Il nuovo rito specialissimo nei contratti pubblici: cosa cambierà?

Il nuovo rito specialissimo nei contratti pubblici: cosa cambierà?

Redazione

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L’obiettivo di totale omogeneizzazione dei riti speciali non è compiutamente realizzato. Lo stesso articolo 119, infatti, “deve” rinviare alle ulteriori regole racchiuse nell’articolo 120, per quanto riguarda il rito “specialissimo”, in materia di contratti pubblici, in vigore dal 27 aprile 2010, per effetto del decreto legislativo n. 53/2010 (9). La circostanza potrebbe apparire singolare, perché proprio l’ambito in cui il rito speciale aveva assunto la maggiore rilevanza quantitativa e qualitativa sembra svuotarsi quasi completamente di contenuto.

Il presente contributo è tratto

Il contenzioso su appalti e contratti pubblici

Il contenzioso su appalti e contratti pubblici

Elio Guarnaccia, 2019, Maggioli Editore

Il testo intende fornire un quadro completo di tutti i rimedi, giurisdizionali e non, alle controversie nascenti in materia di appalti pubblici, sia nel corso di svolgimento della procedura di gara e fino all’aggiudicazione, sia nella successiva fase di esecuzione del contratto di appalto....



Il rito dei contratti pubblici

In questa parte, la scelta del codice (largamente vincolata dalla delega e dalla nuova disciplina, anche di derivazione comunitaria, portata dal decreto n. 53/2010) rappresenta, all’evidenza, una soluzione di compromesso tra due idee contrapposte: l’una volta a riportare anche il rito dei contratti pubblici all’interno di un unico schema processuale comune “abbreviato”; l’altra diretta a segnare, accentuandola, la separazione massima fra i due processi speciali (voluta già dal decreto legislativo n. 163/2006 e portata al grado estremo con il decreto legislativo n. 53/2010). nella versione finale, l’articolo 120 rappresenta una ipotesi per così dire “superspeciale” (o a “doppia specialità”) del rito descritto dall’articolo 119. Lo stesso articolo 120, poi, a sua volta, richiama l’articolo 119, rendendo evidente che, per queste controversie, si realizza una duplice deroga, dapprima al rito ordinario e, poi, anche al rito speciale “comune”. Ma deve ritenersi pienamente operante, come è ovvio, anche la regola generale del “rinvio interno”, prevista dall’articolo 39, secondo cui tutti i processi speciali sono, comunque, pienamente assoggettati al rito ordinario, tranne che per le deroghe espressamente previste.

Tale formula non è affatto scontata e indica l’intento di ridurre i movimenti centrifughi che potrebbero avviare i processi speciali. Anche l’opzione “compromissoria” preferita in questa parte dal codice, seppure rappresenti il massimo equilibrio ipotizzabile, propone delicati interrogativi. Nell’impianto del codice, le differenze rimaste tra i due riti speciali, previsti, rispettivamente, dall’articolo 119 e 120, sono ormai davvero circoscritte sul piano strettamente formale e, con riguardo ai contenuti sostanziali, all’esito di un esame più accurato anche degli effettivi riflessi pratici, sembrano piuttosto modeste.

Le novità

In particolare, nell’articolo 120 emergono questi dati distintivi: – il termine per la notifica del ricorso è di trenta giorni, anziché sessanta; – gli atti connessi vanno impugnati, a pena di inammissibilità, nello stesso giudizio; – il merito va trattato “con assoluta priorità”; – la pubblicazione del dispositivo è sempre obbligatoria in primo grado (anziché “soggetta alla richiesta di parte”); – la sentenza è – ma solo ordinariamente – redatta in forma semplificata; quest’ultima previsione, peraltro, sembra poco significativa, a fronte della regola generale, contenuta, nell’articolo 3, comma 2, del codice, in forza della quale “il giudice e le parti redigono gli atti in maniera chiara e sintetica”; – non è ammesso il ricorso straordinario al Capo dello Stato. In sede di adozione dei decreti correttivi del codice, il punto richiederà senz’altro un’attenta riflessione, sia sul piano strettamente “tecnico” sia sul piano per così dire “ideologico”. Partendo da questo profilo, andrebbe chiarito, una volta per tutte, se le controversie in materia di contratti pubblici siano davvero le uniche da considerarsi in cima ad una virtuale graduatoria di “importanza” del contenzioso, meritando vari “privilegi”, a scapito di tutti gli altri giudizi. Andrebbe stabilito, poi, se sia proficuo stabilire una “gerarchia” così “dettagliata” tra settori sensibili (art. 119), supersensibili (art. 120), superipersensibili (articolo 126: infrastrutture del quadro strategico nazionale), che dovrebbe condizionare la sola crescente “velocità” del processo.

L’impressione è che la creazione di questa “classifica” prescinda da una serena ed oggettiva valutazione delle caratteristiche qualitative e quantitative del contenzioso, inserendo anche delle “rigidità” eccessive. Vero è che, in concreto, i titolari degli uffici giudiziari amministrativi potranno esercitare un saggio potere correttivo, valutando l’urgenza effettiva delle singole controversie. Ma, a stretto rigore, anche la controversia riguardante un piccolo appalto di modesto valore dovrebbe trattarsi con priorità assoluta rispetto al processo concernente importanti provvedimenti. Sembra che, talvolta, il legislatore abbia considerato la previsione di regole processuali speciali come la necessaria sottolineatura della rilevanza della disciplina sostanziale introdotta: una sorta di “sigillo di qualità”, di cui diventa difficile fare a meno.

Da qui la “corsa”, negli ultimi anni, al rito speciale comune o a giudizi speciali ancora più particolari. Potrebbe rallentare questa tendenza la previsione di oneri contributivi più elevati per questi tipi di giudizi. Sotto il profilo strettamente tecnico, ci si potrebbe chiedere se, in ultima analisi, non sia possibile, in prospettiva, uniformare definitivamente le regole di cui agli articoli 119 e 120. non vi sono argomenti irresistibili per giustificare le residue differenze di rito tra i due campi ed infatti: a) quanto al termine per la notificazione del ricorso: se determinati ambiti sono considerati “sensibili”, e meritevoli di accelerazione, la riduzione a trenta giorni appare sempre pienamente giustificata (come ha già sottolineato la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 427/1997) in tutte le ipotesi considerate e non solo nel settore dei contratti; b) l’esigenza di concentrazione dei giudizi deve valere per tutte le materie “accelerate”: quindi l’onere di utilizzare lo strumento dei motivi aggiunti per l’impugnazione degli atti connessi dovrebbe estendersi anche all’articolo 119 (anzi sarebbe auspicabile la generalizzazione di tale principio). Parimenti, se tutte le materie del 119 sono velocizzate, dovrebbe valere anche per esse la regola della “assoluta priorità” nella trattazione del merito. Poco convincente è la complicata differenziazione del regime di pubblicazione del dispositivo, in un caso sempre obbligatoria, nell’altro soggetta alla richiesta di parte.

L’accelerazione della formazione della decisione, poi, dovrebbe condurre, anche nell’articolo 119, a prevedere la redazione della sentenza “in forma semplificata”. Quanto all’esclusione del ricorso straordinario, contemplata solo per le materie dell’articolo 120, sembra ragionevole ipotizzare che essa possa prevedersi in tutti i casi di rimedi processuali “esclusivi”, come appare quello dell’articolo 119, per tutti i settori “sensibili”.

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