La tolleranza dell’infedeltà del coniuge esclude la richiesta di addebito della separazione?

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia
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Una coppia di coniugi ha smesso di andare d’accordo da molto tempo.

Con il passare degli anni, i due sono cambiati.

Il marito frequenta da sempre altre donne e si diverte alle spalle della moglie, la quale, nonostante conosca la situazione, continua a tollerare il comportamento del marito perché non vuole mandare alle ortiche il matrimonio rischiando di fare soffrire i loro figli che non hanno nessuna colpa.

A questo proposito, ci si è chiesti se accettando un tradimento si possa chiedere l’addebito della separazione.

Sia il marito sia la moglie sono tenuti al rispetto di una serie di doveri, la quale violazione li autorizza a rivolgersi al giudice per chiedere di attribuire la colpa per la fine del matrimonio a uno dei due.

In simili casi, è sufficiente provare che l’infedeltà coniugale abbia causato la crisi e, di conseguenza, la separazione, però un eventuale atteggiamento di tolleranza da parte del coniuge tradito complica la vicenda.

In questo articolo scriveremo in merito alla questione.

Indice

  1. In che cosa consiste e che cosa comporta il dovere di fedeltà
  2. Che cosa accade se si verifica un tradimento?
  3. Se si accetta un tradimento si può chiedere l’addebito?
  4. In che modo si può dimostrare il tradimento?
  5. In seguito a separazione con addebito che cosa accade?

1. In che cosa consiste e che cosa comporta il dovere di fedeltà

Prima di prendere in considerazione l’argomento principale, proviamo a fare un passo indietro.

Dal matrimonio derivano alcuni doveri coniugali, tra i quali quello della fedeltà reciproca, e questo significa che marito e moglie non devono intrattenere delle relazioni sentimentali, anche esclusivamente sessuali, con altre persone.

L’obbligo di fedeltà non vale per le coppie omosessuali che hanno formalizzato il loro legame attraverso una unione civile.

Per motivi dei quali non si ha conoscenza, due uomini o due donne, in caso di tradimento, non possono andare dal giudice per chiedere l’addebito della separazione e il risarcimento del danno.

2. Che cosa accade se si verifica un tradimento?

La violazione del dovere di fedeltà comporta delle conseguenze molto serie nei confronti del coniuge colpevole di tradimento.

Se lo stesso è la causa dell’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, è possibile chiedere al giudice l’addebito della separazione.

Si chiede di attribuire la colpa per la fine del matrimonio al coniuge che ha tradito.

Una simile situazione produce, a sua volta, un duplice effetto.

Chi subisce l’addebito perde il diritto al mantenimento e all’eredità dell’altro coniuge.

Nonostante questo, si ha lo stesso la possibilità di chiedere gli alimenti, vale a dire,  una somma di denaro sufficiente per il sostentamento.

Chi richiede un simile beneficio economico si deve trovare in uno stato di bisogno, in caso contrario non otterrebbe niente.

Il coniuge tradito può anche chiedere il risarcimento del danno se la violazione dell’obbligo di fedeltà ha offeso il suo onore e la sua reputazione.

Ad esempio, la moglie che, dopo avere scoperto le diverse scappatelle del marito, è costretta a recarsi da uno psicologo o da uno psichiatra per curare la depressione che è stata causata dalla crisi con il coniuge.

3. Se si accetta un tradimento si può chiedere l’addebito?

I paragrafi precedenti attestano che, se il tradimento è la causa principale della fine del matrimonio, è possibile addebitare la separazione al coniuge colpevole.

Per procedere in questo senso, si deve dimostrare al giudice il nesso di causalità, vale a dire che il comportamento contrario ai doveri coniugali ha portato la coppia alla separazione, perché un conto è quando il matrimonio, al momento del tradimento, è in crisi da molto tempo.

Ad esempio, una coppia di coniugi che non hanno più rapporti intimi da anni e a malapena si rivolgono la parola.

Un altro conto è un matrimonio felice che viene rovinato per le varie scappatelle del marito o della moglie.

Esclusivamente in questa ipotesi, l’infedeltà giustifica una richiesta di addebito.

Se però uni dei coniugi dovesse tollerare il tradimento dell’altro, accettando in modo passivo l’adulterio, la richiesta di addebito non è più giustificata.

La Suprema Corte di Cassazione (Cass. ord. 16691/2020 del 05/08/2020) dopo avere ribadito la necessità di accertare il nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, ha precisato che si deve sempre effettuare una valutazione complessiva del comportamento dei coniugi.

Il motivo deriva dal fatto che se uno dei due coniugi dovesse tollerare la violazione del dovere di fedeltà, ad esempio continuando la convivenza per diversi anni, la richiesta di addebito perderebbe qualsiasi ragione di essere.

4. In che modo si può dimostrare il tradimento?

Come scritto in precedenza, chi è stato tradito deve dimostrare la pronuncia di addebito della separazione per infedeltà coniugale.

Le prove possono consistere in documenti, video, testimonianze, fotografie.

In simili casi si consiglia sempre di rivolgersi a un’agenzia di investigazioni, che può effettuare pedinamenti e appostamenti per lunghi periodi.

5. In seguito a separazione con addebito che cosa accade?

Quando il giudice ha pronunciato la separazione con addebito, marito e moglie sono autorizzati a vivere separati.

Se ci dovessero essere dei figli, di solito si concede l’affidamento condiviso con collocamento prevalente presso uno dei due genitori.

La maggior parte delle volte, la moglie resta nella casa coniugale insieme alla prole e il marito si trasferisce in un’altra casa, conservando sempre il diritto di frequentare i figli secondo le modalità e i tempi concordati oppure decisi dal Tribunale.

Questa è una fase transitoria, durante la quale si è ancora sposati, però è possibile violare il dovere di fedeltà.

Esclusivamente durante la separazione legale è consentito al coniuge di avere rapporti sentimentali con altre persone.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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