Intercettazione: cosa cambia con la riforma?

Redazione 09/09/20
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Sulla Gazzetta Ufficiale n. 305 del 31 dicembre è stato pubblicato il decreto-legge 30 dicembre 2019 n. 161, recante “Modifiche urgenti alla disciplina delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni” .

Il decreto-legge introduce rilevanti modifiche alle norme del codice di procedura penale riguardanti le modalità di esecuzione delle intercettazioni e di conservazione della relativa documentazione. Vediamo più da vicino quali sono le principali novità.

Proroga della riforma al 1° settembre 2020

L’entrata in vigore delle nuove disposizioni, e di quelle riformate dal d.lgs. n. 216/2017, è prorogata al 1° settembre 2020; per le indagini in corso restano valide le regole attualmente in vigore, mentre le nuove disposizioni previste dal decreto-legge si applicheranno alle iscrizioni di reato successive al 31 agosto 2020.

La riforma delle intercettazioni dopo aver incassato la fiducia di Camera e Senato lo scorso febbraio si appresta ad entrare in vigore. Tante le novità apportate:l’ampliamento delle funzioni dei pm  e l’utilizzo dei trojan, potenziando anche i poteri degli avvocati.

Tuttavia non mancano le critiche specie sotto il profilo della tutela della privacy. Ciò perché, tra le altre cose, la riforma prevede la creazione di un archivio digitale con le comunicazioni telefoniche, i video e ogni altro elemento a disposizione della Procura e sotto la diretta vigilanza dei pm che però contestano la mancanza di strumenti tecnici adeguati a salvaguardare i dati sensibili.

Il riversamento dei dati nell’archivio digitale, dunque, è il tema centrale e più controverso. Ma vi sono altre “zone d’ombra”: l’utilizzo del materiale intercettato per procedimenti diversi da quelli per i quali è stato raccolto. Questa pratica è vietata tranne che in due ipotesi che sono l’arresto in flagranza di reato e quando si sarebbe potuto procedere a prescindere dal materiale ascoltato.

Qui di seguito tutte le novità della riforma per pm e avvocati difensori.

Intercettazioni: cosa cambia?

Il ddl sulle intercettazioni va a modificare la legge Orlando entrata in vigore durante il Governo Gentiloni e si applicherà alle fattispecie iscritte nel registro dei reati a partire dal 29 febbraio 2020.

La novità più rilevante riguarda l’incremento delle funzioni del pubblico ministero. Spetterà ai pm – e non più alla polizia giudiziaria – determinare e scegliere cosa è rilevante per le indagini e cosa non lo è. Inoltre la riforma dà impulso alla digitalizzazione del procedimento: tutti gli atti relativi al materiale intercettato dovranno essere depositati in via telematica, in un deposito digitale creato ad hoc presso la Procura della Repubblica. Nel registro verranno annotate anche data, ora e durata delle eventuali consultazioni del materiale raccolto. Tuttavia diversi magistrati ritengono che manchino strumenti tecnici, fondi e spazi per poter implementare e gestire l’archivio con tutte le informazioni in formato digitale.

Altro aspetto di grande rilievo è il potenziamento del ruolo degli avvocati difensori: costoro potranno prendere visione dei fascicoli, ascoltare le conversazioni ed estrarre copia senza i limiti della legge Orlando; sarà possibile anche eseguire trasposizioni del materiale intercettato su altri supporti.

La riforma prevede l’utilizzo di trojan – ovvero dei virus-spia – per le indagini sui reati con pena detentiva superiore a 5 anni commessi da pubblici ufficiali e incaricati di un pubblico servizio.

Cambiano anche le disposizioni riguardo i giornalisti che pubblicano intercettazioni o parti di esse: non sarà più considerato violazione del segreto d’ufficio.

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Nuovo formulario annotato dell’esecuzione penale

Con il presente formulario, aggiornato ai decreti legislativi nn. 121 (“Disciplina dell’esecuzione delle pene nei confronti dei condannati minorenni, in attuazione della delega di cui all’articolo 1, commi 81, 83 e 85, lettera p), della legge 23 giugno 2017, n. 103”), 123 (“Riforma dell’ordinamento penitenziario, in attuazione della delega di cui all’articolo 1, commi 82, 83 e 85, lettere a), d), i), l), m), o), r), t) e u), della legge 23 giugno 2017, n. 103”) e 124 (“Riforma dell’ordinamento penitenziario in materia di vita detentiva e lavoro penitenziario, in attuazione della delega di cui all’articolo 1, commi 82, 83 e 85, lettere g), h) e r), della legge 23 giugno 2017, n. 103”) del 2 ottobre 2018, gli autori perseguono l’obiettivo di guidare l’operatore del diritto penale verso la conoscenza dei vari istituti che caratterizzano la fase dell’esecuzione penale di una sentenza di condanna divenuta irrevocabile attraverso un testo che si caratterizza per la sua finalità estremamente pratica e operativa, ma anche per la sua struttura snella che ne consente un’agevole e mirata consultazione.Il formulario rappresenta, così, un valido strumento operativo di ausilio per l’avvocato penalista, mettendo a sua disposizione tutti gli schemi degli atti difensivi rilevanti nella fase dell’esecuzione penale, contestualizzati con il relativo quadro normativo di riferimento, spesso connotato da un elevato tecnicismo, e corredati sia da annotazioni dirette ad inquadrare sistematicamente l’istituto processuale sotteso e ad evidenziare i punti salienti di ogni questione problematica, sia da riferimenti agli orientamenti giurisprudenziali più significativi e da opportuni suggerimenti per una più rapida e completa redazione dell’atto difensivo.L’opera è anche corredata da un’utilissima appendice, contenente schemi riepilogativi e alcuni riferimenti normativi in grado di agevolare ulteriormente l’attività del professionista.Valerio de GioiaConseguita la laurea con lode all’età di 22 anni, ha superato gli orali dell’esame di avvocato e del concorso in magistratura poco dopo aver compiuto i 25 anni. Giudice penale del Tribunale di Roma, già giudice civile, dell’esecuzione e del lavoro e referente distrettuale per la formazione decentrata – Scuola Superiore della Magistratura, attualmente è coordinatore dei Corsi per la preparazione al concorso in Magistratura e all’esame di Avvocato presso l’Istituto Regionale di Studi Giuridici del Lazio “Arturo Carlo Jemolo”. Autore di oltre 200 pubblicazioni – tra monografie, opere collettanee e articoli su riviste scientifiche – è il curatore di numerose collane. Ha partecipato, nella qualità di relatore, a convegni nazionali e internazionali.Paolo Emilio De SimoneMagistrato dal 1998, dal 2006 è in servizio presso la prima sezione penale del Tribunale di Roma; in precedenza ha svolto le sue funzioni presso il Tribunale di Castrovillari, presso la Corte di Appello di Catanzaro, nonché presso il Tribunale del Riesame di Roma. Nel biennio 2007/2008 è stato anche componente del Collegio per i reati ministeriali presso il Tribunale di Roma previsto dalla legge costituzionale n. 1/1989. Dal 2016 è inserito nell’albo dei docenti della Scuola Superiore della Magistratura, ed è stato nominato componente titolare della Commissione per gli Esami di Avvocato presso la Corte di Appello di Roma per le sessioni 2009 e 2016. È autore di numerose pubblicazioni, sia in materia penale che civile, per diverse case editrici.

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