L'audizione del minore nel procedimento di separazione

L’audizione del minore nel procedimento di separazione

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L’Audizione del Minore, disposta dal giudice, è finalizzata a capire l’opinione, il vissuto, le istanze e le esigenze del figlio di una coppia in procinto di separarsi.

La possibilità per il minore di dare la sua opinione, nell’ambito di questioni, diverse da quelle economiche, che lo riguardano da vicino, non è solo uno strumento che consente al giudice di raggiungere una decisione ponderata, ma è anche un diritto per il figlio, che, ai sensi dell’art. 315 bis. cod. civ.,  se ha “compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano”.

Ma cosa si intende per capacità di discernimento del minore?

A questa categoria non corrisponde ancora una definizione univoca nel nostro ordinamento. In via generale la capacità di discernimento si considera acquisita dopo i dodici anni ma non è certo escluso che minori ben più piccoli, anche di sei-otto anni, possano rappresentare validamente la propria idea rispetto al loro mondo affettivo ed al genitore con il quale preferiscono stare più vicini.

Il minore può essere ascoltato secondo le seguenti modalità: ascolto diretto o ascolto indiretto. Per ascolto diretto si intende l’audizione da parte del giudice in udienza, eventualmente, coaudiuvato da un ausiliario esperto. Per ascolto indiretto si intende invece l’ascolto totalmente delegato ad un ausiliario anche nell’ambito di un Consulenza tecnica d’ufficio (CTU).

Lo scopo di questo colloquio è quello di capire cosa pensa il minore di una situazione che lo riguarda particolarmente da vicino, indagando così sulle sue aspirazioni e preferenze, sugli stati d’animo, i legami e di attaccamenti, i disagi, gli affetti, senza trascurare i sentimenti.

Il minore potrà accompagnare e spiegare la propria opinione con il racconto di episodi che sono per lei particolarmente importanti. Il giudice, o in alternativa il consulente, gli chiederà cosa immagina rispetto al futuro, come si potrebbe modificare la sua vita sia in termini di abitudini, sia di relazioni con i genitori, sia con gli ambienti familiari.

Questo ascolto aiuterà senza dubbio il giudice a comprendere quale sia, da parte del minore, la percezione dell’attuale situazione familiare, dal punto di vista cognitivo, emotivo ed affettivo, in modo da raggiungere una decisione che mantenga al centro il principio del best interest of child.

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