Iscrizione nel Registro dei Praticanti e pendenza di giudizio penale

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La sottoposizione a giudizio penale non esclude automaticamente il requisito della condotta “irreprensibile” (già “specchiatissima e illibata”) necessaria per l’iscrizione all’Albo degli Avvocati o al Registro dei Praticanti
Lo ha stabilito il CNF (Pres. Corona, Rel. Pardi) con la sentenza n. 157 del 30.9.2022.

Indice

1. Il Caso

Un dottore in giurisprudenza, imputato in un procedimento penale per i reati pp. e pp. dagli artt. 4 D.Lsg n. 74/2000, art. 476 e 640 c.p., collocabili nell’arco temporale 2006/2011, quando ancora era studente universitario, si è visto respingere la richiesta di iscrizione al Registro dei Praticanti formulata nell’anno 2021 al COA di Roma. Avverso tale decisione ha interposto ricorso innanzi il CNF.

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2. La Sentenza

Il CNF, preso atto della risalenza nel tempo dei fatti sottoposti a vaglio penale e dell’intenzione del ricorrente di rinunciare alla prescrizione al fine di addivenire ad un accertamento nel merito volto ad escludere ogni forma di responsabilità a suo carico, ha ritenuto di accogliere il ricorso sulla base del principio secondo il quale il COA deve valutare la sussistenza del requisito della condotta specchiatissima ed illibata in modo autonomo ed indipendente anche rispetto all’esito dell’eventuale procedimento penale che possa aver coinvolto l’interessato.
In particolare, il CNF ha affermato che se la condanna penale non inibisce in modo automatico l’iscrizione, specie se relativa ad una condotta occasionale, risalente nel tempo e inidonea ad incidere attualmente sull’affidabilità del soggetto che aspira a svolgere la professione forense, a maggior ragione non può esserlo la semplice pendenza di un procedimento penale.
Tra l’altro, prosegue il CNF, un’interpretazione dell’art. 17 del R.D.L. n. 1578/33 (ora art. 17 L n. 247/2012) rispettosa dell’art. 27 c. 2 Cost. non può che consentire al soggetto richiedente la possibilità di dimostrare, nel corso della pratica forense, che egli è in possesso delle qualità necessarie per esercitare con decoro la professione.
Dunque, tenuto conto della risalenza nel tempo dei fatti, della rinuncia alla prescrizione nel corso del giudizio penale, della “presunzione di innocenza” sancita dall’art. 27 Cost. e dell’assenza di elementi idonei a formulare un giudizio prognostico sfavorevole sulla capacità del ricorrente di esercitare la professione forense con onore, dignità e decoro, ha accolto il ricorso e, per effetto, ne ha disposto l’iscrizione nel Registro dei Praticanti.

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Vincenza Fabrizio

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