Il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici

di Armando Pellegrino
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Indice:

  1. La riscrittura dell’articolo 54 del decreto legislativo del 30 marzo 2001, n. 165
  2. Gli obiettivi e i principi del nuovo Codice di comportamento
  3. I doveri delle singole amministrazioni
  4. Volume consigliato

1 La riscrittura dell’articolo 54 del decreto legislativo del 30 marzo 2001, n. 165

A seguito dell’emanazione della legge del 6 novembre 2012, n. 190, anche i Codici di comportamento sono divenuti un pilastro nella strategia di prevenzione del fenomeno corruttivo. I Codici di comportamento costituiscono, infatti, una delle misure generali su cui si è maggiormente concentrato il legislatore, attribuendogli un’efficacia obbligatoria[1]. Nel sistema previgente e, pertanto, all’articolo 54 del decreto legislativo del 20 marzo 2001, n. 165, era previsto un unico codice nazionale. Con il Decreto del Presidente della Repubblica del 16 aprile 2013, n. 62, viene approvato il nuovo Codice di comportamento dei dipendenti pubblici, un regolamento generale che rappresenta un rafforzamento dell’imparzialità soggettiva dei dipendenti pubblici[2], le cui disposizioni sono integrate nei Codici di comportamento di ogni singola amministrazione. Il Codice di comportamento ha quindi un livello nazionale che ha natura regolamentare e definisce i doveri minimi di buona condotta che i dipendenti pubblici e gli altri soggetti destinatari sono tenuti a rispettare, mentre ogni singola amministrazione è tenuta a adottare un proprio Codice che è un atto unilaterale che ha natura pubblicistica e viene predisposto in base al contesto di riferimento dell’amministrazione stessa[3].

2 Gli obiettivi e i principi del nuovo Codice di comportamento

Tra gli obiettivi del Codice di comportamento, possiamo individuare l’imposizione di comportamenti che sono atti a prevenire il compimento di illeciti, nonché di svolgere le proprie mansioni nel rispetto della legge, al fine di anteporre l’interesse pubblico a quello privato[4]. Inoltre, si sottolinea l’esigenza del rispetto dei doveri costituzionali, nonché il servizio esclusivo alla Nazione e la cura dell’interesse pubblico. Viene prevista, inoltre, una specifica sezione dedicata ai dirigenti, nonché il divieto di chiedere o di accettare, a qualsiasi titolo, compensi, regali o altre utilità in connessione con il proprio rapporto di lavoro o le funzioni affidate. È evidente per cui come il Codice sia uno degli strumenti più importanti al fine di prevenire e contrastare i fenomeni di corruttela nella pubblica amministrazione e definisce una regolamentazione del comportamento a cui i dipendenti pubblici devono attenersi, al fine di indirizzare l’azione amministrativa nel rispetto dei principi costituzionali di imparzialità e buon andamento, assolvendo le proprie funzioni con disciplina e onore[5]. Tra gli altri principi generali previsti dal Codice, oltre ai principi costituzionali, viene disposto che il dipendente debba rispettare altresì i principi di integrità, correttezza, buona fede, proporzionalità, obiettività, trasparenza, equità, ragionevolezza e indipendenza, astenendosi in caso di conflitti di interessi, anche solo se potenziale[6].

3 I doveri delle singole amministrazioni

Le singole amministrazioni sono chiamate a definire un proprio Codice di comportamento che integri e specifichi il Codice nazionale. Sull’applicazione di tale Codice di secondo livello devono vigilare i dirigenti, le strutture di controllo e gli uffici di disciplina.

Le amministrazioni sono obbligate alla pubblicazione del Codice sul proprio sito istituzionale, dandone la massima diffusione, nonché a consegnarne copia e a farla sottoscrivere ai nuovi assunti, contestualmente alla sottoscrizione del contratto individuale di lavoro, o all’atto di conferimento dell’incarico[7].

