La nuova Scuola nazionale delle Amministrazioni

Dalla Scuola superiore per la pubblica amministrazione (S.s.p.a.) alla Scuola nazionale delle Amministrazioni (S.n.a.). Nuovi criteri per i concorsi: periodo formativo non inferiore a 6 mesi e possesso della laurea per l’accesso

 

Francesco Maltoni (tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it)

 

Pubblica amministrazione al centro dell’agenda dell’esecutivo. Nell’ultimo Consiglio dei ministri, non è stato approvato solo il regolamento per porre in atto le disposizioni in materia di trasparenza e di legalità nell’impiego delle risorse da parte degli enti statali, ma è stata anche varata la nuova scuola di formazione per il pubblico impiego.
In attuazione di quanto inserito nella spending review dello scorso luglio, rubricata come legge 135/2012, è stato approvato dall’Esecutivo, su proposta del titolare della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi, il regolamento per la nascita di Sna, la neonata Scuola nazionale dell’Amministrazione.
La nuova sigla andrà a soppiantare la Scuola Superiore per la Pubblica amministrazione (S.s.p.a.) e fungerà da anello centrale del sistema di reclutamento unico e di formazione per le pubbliche occupazioni. Dunque, niente accorpamento, ma sostituzione tout court, quantomeno della denominazione.
L’istituto di freschissima nascita andrà a comporre il nuovo meccanismo di training per i futuri impiegati della p.a. assieme all’Istituto diplomatico Mario Toscano, alla Scuola superiore di economia e delle finanze, al Centro di formazione della difesa, alla Scuola superiore di statistica.
A vigilare e indirizzare questi enti, provvederà un comitato di coordinamento ad hoc, con in veste di presidente il capo del governo o un ministro in sua vece, che si confronterà con i rappresentanti dei singoli istituti per pianificare l’attività di formazione e recruiting.
Anche le singole amministrazioni aderenti hanno una scadenza da rispettare: si tratta del 30 giugno, termine entro cui dovranno redigere il piano triennale di formazione per i propri dipendenti.
Vietato rivolgersi ad apporti esterni per iniziativa autonoma: il comitato presieduto dal rappresentante governativo dovrà esprimersi a favore, stabilendo la reale necessità.
E veniamo al capitolo del corso-concorso: servirà un periodo formativo non inferiore ai sei mesi, e il possesso della laurea per l’accesso; sarà riconosciuto un forfait di mille euro anche ai non dipendenti della p.a.; per gli assunti, invece, non ci saranno modifiche di salario.
I criteri di accesso e di esame saranno esplicitati nei bandi di reclutamento, che, a norma di legge, dovranno contenere indicazioni sufficienti a discernere classi di concorso, titoli richiesti, modalità di svolgimento e valutazione elle prove.
Complessivamente, verranno accolti ai corsi-concorso un quinto al di là del numero di posti disponibili, con possibilità di sostenere l’esame finale solo per coloro che abbiano maturato un voto di almeno 80/100esimi.


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