro nei percorsi formativi sull’AI, spesso polarizzati su “efficienza” o su “rischi”, ma non su entrambe.
Terzo punto di forza: la parte sulla sicurezza non è generica, ma concreta e operativa. Prompt injection, phishing AI-driven, social engineering potenziato, prompt hygiene, validazione degli output: sono temi che impattano direttamente sul quotidiano dello studio e che qui vengono trattati con strumenti e checklist, non solo con avvertenze.
3. Perché seguire questo workshop?
Seguire questo workshop è utile per chi vuole passare dalla fase sperimentale (“provo ChatGPT ogni tanto”) a una fase di adozione strutturata. La promessa formativa non è imparare qualche prompt “efficace”, ma acquisire un metodo: scegliere il tool giusto per lo scopo, costruire un workflow replicabile, delegare attività ripetitive con agenti, verificare gli output con tecniche di validazione, e soprattutto integrare l’AI in modo sicuro e conforme.
Il valore aggiunto è pragmatico: al termine della giornata, il professionista non porta via solo concetti, ma un set di procedure e modelli applicabili (policy, informativa, checklist, piano d’azione in cinque step) e una maggiore capacità di gestire i rischi tipici dei modelli generativi: allucinazioni, bias, omissioni, autorevolezza apparente. È un investimento che incide sia sull’efficienza sia sulla qualità, riducendo errori e rafforzando il controllo umano.
4. Chi dovrebbe seguirlo?
Il workshop è particolarmente indicato per avvocati, praticanti abilitati, consulenti legali d’impresa, compliance officer e professionisti dello studio che vogliono usare l’AI in modo serio, evitando improvvisazione e rischi. È adatto sia a chi parte da una conoscenza “base” degli strumenti, sia a chi li utilizza già ma vuole fare un salto di qualità: workflow, metaprompting, fascicolo digitale e automazioni.
È consigliato anche a chi, in studio o in azienda, ha il compito di definire regole interne: responsabili privacy, referenti IT, coordinatori di team, perché la parte su policy e compliance permette di impostare un’adozione sostenibile e difendibile. Infine, è perfetto per chi desidera confrontarsi dal vivo con colleghi che stanno già sperimentando l’AI nella professione, in un contesto che unisce formazione e networking.
Se l’obiettivo è imparare a “fare di più” con l’AI, ma senza perdere controllo, qualità e responsabilità, “Legal Prompting in aula” è un workshop che parla la lingua della pratica forense e offre strumenti immediatamente spendibili.

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