Dal Codice di comportamento ci si attende la definizione di doveri più specifici, dando importanza al sistema di prevenzione della corruzione, essendo tale strumento uno dei pilastri voluti dal legislatore. Inoltre, i Codici di comportamento perseguono la finalità del rafforzamento dei principi costituzionali, definendo comportamenti attesi nell’ambito della propria specifica realtà[8]. Il Codice di ogni singola amministrazione, per cui, ha il compito di salvaguardare i doveri individuati nell’ordinamento nazionale.

Dal punto di vista dell’ambito soggettivo di applicazione, sono tenuti al rispetto delle disposizioni del Codice di comportamento non solo i dipendenti dell’amministrazione, ma anche tutti i collaboratori o consulenti, nonché i collaboratori a qualsiasi titolo delle imprese fornitrici[9]. Fondamentale, inoltre, considerare che tale codice si applica anche al personale in regime di diritto pubblico, nello specifico le disposizioni ivi previste costituiscono principi di comportamento per tale personale e, inoltre, tale previsione risulta importante perché alcune amministrazioni sono dotate sia personale privatizzato che personale in regime di diritto pubblico si pensi, a titolo esemplificativo, alle università.

Inoltre, viene prevista una disposizione specifica proprio al fine di prevenire la corruzione che richiede che il dipendente deve rispettare le prescrizioni contenute nel PTPCT e prestare la sua collaborazione al RPCT[10], nonché segnala al proprio superiore gerarchico eventuali situazioni di illecito nell’amministrazione di cui sia venuto a conoscenza[11].

Dal punto di vista delle conseguenze dovute alla violazione dei doveri definiti nel Codice di comportamento[12], è bene sottolineare che tale violazione integra comportamenti contrari ai doveri di ufficio e dà luogo a responsabilità penale, civile, amministrativa o contabile, nonché disciplinare.

Volume consigliato

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Questo contributo, sulla base di un taglio operativo, parte da un’analisi dei contenuti del codice generale, per offrire, successivamente, spunti utili all’elaborazione di un codice di amministrazione.

Il capitolo 1 è dedicato all’approfondimento dei principi generali, anche alla luce delle linee guida Anac 2020.
Il capitolo 2 offre un’interpretazione degli articoli del codice generale resa necessaria in quanto, senza una piena comprensione dei contenuti di quest’ultimo, non è possibile procedere alla corretta redazione di un codice di amministrazione.
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L’appendice contiene una proposta di codice di amministrazione, allo scopo di dare un ausilio pratico in sede di adeguamento dei codici. Detto modello, seppur rivolto principalmente ai comuni, può costituire un’utile base anche per gli altri enti tenuti all’adozione del codice. Vedi il prodotto sullo shop

 

Note

[1] Bioletto M., Codici di comportamento e codici etici, in Manuale dell’anticorruzione e della trasparenza (a cura di) Contessa C., Ubaldi A., Piacenza, La Tribuna, 2021, 183 ss.

[2] Marra A., L’amministrazione imparziale, Torino, Giappichelli, 2018.

[3] Carloni E., I codici di comportamento, www.lavoropubblicheamministrazioni.it, 2018.

[4] Pedaci A., Il lavoro alle dipendenze della Pubblica Amministrazione, Napoli, Edizione Simone, 2019.

[5] Pedaci A., Il lavoro alle dipendenze della Pubblica Amministrazione, Napoli, Edizione Simone, 2019.

[6] Citati nell’articolo 3 del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici.

[7] Articolo 17 del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici.

[8] Bioletto M., Codici di comportamento e codici etici, in Manuale dell’anticorruzione e della trasparenza (a cura di) Contessa C., Ubaldi A., Piacenza, La Tribuna, 2021, 183 ss.

[9] Articolo 2 del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici.

[10] Articolo 8 del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici.

[11] Pedaci A., Il lavoro alle dipendenze della Pubblica Amministrazione, Napoli, Edizione Simone, 2019.

[12] Articolo 16 del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici.

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